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Una storia di MarthaBartalini

Quanta vita sta dentro una vita

Una riflessione sulla memoria e sul senso del tempo

Pubblicato il 14 dicembre 2017 in Altro

Tags: foto ricordi storie

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In questi giorni, per questioni di lavoro, mi sono imbattuta in una serie di ricordi di una cliente. Una persona anziana, che ha condiviso con me e i miei colleghi alcune vecchie foto. Immagini bellissime, impresse nel fascino delle stampe in bianco e nero. Sono rimasta colpita. Ma non era solo una questione estetica. C’era di più. Di scatti simili per quantità d’anni e aloni color seppia ne avevo visti tanti: quelli di mia nonna quando faceva la mondina e sorrideva coi piedi ammollo nelle risaie; quelli di mia mamma con i boccoli, in mezzo alle sue sorelle, con in braccio l’ultimo nato di casa; quelli di mio padre che non sembrava neanche lui con quel ricciolo-banana che aveva in testa. Allora cos’era: cosa c’era di diverso in quelle foto?

Io che le guardavo. Sarà per l’avvenuto passaggio degli -anta o perché la distanza emotiva da quelli scatti mi permetteva una diversa messa a fuoco, fatto sta che mi è venuto da pensare a quanta vita ci sta dentro una vita. Tanta, tantissima, un’enormità! Ma quanta ne riusciamo davvero a trattenere? E questo tentativo, quanto ha a che fare col modo in cui ci rapportiamo ai nostri tempi tanto liquidi e incerti? Domandone...

Sempre più spesso, cerchiamo di immortalare istanti del flusso in cui siamo tutti più o meno immersi: quello che mangiamo, se piove o c’è il sole, la nebbia, la neve, una nuvola diversa dalle altre, un cielo senza nuvole, o grigio, azzurro, bianco immacolato, un libro, un tramonto, stanze di casa, lavoro, sport, vestiti, tagli di capelli, unghie, selfie, viaggi, amici a quattro zampe e bambini come se piovesse... E le nostre giornate scorrono fra fiumi di immagini. Dentro e fuori dal web. E se le scattiamo, un motivo c’è. C’è che c’è il bisogno di fissare qualcosa non solo per ricordarlo ma per ricordarci chi siamo.

«Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – sì, io immagino che sia nella testa – ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po' come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l'archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l'aria, cambiare l'acqua ai fiori». Murakami Haruki, “Kafka sulla spiaggia”

La sensazione è che se la nostra biblioteca interiore diventa troppo affollata, si rischi di perdere il senso dei ricordi. Perché se tutto è importante, nulla è importante. Una volta era diverso? Forse sì. Se non altro per il fatto che non esisteva l’imbarazzo di dover far selezione fra i supporti dei nostri ricordi. Cosa che invece è indispensabile fare adesso. Perché se, come scrive Morandini “le storie vere hanno questo incolmabile vantaggio sulla finzione: si sfilacciano, si impantanano, possono perdere di ritmo e di nerbo, finiscono sempre dove nessun corso di scrittura farebbe mai finire una storia d’invenzione”, la storia della nostra vita esige di trovare i suoi snodi narrativi per potersi capire e tracciare il suo arco. Un po’ come nelle storie...

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