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Una storia di Rosa_Piagge

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Un piccolo disastro

Pubblicato il 20 luglio 2017

«Nooo non me ne va bene una! E adesso come faccio? Tra qualche minuto Mario sarà qui…».

La solita “fortuna”!

Un appuntamento con il ragazzo più bello del paese e “puff”, mentre finisce di truccarsi le scappa di mano il rossetto che le disegna una striscia rosso fuoco sul bellissimo e aderentissimo abito nero, scelto con cura per l’occasione.

Una vera disdetta, anzi, chiamiamola col suo vero nome, sfiga!

Cercò disperatamente di eliminare la macchia che però si estese ancor di più.

«Ma perché? Dannazione! E ora cosa mi metto?».

Sfilò subito l’abito, correndo avanti e indietro per casa, aprendo gli armadi.

«Questo no…quest’altro nemmeno…Troppo lungo…Troppo stretto…No, questo non va bene…Questo non mi convince…».

Suona il citofono, si blocca un istante, guardando la sua immagine riflessa nello specchio.

Mezza nuda, in biancheria intima.

«Oh no, è arrivato e sono un disastro! Cosa m’invento? Veloce…veloce…Fabiana pensa!».

Un nuovo squillo.

«Ciao Mario…ehmmm…scusa ma non posso farti salire. Aspettami lì, scendo tra un attimo».

Aveva detto proprio “un attimo”!

Si guardò attorno. Vestiti e scarpe dappertutto, sembrava un mercato.

Un miracolo, di quello aveva bisogno.

Lui giù ad aspettarla e lei su ancora svestita.

Prese al volo un vestito rosso, con una bella scollatura a cascata che lasciava la schiena scoperta. Stretto sopra che si allargava sui fianchi, di pizzo. Sì, era proprio carino, poteva andare.

«Le scarpe…dove sono le scarpe?».

Il tempo a volte scorre troppo velocemente. Già mezz’ora!

Si aggiustò alla meglio, aprì la porta per scendere ma…“sorpresa”!

Mario era proprio lì appoggiato al muro da chissà quanto, con un’espressione divertita, dipinta sul volto.

Aveva sentito tutto, che parlava da sola, si disperava, correva…

Lo guardò imbarazzata. Si sentì avvampare.

«E se restassimo da te? Pizza?».

Sorrise.

Lo ricambiò sollevata.

Non si era arrabbiato, era ancora lì, allora forse anche un piccolo disastro come lei, riusciva a destare un minimo interesse.

«Dai entra ma non guardare in giro. Ho messo casa sottosopra per…piacerti».

L’ultima parola le uscì con un filo di voce.

«Stupida, tu mi piaci così come sei!».

Chiuse la porta alle sue spalle e la baciò.

© Rosa Piagge

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