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Una storia di LuigiMaiello

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A cosa stai pensando? A domani.

Tra sogno e storie, nostalgia e intelligenza artificiale.

Pubblicato il 16 novembre 2017

Negli ultimi tempi, vivo una situazione che credo comune a molte persone.

Ve la racconto come si fa con i sogni.

Sono a una festa con alcuni amici e altre persone che non conosco. L’incaricato della musica, che è sempre quello più aggiornato sulle novità, inserisce la sua playlist, ma, dopo poche canzoni, tutti smettono di ballare e si lamentano perché non le conoscono. Allora lui si sposta e fa spazio al secondo esperto, quello che ama le canzoni più commerciali, tipiche delle serate di Umberto Smaila e Jerry Calà. Le persone ballano e sono felici, ricordando i bei tempi andati sulle note di: “Noi siamo figli delle stelle. Figli della notte che ci gira intorno”, “non succederà più, che torno alle tre”.

Io spesso sto al bancone del bar a bere un Negroni (se ci sono il Campari e un buon gin).

Poi si avvicina qualcuno, che mi invita a ballare.

Vi ho raccontato una storia (che non è ancora finita), perché le storie sono più facili da ricordare e più divertenti da leggere.

Ho usato questo stratagemma per parlarvi della nostalgia, quella che ci prende quando pensiamo a un episodio del nostro passato o a un suo ricordo, anche quando questo non combacia perfettamente con la realtà.

La nostalgia che condiziona anche le nostre scelte di consumo e che ci prende quando pensiamo a una storia d’amore, a una gita scolastica, a un evento sportivo, alle serate con gli amici, alle feste in famiglia, e anche a un film o un libro che abbiamo amato tanto.

Ciò accade perché rivivere situazioni e stili di vita del passato, in un sistema particolarmente instabile come quello attuale, ha un effetto terapeutico sulla nostra salute mentale; ci fornisce la positività necessaria ad affrontare i fantasmi del tempo andato e vivere con positività il presente.

Il punto è che guardiamo più spesso al passato che al futuro, come quando stiamo con gli amici e ci raccontiamo sempre gli stessi episodi, quelli che tutti conosciamo a memoria: del liceo e dell’università, delle vacanze e delle ubriacature; anche con loro spendiamo più tempo a parlare del passato, che a immaginare il futuro.

Non chiediamo quasi mai: “Ti piace quello che stai facendo? Cosa vorresti fare davvero?” e anche quando vogliamo conoscere una persona (o proviamo a farlo), il nostro giudizio dipende sempre dal suo passato.

A una persona, non chiediamo quasi mai, invece, come immagina il suo avvenire.

Ma ci troviamo anche in una fase di cambiamenti senza precedenti.

La crescita esponenziale dell’information technology sta rimpiazzando non solo i lavori fisici ma anche quelli intellettuali. Le macchine sono sempre più in grado di compiere delle scelte, sulla base di una sofisticata percezione dell’ambiente, e di migliorare le proprie performance alla luce dell’esperienza (machine learning).

Aiutanti robot e consulenti finanziari automatizzati potranno darci ricchezza e tempo libero, ma anche rappresentare per noi una minaccia concreta come Terminator o il computer HAL 9000 del film 2001: Odissea nello spazio. Presto saremo circondati da automobili senza pilota (self-driving car) e le problematiche, anche etiche, non saranno poche.

Immaginate che la vostra auto stia attraversando un ponte molto stretto e che uno scuolabus pieno di bambini entri improvvisamente dall’altro lato. Per non distruggere entrambi, uno dei due veicoli dovrà finire oltre il ciglio della strada.

La scelta è tra la vostra vita e quello dei tanti bambini dello scuolabus.

Voi cosa fareste? Chi prende la decisione tra salvare la vostra vita o la loro?

E ancora, comprereste un’auto disposta a sacrificare la vostra vita per salvare quella dei bambini?

Problemi etici che ci portiamo avanti da millenni, che verranno “risolti” dall’algoritmo della vostra auto. La discrezione individuale verrà così sostituita da una decisione presa altrove e, forse, stabilita prima.

Questo è ovviamente un caso limite, perché non mancano gli effetti positivi.

Solo per citarne alcuni:

- La riduzione dell’inquinamento: le auto saranno più leggere, quindi consumeranno meno, oppure saranno progettate per essere alimentate elettricamente.

- La riduzione di incidenti per eccesso di velocità, data la possibilità d’impostare i limiti.

- La possibilità di viaggiare senza stancarsi e di sfruttare il tempo che ognuno perde ogni giorno anche solo per andare a lavoro. Il tempo di viaggio potrà essere sfruttato per fare altro, quindi diventerà produttivo.

- L’autonomia di movimento per le persone che oggi non possono guidare: ciechi, disabili anziani.

I progressi nel settore dell’intelligenza artificiale ci libereranno dai lavori più noiosi e faticosi e ci renderanno anche più efficienti ed efficaci.

Potremo (già possiamo) ordinare un prodotto tecnologico all’avanguardia e vedercelo recapitare già domani. L’arte della gratificazione immediata (di cui Amazon è l’emblema) verrà ancor più perfezionata, ma il costo che non è incluso è la chiusura graduale dei negozi di quartiere, dove lavorano i nostri vicini, che perderanno il lavoro.

Ma una cosa è farci raccomandare da questi sistemi che musica ascoltare o quale prodotto acquistare, un’altra è permettere che loro prendano l’iniziativa da soli o, per dirlo con un neologismo di moda, renderli autonomi.

Tutti abbiamo visto abbastanza film e letto abbastanza storie per sapere che il lieto fine non è sempre assicurato, e, se molte cose devono ancora succedere, non è detto che tutto sia prevedibile.

Spesso infatti tendiamo a voler dare un ordine causale agli eventi, anche quando questo non c’è. Perché è più conveniente per la nostra mente, che vuole racchiudere tutto in categorie e schemi e non concepisce il caos.

Ma la storia non è continua, la storia salta.

Salta, come la corrente nel mio sogno, che ancora deve finire.

A un certo punto, mentre balliamo, ci ritroviamo al buio e decidiamo di uscire fuori.

Il blackout ci permette di vedere uno spettacolo che abbiamo sempre avanti agli occhi, ma che non abbiamo mai colto a pieno.

Vediamo un cielo stellato bellissimo, e lo vediamo perché non siamo rimasti dentro insieme agli altri ad aspettare che tornasse la luce. Ci siamo spostati perché siamo ancora curiosi e cerchiamo cose che altri non cercano, o forse, vediamo cose che altri non vedono.

Dopo un po’, una domanda rompe il silenzio:

«A cosa stai pensando?»

«A domani».

«Come mai?»

«Sono noiosi i racconti del passato. È meglio immaginare il futuro, cercare di incidere sulla realtà».

Letture consigliate:

- Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita di Nassim Nicholas Taleb;

- Content marketing. Guida pratica alla realizzazione di contenuti per social e blog di Francesco De Nobili;

- Le persone non servono. Lavoro e ricchezza nell'epoca dell'intelligenza artificiale di Jerry Kaplan;

Se invece volete provare a raccontare come immaginate il futuro prossimo, potete provare con la Sfida Creativa "Essenziale 2049”.

Il futuro è già vicino, oppure, in realtà, il futuro è già esistito.

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