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Una storia di Danio.mariani.7

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Victor

storia di una vendetta

Pubblicato il 21 gennaio 2017

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L'uomo entrò nel centro commerciale e si guardò attorno. Era l'ora di punta, e una miriade di persone si scontravano tra loro nella galleria addobbata per le feste. Schivandone alcune, si diresse a passo normale verso il centro di essa, laddove un Babbo Natale, palesemente obeso, stava intrattenendo bambini e adulti in alcune gags che avrebbero dovuto essere esilaranti. Un trenino, condotto da una ragazza camuffata da Befana, gli passò accanto tra grida eccitate e uno scampanellio continuo e stridulo. Vincendo la tentazione di tapparsi le orecchie, aggirò la postazione di Babbo Natale e strinse più forte la borsa che aveva con se. Si trattava di una normale ventiquattr'ore, in pelle e chiaramente usurata dagli anni. Si, quello era il posto giusto, bastava abbandonarla per terra e poi lasciare il centro con calma, senza fretta...

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Tina era stanca e la testa cominciava a farle male. Era dalle nove di mattina che percorreva in lungo e in largo i corridoi del centro commerciale, coperta solo da un succinto e ridicolo travestimento da Befana. Da un paio d'ore, poi, le toccava anche guidare il trenino. Le urla dei bambini la stavano facendo impazzire. L'unica consolazione era il pensiero della busta paga: quasi tremila euro per poche settimane di lavoro, ci volevano proprio. Ora doveva solo cercare di sopravvivere fino alla fine della giornata, si disse, ripromettendosi di non accettare mai più un turno doppio per sostituire un'assenza. Il trenino circumnavigò la postazione di Babbo Natale, arrestandosi alle sue spalle.

Sfoderando il suo sorriso più bello, e artificiale, Tina scese a distribuire caramelle e cioccolatini alla folla di bambini e adulti, nonni nella grande maggioranza dei casi. Spiegò agli aspiranti prossimi passeggeri che il treno non sarebbe ripartito per una buona mezzoretta e si avvicinò a Vito, il Babbo Natale odierno, per fare due chiacchiere. E elemosinare un'aspirina.

Fu allora che lo vide. Un uomo normale, taglia media, corporatura media, né grasso né magro, né giovane né vecchio, un cliente come gli altri. Eppure, qualcosa nella sua espressione diceva a Tina che non era un cliente normale. Forse gli occhi, carichi di dolore e stanchezza. Ma non quella tipica di chi affronta con abnegazione e angoscia le compere natalizie. Una stanchezza ben più profonda, incolmabile. La stanchezza di vivere.

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