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Una storia di EdoP

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La fine dell'Unione Europea o la fine del Regno Unito?

Semplice e rapida analisi del dopo Brexit

Pubblicato il 24 giugno 2016

Il 23 giugno 2016 i cittadini britannici sono stati chiamati ad esprimersi a uno dei loro più importanti e richiesti referendum della storia recente: quello sulla permanenza nell'Unione europea, chiamato mediaticamente "Brexit" (parola macedonia di British ed Exit).

Incredibilmente, col 52% dei voti, hanno scelto di abbandonarla (Leave), contro il 48% di coloro che hanno scelto di rimanervi membri (Remain).

Mappa del voto in Gran Bretagna sulla permanenza nell'Unione europea

Il referendum è stato voluto dallo stesso governo conservatore di David Cameron, dopo quello sull'indipendenza della Scozia, per porre una questione da decenni sempre considerata vitale dalla società britannica. Lo stesso Primo Ministro si era dichiarato favorevole alla permanenza in cambio di uno particolare 'status ufficiale' all'interno dell'Unione continentale. Ma per quanto tempo il Regno Unito ha preteso una sua unilateralità rispetto alle decisioni d'Oltremanica?

Già nel 1975 il governo di Londra chiamò al voto i suoi sudditi per decidere se rimanere nell'allora Comunità economica europea, in cui erano entrati nel 1973, e la preferenza sul rimanervi parte vinse col 67% dei voti, ma non perché i britannici, anzi gli inglesi, di ieri fossero più europeisti di quelli di oggi, ma semplicemente perché era un'unione meramente economica ancora in alto mare, senza ancora le elezioni su scala europea, senza un vero parlamento e senza decisioni sovranazionali di peso, soprattutto per le pressioni da est e da ovest dovute alla Guerra Fredda, e in ultimo per i suoi ritardi nell'applicazione degli iniziali progetti di unificazione come la CED, la Comunità Europea di Difesa, una forza militare europea, arenatasi definitivamente per il veto francese. Dopo questa si puntò a un'unione più prettamente economica e collaborativa, che però rinacque dopo il 1979 con le prime elezioni per il Parlamento europeo, l'Atto unico (che previde un'unione politica) del 1987 e la nascita dell'Unione Europea nel 1992 col Trattato di Maastricht, che sancì la creazione di un'organizzazione sovranazionale di maggior potere economico e politico.

Vignetta sul referendum

Da allora a oggi il Regno Unito scelse di parteciparvi perché dall'inizio degli anni '60 non era più l'Impero britannico di inizio XX secolo, non era nemmeno più una potenza mondiale dovendo affrontare una decolonizzazione in molte sue colonie, si era ridotto a potenza regionale con possedimenti d'oltremare e dipendente dagli Stati Uniti d'America. Gli allora governanti di Westminster e Downing Street pensarono bene di non isolarsi e di partecipare a questo fantomatico progetto comune europeo, dal quale erano stati pure esclusi qualche anno prima, sempre dalla Francia gollista e gelosa.

Oggi l'Unione, nonostante l'arenarsi ancora di importanti progetti come la Costituzione comune europea, mostra segni di voler continuare sulla strada battuta del suo perfezionamento, con ancora evidenti segni di troppa burocraticità ed elitarismo. Ma Londra se ne tira fuori, quando il gioco si fa duro meglio ritirarsi, o meglio, pensare di avere ancora un impero dove il sole non tramonta mai, ma quell'impero oggi non esiste più, e per fortuna direi io.

La Gran Bretagna non ha mai condiviso il progetto comunitario, quello ideato e fondato da Francia, Italia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi. Non l'ha mai sostenuto realmente, ha sempre guardato più al proprio Commonwealth in equilibrio tra NATO e UE, alla propria unione di nazioni costitutive, alla propria City, che però ha votato in massa per il Remain.

L'analisi del voto, per l'appunto, è molto interessante. Anzitutto Scozia, Gibilterra, Irlanda del Nord e Londra hanno votato Remain, l'Inghilterra e buona parte del Galles invece hanno votato per il Leave convinto. Praticamente nessun Inglese ha sostenuto la permanenza, dato che Londra è più qualsiasi altra cosa che 'british' e gli Scozzesi e i Nordirlandesi non si sentono troppo albionici. Un altro risultato attendibile e comunque interessante sono le percentuali dei votanti per le scelte.

Intenzioni di voto per età

Il 64% degli elettori tra i 18 e i 24 anni ha scelto Remain, il 45% di quelli tra i 25 e i 49 anni uguale, mentre di segno opposto risultano rispettivamente quelli tra i 50 e i 64 anni e quelli oltre i 65 che hanno scelto Leave col 49% e il 58%.

Praticamente la parte più "matura" e anziana del paese ha scelto per le nuove generazioni, ben più europeiste e che hanno una visione più, giustamente, globalista della situazione internazionale.

Cameron ha annunciato le proprie dimissioni, avendo perso il referendum. Quel che succederà ora non è chiarissimo. Però è certo che Scozia e Irlanda del Nord, indignate per il risultato, vogliano indire consultazioni sulla loro permanenza all'interno di un'altra unione, quella del Regno britannico.

Ebbene sì, nonostante la vittoria unionista in Scozia nel 2014, oggi forse non ci sarebbe più quel risultato e, in caso di indipendenza, Edimburgo manterrebbe il monarca britannico come proprio capo di Stato, come in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Jamaica ecc. Avverrebbe quindi la restaurazione dell'antico Regno di Scozia, unitosi alla nascente Gran Bretagna nel 1707 e che farebbe di nuovo richiesta di adesione alla Ue, anche per un'antica rivalsa nei confronti di Londra.

Unitamente, il governo di Belfast ha già detto che entro pochi anni mira a indire un referendum sull'unione con la Repubblica d'Irlanda, da sempre ripudiata per il suo repubblicanesimo e il suo cattolicesimo, ma oggi vista come porta d'accesso per l'unione degli Stati europei, che secondo i nordirlandesi male potrebbe non fare e risulterebbe economicamente conveniente.

Cesserebbe di esistere la Gran Bretagna, che si rinominerebbe 'Regno Unito d'Inghilterra, Galles ecc.'

Gibilterra invece, enclave britannica nella penisola iberica dal XVIII secolo, per ben due volte ha votato a favore del mantenimento del suo status di territorio d'oltremare britannico, prima nel 1967 e poi nel 2002, rigettando pure un'autorità condivisa anglo-spagnola. Stavolta, invece, i gibilterrini scelgono l'Europa sovranazionale, fonte del loro benessere e da oggi meno raggiungibili dato che si potrebbe 'innalzare' una dogana più fiscale di quella odierna, colpendo i lavoratori frontalieri spagnoli e di conseguenza l'economia della Rocca. La Spagna preme per almeno una nuova ipotesi di autorità condivisa, vedendo finalmente la sua bandiera risventolare su The Rock dopo secoli e non è detto che i gibilterrini rifiutino, essendo ora più politicamente soli nel Mediterraneo occidentale.

Gli Italiani che vivono e studiano in Gran Bretagna. Chi ci vive da più di un quinquennio può richiedere residenza e cittadinanza, molti lo faranno e ingolferanno la burocrazia del ministero degli Interni locale. Chi non intende restarci per sempre può richiedere un visto di lavoro a rinnovamento, come negli USA. Pochi problemi li hanno, com'è ovvio, i turisti.

Ma è per chi vuole emigrare in futuro nel Regno Unito che le cose diventano complicate. Tanti ragazzi italiani non potranno più andare a Londra, trovarsi una sistemazione provvisoria e mettersi a cercare un lavoretto, questo dev'essere ottenuto prima della partenza, niente più free-lance in qualsiasi campo e molti saranno costretti a tornare in patria, altri ancora sceglieranno diverse mete europee.

Gli studenti universitari potranno ottenere visti di studio. Ma niente più prestiti (estesi a tutti gli europei) in grado di coprire le astronomiche rette annue, da restituire dopo la laurea a rate e soltanto se si lavora. L'università in Gran Bretagna, come lavorare, sarà più difficile e caro.

Quel che è certo è che non sarà l'Unione europea a tracollare, lo slegamento da un "fardello" euroscettico come quello d'Oltremanica è una liberazione a parer mio. Inutile che gli euroscettici, pure quelli italici, brindino alla fine di Bruxelles, di Strasburgo, di Lussemburgo o di Francoforte. Noi siamo ben più europeisti dei britannici, abbiamo fondato noi la Comunità europea, battezzandola con l'importante Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli. I futuri Stati Uniti d'Europa potrebbero arrivare e, senza gli Anglomani, anche prima e forse pure più solidi.

In ultimo: William e Kate. Ebbene sì, forse non saremo più costretti a sorbirci specchietti semi-scandalitici e gossippari sulla giovane coppia felice erede al trono britannico e sulla sua vita reale irreale (estinguendo anche i dibattiti sull'abbigliamento della nonagenaria di Buckingham Palace). Noi la monarchia l'abbiamo abolita molto tempo fa, aboliamola anche sulle riviste di pettegolezzi, grazie e bye bye UK!

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