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Una storia di Antonio96

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Essenziale 2049

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Essenziale 2049

Vita in formato digitale

Pubblicato il 25 novembre 2017

Inizia un’altra giornata, come sempre non ho tempo per fare colazione, Victor, con disarmante precisione, mi segnala che sono le 7 e 30 ed ho pochi minuti per prepararmi e recarmi alla fermata del bus per il riconoscimento facciale, il mio pass per il posto B in terza fila, occupata da tutti quelli, che come me,lavorano nell’azienda “Upgrade Company”...e si Victor è un robot!

Appena salito sul bus, mi accomodo al solito posto, saluto i colleghi e subito il mio smartphone, con una forte vibrazione, mi fa notare che la signorina seduta all’ultima fila ha appena dato un bel 3 al mio abbigliamento , un pantalone nero e una giacca poco elegante dello stesso colore. Ma ecco subito un’altra notifica, la signora in prima fila controbatte e dà un bel 7 al mio look, da un lato sono sollevato, ma dall’altro sto perdendo sempre di più la speranza di un mondo che si può toccare con mano, in cui esprimere un sentimento, un’emozione non vuol dire per forza prendere un dispositivo tecnologico e votare a caso persone che neanche si conoscono. Eppure siamo arrivati a questo punto, non più sguardi che si intrecciano, mani che si sfiorano, ma apparecchi che vibrano, suonano e risuonano. Nonostante il mio disappunto la giornata deve andare avanti, forse non ho neanche tempo per pensare troppo, la mia fermata è arrivata, appena sceso, ecco l’assistente virtuale che con la sua voce diretta senza affanni, pause ed esclamazioni mi dà il benvenuto e mi svela velocemente il programma del giorno.

L’azienda per la quale lavoro si occupa di trovare sempre nuovi aggiornamenti, nuovi dispositivi e applicazioni che permettano all’uomo di soddisfarre il proprio bisogno di perfezione, di materialità. La nostra ultima invenzione è stata quella delle pareti di casa che collegate agli impianti di riscaldamento assumono le sfumature, le temperature e i contorni del posto che si desidera, dal caldo dei Caraibi al freddo e all’area natalizia di New York.

Oggi il lavoro consiste proprio nel migliorare alcuni aspetti di quest’ultima invenzione, le persone lamentano il fatto che non tutti i posti in cui si desidera andare sono disponibili, ma non vi stanco con questi tecnicismi mi limito a raccontare quello che ormai accade da 1-2 anni ogni giorno. Arrivati ad ora di pranzo tutti noi lavoratori ci rechiamo alla mensa, fatta di grandi tavoli rotondi, muniti di Ipad pronti a ricevere il nostro ordine. Ho voglia di un bel pollo arrosto, ma nella mia frenesia clicco l’opzione che precede la mia, una cotoletta di manzo, ed è ormai troppo tardi per tornare indietro l’ordine è già arrivato a destinazione. Dopo qualche minuto il robot-cameriere arriva ed è pronto a servirci, non ha bisogno di chiedere di chi fosse un determinato pasto, sa perfettamente chi ha ordinato cosa. Dopo aver mangiato si torna al lavoro, ognuno nel suo ufficio, camere vicine, ma per segnalare una nuova idea o una risoluzione ad un problema, bisogna far partire la nuova super videochiamata, ed ecco che non appena il capo risponde la nostra proiezione sarà perfettamente riprodotta e veicolata dal computer di ultimissima generazione.

Dopo aver messo su qualche idea da presentare alla direzione, l’assistente virtuale, con la stessa identica voce della mattina, mi dice che sono le 8 ed è tempo di recarsi alla fermata del bus. Senza perder tempo mi reco alla fermata e come ogni giorno torno a casa, senza aver avuto una vera e propria forma di contatto diretta con qualche altro essere umano. Arrivato alla porta di casa intravedo la vicina che torna dopo aver fatto la spesa, ho ancora la speranza di uno scambio reale, fatto di parole e contatti veri, ma questa speranza viene subito annullata dal telefono che vibra, questa volta mi segnala una mano che saluta e un buffo orsacchiotto che dice buonanotte, arreso non posso fare altro che ricambiare ed entrare nella mia abitazione.

Appena entrato, guardo la mia nuova libreria virtuale, proiettata all’interno di un finto scaffale, basta pronunciare con la propria voce il titolo del libro e quest’ultimo compare sullo schermo del computer nel salotto, una bella invenzione, ma questa sera decido di tornare alle origini e mi reco velocemente in cantina. E si proprio la cantina, l’unico luogo situato lontano dal nuovo mondo, ho lasciato tutto come era una volta, dai grandi armadi di legno, alla vecchia scrivania della mia cameretta. Senza indugiare molto, mi dirigo alla vecchia libreria, vera, intatta e inizio a dare uno sguardo ai vecchi libri di carta, quelli che profumano ancora di stampa. Mentre leggo alcuni titoli, la mia vista si sofferma improvvisamente su un libro che parla proprio dell’essenziale, di ciò che davvero è importante , “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupery, lo afferro subito tra le mie mani e lo porto con me in salotto. Una volta sdraiatomi sul grande divano rosso fuoco, mi immergo nella lettura di questo capolavoro e proprio come la prima volta vengo trasportato in un’altra dimensione, che mi porta a riflettere molto sul fatto che oggi abbiamo ormai perso la cosa più importante in questa vita, quella di guardare tutto ciò che ci circonda con il cuore, di non fermarci alle apparenze, di non dare tutto per scontato e non ridurre la realtà ad una semplice invenzione tecnologica. Si è fatto ormai tardi, una nuova giornata sta per iniziare ed è ora di andare a letto, come ho già detto non abbiamo più neanche il tempo di pensare troppo…

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