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Una storia di Raffaele

3

L'uomo delle pannocchie

Cronache Vesuviane

Pubblicato il 06 luglio 2017

Gira per la città con il suo Apecar. Nel cassonetto, un calderone fumante di pannocchie. La sua voce, una cacofonia incomprensibile di vocali e qualche consonante.

Esterno, strada comunale, voce al megafono:

“AeEIammm, VENITIII…AeEESPIGHETTTTT….”.

Il sottofondo musicale è folkloristico.

Esterno, incrocio comunale, voce al megafono:

“Uè, mammà, je me voglio ammarità!” (Ehi mamma, io mi voglio sposare!).

C'è chi conosce il suo nome, ma non serve. Come un pifferaio magico attira a sé stuoli di bambini con mamme o stralunati papà. Il suo volto, apparentemente austero, dona sorrisi ai provinciali che non si scottano al sole di questa estate. Pochi centesimi, valgono una cena.

Inutile rincorrere tuo figlio per dargli da mangiare: è estate, chi la sente?

In bici con i cugini, a rincorrere il gatto della zia, ad ascoltare i pettegolezzi delle comari.

Interno, casa privata, madre:

“Mangia, altrimenti non diventi grande e forte come papà!”.

Interno, casa privata, figlio:

“Ma papà, le mangia le spighe?”.

Qualche volta sì, qualche volta no.

Il fatto è che papà, per colpa di mamma, è preso da una favola vecchia e ammaliante.

C’è infatti una strega cattiva di nome Francisca Montenegro che tutte le sere, più o meno verso quest'ora, tormenta dei poveri contadini di un ormai famoso villaggio della Spagna del secolo scorso. Non c’è abitante di Puente Viejo che non abbia passato un guaio!

Se non è colpa della strega, tuttavia, un Segreto certamente semina discordia.

E questa è maggiore quando chill’ rè spogn’ (L’uomo delle pannocchie) impunemente e puntualmente ti passa sotto casa proprio tutte le sere, più o meno verso quell'ora.

Esterno, strada comunale, voce al megafono:

“Uè, mammà, je me voglio ammarità!” (Ehi mamma, io mi voglio sposare!).

E non ci capisci più una pannocchia!

Chi è veramente chill’ rè spogn’ (L’uomo delle pannocchie)?

Facile: El secreto de Puente Viejo!

La sua malia attira i bambini per confondere le madri e intrigare i padri, cosicché, il Segreto sempre tale rimarrà!

Interno, casa privata, madre:

“Mangia, altrimenti non diventi grande e forte come papà!”.

Interno, casa privata, figlio:

“Ma papà, le mangia le spighe?”.

Interno, casa privata, madre:

“Zitto, che Donna Francisca sta parlando!”.

Interno, casa privata, figlio:

“Che dice?”.

Esterno, strada comunale, voce al megafono:

“Uè, mammà, je me voglio ammarità!” (Ehi mamma, io mi voglio sposare!).

Interno, casa privata, figlio:

“Ma chi è?”.

Interno, casa privata, madre – decisamente contrariata:

“Chill’ rè spogn’!”.

Esterno, incrocio comunale, voce al megafono:

“Poropò, po’, po! Poropò, po’, po’! Uè, mammà, je me voglio ammarità!” (Poropò, po’, po! Poropò, po’, po’! Ehi mamma, io mi voglio sposare!).

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