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Una storia di Salinger23

BLOODY MARY

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Pubblicato il 04 giugno 2018 in Altro

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L'interfono con voce asettica informa che stiamo sorvolando la città di Los Angeles. Sono le dieci antimeridiane. Ci sono 25 gradi. E siamo ancora vivi. Qualcuno apprezza e sorride alla freddura. Io intorpidito dal Librium assunto durante il volo, avverto solo il segnale di allacciare le cinture come qualcosa che inquieta. Catalizzando la mia ansia.

Mani in faccia abbasso il paraocchi, estendo blandamente poi il braccio ancora intorpidito verso l'alto, cercando di reagire. Regolando gli sfiati della pressione.

Manuel, dopo un paio di Martini appena dopo il decollo da Sidney si è addormentato argomentando la sua ultima passione: Bertrand Russell.

Consegno lo scontrino per il ritiro bagagli e Manuel fa lo stesso, poi per sicurezza prenotiamo un taxi, anche se capisco che sia una forzatura.

Finiamo così sulla terrazza al ristorante del LAX. L'aria di casa mi confonde, penso a questo, con Manuel che chiede se abbiamo tempo per uno spino in attesa del tavolo.

Il cameriere in livrea ci consegna le liste à la càrte. Ma io metto in chiaro che vogliamo solo bere.

"Ottimo", fa lui dentro un sorriso finto, prendendo la comanda.

Bloody Mary per Manuel. Un Dark Angel per me. Anche se poi ci ripenso, e prendo anche uno Screwdriver.

"Soddisfatto?" chiede Manuel; passandosi le dita lungo il pizzo da pirata somalo che si è fatto crescere durante il tour.

"Non so", dico io... "Dovrei?"soggiungo.

"Certo!" fa lui. Poi continua: "e che a volte non capisco di che cosa ti preoccupi."

"Sono stanco, tutto qui" dico. Mentre il cameriere porta quello che abbiamo chiesto.

"Ti capisco, ma quando il più sembra fatto, arriva il difficile."

"A volte vorrei scomparire", soffio io.

"Uhm; ma ora arriva il bello; lo sai questo?"

"Lo so...", dico.

"Ho già in mente un tour pazzesco in Sudamerica, non puoi essere stanco." riprende Manuel, gustandosi la brodaglia rossa.

"Ho paura", così mi sembra di dire; o forse me lo immagino; mentre un Airbus della Panem con la sua ombra nera attraversa la vetrata immacolata del LAX.

"Dimmi ciò che vuoi, e te lo darò" insiste Manuel.

"Vorrei scomparire, te l'ho già detto." "Okay", dice lui.

"Grazie, lo so che lo faresti; ma durerà?"

Bevo, mandando giù il liquore giallo. Mentre osservo Manuel affondare le cannucce nel suo lago rosso.

"Sai come stanno le cose adesso?" irrompe Manuel. Poi, prima che possa ribattere; continua, azzanna il pomodoro di guarnizione e spara: "Direi che adesso le cose stanno così amico mio... Ci troviamo sulle montagne russe. Alla cima di quel mondo fatato di miele e peperoncino e nessuno capace di convincermi di non essere all'altezza per rimanerci. A meno che tu, mia rock star, non decida di farlo, e io allora a rotta di collo ti seguirei, e pur dandoti del figlio di puttana per aver buttato via un'occasione che non si ripeterà, ti direi, okay amico. E sai cosa penso?"

"Cosa?" gli faccio.

"Che rimarrai il migliore, qualsiasi sarà la tua decisione. La più scomoda; la più improbabile..."

"Okay, ho capito amico, grazie." E dicendo così, sento un brivido che mi attraversa la schiena. Ma è un momento. E come ogni momento ha la sua fine.

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