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Una storia di TeoFraLiberto

SARA

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Pubblicato il 19 maggio 2018 in Fantascienza

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Sara era un’orfana, ed era passata da una famiglia affidataria ad un’altra, per tutta la vita. Non sapeva chi fossero i suoi veri genitori, aveva provato a rintracciarli, ma senza risultati. L’ultima famiglia che l’aveva accolta si era dimostrata peggiore delle precedenti. La coppia aveva un figlio di qualche anno più piccolo di lei. Non la vedeva di buon occhio, temeva che la presenza di Sara avrebbe indotto i genitori a darle maggiori attenzioni e, così facendo, si sarebbero dimenticati di lui. Per questo il bambino fece una carognata.

Prese qualche centinaio di euro dal portafoglio di sua madre e nascose le banconote sotto il letto di Sara. La madre si accorse dei soldi mancanti e quando li trovò nella stanza della ragazza, si scatenò il putiferio.

«È questo il ringraziamento che ci dai per averti accolta in casa nostra? Sei una ladra, non meriti la nostra bontà! Devi finire in un riformatorio!» Dissero in coro i genitori adottivi.

«Io non sono una ladra, non ho fatto nulla». Ma le parole della ragazza risultarono vane. Sentendosi ancora una volta abbandonata, Sara scappò di casa nel cuore della notte piangendo disperata, mentre il figlio della coppia sogghignava orgoglioso.

Rimase a girovagare per le strade di Parigi per diversi giorni. Compì diversi furti pur di assicurarsi un pasto, dormì per diverse notti nei vicoli, assieme ai barboni. A ogni suo risveglio non faceva altro che chiedersi: «Cosa ne sarà di me?»

Una sera d’inverno, mentre girovagava in un parco pubblico, assistette a uno spettacolo incredibile.

Ciò che sembrava una piccola meteora si schiantò a un centinaio di metri da lei. L’onda d'urto la sollevò dal suolo per qualche metro. L’aria era intrisa di uno sgradevole odore, simile al ferro bruciato. Rimasta incolume, Sara si avvicinò al cratere e al centro di esso, vide un’astronave avvolta dal fumo.

L’essere che la pilotava uscì strisciando dal portellone, Sara gli si avvicinò con incedere titubante e capì di trovarsi di fronte a un vero alieno in carne ed ossa. La creatura era ferita e si accasciò a terra. Incuriosita, la ragazza gli si avvicinò, e l'alieno la guardò con occhi impauriti e morenti. In un ultimo gesto disperato, l’alieno le afferro il braccio destro e le mise un bracciale elettronico, poi morì, stramazzando al suolo.

Colta alla sprovvista, Sara cercò di levarselo ma il bracciale si mise in funzione e azionò l’astronave. Immediatamente, il velivolo si trasformò in un robot alto quattro metri che avanzò verso di lei. Sarà cercò di scappare, ma il robot l’afferrò con entrambe le mani, aprì un portellone situato sul torace e la mise dentro di sé.

Sara cercò di uscire, gridando e picchiando con i pugni la spessa lamiera, ma fu tutto inutile. I circuiti interni del bracciale, misero in funzione i meccanismi del robot e venne fatto un Upgrade del programma, adattandolo al nuovo pilota; Sara.

Una voce elettronica maschile si adattò alla lingua della ragazza ed esordì: «Non sei in pericolo, non voglio farti del male».

«Che cosa sei? Fammi uscire da qui!» Gridò la giovane sempre più impaurita.

«Sono Halasard e tu sei stata appena scelta dall’Ordine Delle Galassie Unite».

«Cosa? Ma di che diavolo parli?»

«Come fai a non conoscerlo? L’Ordine Delle Galassie Unite, ha lo scopo di mantenere la pace in tutto l’universo. Il tuo compito è quello di unirti con gli altri membri su Garlwang. Ho dovuto compiere un atterraggio di fortuna perché il mio ultimo pilota, è stato ferito in azione. Ora sei tu la nuova pilota». Spiegò Halasard con la sua voce metallica.

Sara era frastornata «Fammi uscire da qui!» gli ordinò.

Halasard aprì il portellone e la ragazza scese dal velivolo.

«Noi dobbiamo partire immediatamente» disse Halasard incrociando le braccia.

«Io non vado da nessuna parte».

«Non hai scelta. L’Upgrade che ho appena effettuato, indica che sei abbastanza grande per combattere».

«Ma io sono solo una ragazzina».

«Perdonami, ma non possiamo perde altro tempo». Halasard le iniettò un potente narcotico e Sara perse i sensi.

«Una volta i terrestri erano meno complicati» disse il robot mettendo la ragazza dentro di sé. Azionando i reattori, Halasard decollò, abbandonando l'orbita terrestre. Azionò la velocità luce e attraversò i sistemi stellari ad alta velocità.

Quando Sara rinvenne, si ritrovò dentro il torace di Halasard. Guardando attraverso l’oblò davanti a sé, vide pianeti, stelle e galassie, scorrerle davanti come se fossero segnali stradali.

«Dove siamo? Fammi scendere! Mi hai rapita!» protestò energicamente la ragazza.

«Non è un rapimento, il regolamento parla chiaro; se ottieni il bracciale da un pilota morente diventi tu stesso un pilota. Di conseguenza, sei obbligata ad andare su Garlwang».

«Ma che diamine sarebbe Garlwang?»

Halasard rallentò progressivamente, fino a quando non vide un pianeta simile alla Terra, circondato da una cintura di asteroidi.

«È quello Garlwang».

Quando Sara e Halasard entrarono nell’atmosfera del pianeta, la ragazza vide un mondo dominato da foreste immense, deserti, catene montuose e oceani. All’orizzonte vide una maestosa città d’oro e d’argento, popolata da creature provenienti da mille pianeti diversi. Atterrarono sulla pubblica piazza e quando la ragazza scese a terra, venne investita da suoni e da odori del tutto nuovi per lei.

«Dobbiamo incontrare gli altri piloti, seguimi. Devi sapere che l’Ordine Delle Galassie Unite, è costituito da un antico gruppo di pacifisti presenti in tutto l’universo fin dalla notte dei tempi. Ma la maggior parte sono stati decimati dalla guerra che stiamo combattendo. Adesso i membri attuali, compresa te, sono solo una decina. La tua presenza potrebbe cambiare le sorti della guerra a nostro favore».

«Assolutamente no! Ho già fin troppi problemi, riportami sulla Terra!» disse la ragazza fermandosi all’istante. Halasard le si avvicinò e le rivelò: «Ciò che stiamo combattendo, ti riguarda molto da vicino. Il conflitto potrebbe estendersi in tutto l’universo. La tua presenza, è questione di vita o di morte».

«Cosa, è perché? Chi state combattendo?»

«La tua stessa gente» rispose Halasard lasciando interdetta la ragazza.

Il luogo dell’incontro era un sontuoso palazzo, edificato miliardi di anni prima dai primi fondatori dell’Ordine Delle Galassie Unite. Gli ultimi nove membri, erano alieni provenienti da pianeti disseminati in ogni angolo dell’universo. Possedevano un aspetto strano e accolsero a braccia aperte la nuova arrivata.

«E così abbiamo un nuovo pilota, è un onore fare la tua conoscenza» esordì un alieno dalla pelle azzurra.

Finite le presentazioni di rito, l’alieno azzurro le spiegò: «La guerra che stiamo combattendo è stata provocata dai terrestri, o meglio, dai futuri terrestri. Possiedono un’astronave dotata di un congegno in grado di viaggiare nel tempo, hanno intenzione di distruggere l’intero Ordine. E ci stanno riuscendo. Dalle poche informazioni che abbiamo in nostro possesso, sembra che fra trecento anni gli esseri umani entreranno in guerra con l’Ordine, e per distruggerci definitivamente hanno deciso di inviare nel passato una quadra bene addestrata».

«Ma come sono riuscite poche persone a mettervi in difficoltà?» chiese la ragazza cercando di capire. La risposta non si fece attendere: «Possiedono delle armi molto più potenti delle nostre. Solo gli esseri umani sono in grado di concepire simili mostruosità. Ti prego, unisciti a noi e aiutaci a sconfiggerli definitivamente, siamo rimasti in pochi ormai».

Sara non sapeva se stesse sognando o meno, era una situazione troppo assurda per lei. Sulla Terra era sola e senza un amico, adesso, era circondata da alieni che contavano su di lei.

«Va bene, sono con voi».

Prima di iniziare la missione, Sara venne fatta allenare da Halasard. Il robot le insegnò a sparare, a nascondersi e a combattere con ogni tipo di arma. Anche se aveva solo quattordici anni, Sara si dimostrò straordinariamente tenace, sembrava essere nata per combattere. Ma non aveva intenzione di uccidere, togliere la vita a qualcuno era una eventualità che non l'attraeva.

«È necessario, quando inizieranno i combattimenti, non avrai altra scelta» gli ripeteva Halasard durante gli allenamenti.

«Io desidero aiutarvi, ma non so se riuscirò a uccidere qualcuno» spiegò la ragazza titubante. Halasard era fortemente preoccupato “Se ha paura di questo, potrebbe farsi ammazzare”, rifletteva.

Il periodo di addestramento durò solo pochi giorni, ma furono sufficienti per preparare Sara alla missione.

Il momento della partenza arrivò, ogni membro dell’Ordine Delle Galassie Unite possedeva un proprio robot-velivolo simile ad Halasard. La partenza avvenne alle prime luci dell’alba. I dieci robot-velivolo decollarono dal tetto del quartier generale e abbandonarono l’orbita di Garlwang in una manciata di minuti.

«Ieri notte abbiamo ricevuto una richiesta di soccorso da un nostro avamposto. Siamo diretti lì» disse uno dei componenti della squadra.

L’avamposto in questione era una città costruita nel sottosuolo di un gigantesco asteroide. Quando arrivarono, scoprirono che la città era stata abbandonata. La ispezionarono da cima a fondo ma non trovarono i crononauti umani.

Quando abbandonarono l’avamposto ebbero una brutta sorpresa; l’astronave terrestre apparve all’improvviso e aprì il fuoco contro gli ultimi membri dell’Ordine. Fu una strage. I cannoni della nave stellare distrussero tutti i piloti, soltanto Sara e Halasard riuscirono a scamparla.

«Andiamocene prima che ci distruggano» propose il robot, ma la ragazza, osservando ciò che rimaneva dei piloti fluttuare nello spazio siderale, venne colta da una rabbia che non aveva mai provato prima di allora.

«Assolutamente no, rispondiamo al fuoco».

Halasard aprì il fuoco e riuscì a distruggere due torrette, ma non fu sufficiente. Vennero colpiti da una devastante sfera fotonica e, per la forte detonazione, Sara perse i sensi. Udì solo suoni confusi, in seguito, calò il silenzio.

Quando riaprì gli occhi, Sara si ritrovò distesa su una branda di una cella di due metri per due. La porta della cella si aprì ed entrò un inquietante uomo albino.

«Quando mi hanno detto che eri una ragazzina, non ci volevo credere».

Mettendosi seduta sulla branda, Sara si guardò attorno e domandò arrabbiata: «Tu chi cavolo sei? Dov’è Halasard?»

«Date anche dei nomi a quei maledetti mostri meccanici? Sono il capitano di questa nave e ho il piacere d’informarti che la vostra inutile rivolta è finita. I membri dell’Ordine Delle Galassie Unite sono stati sterminati. Con la tua morte, l’Impero Stellare Umano potrà estendere i propri domini su ogni galassia» spiegò il capitano, soddisfatto del massacro che aveva orchestrato.

«Ma perché lo avete fatto? L’Ordine ha il compito di mantenere la pace» gli ricordò la ragazza, ma il capitano le spiegò con livore: «Non è vero. Questi sporchi alieni hanno tentato di frenare il progresso umano, imponendoci regole idiote. Gli umani sono superiori a ogni razza aliena e devono continuare a essere la specie dominante, tu lo dovresti sapere, sei una di noi. Perché ti sei alleata con questa feccia? Cosa ti hanno promesso?»

Ripensando a tutti i torti che aveva subito sulla Terra, Sara esplose come un vulcano: «Perché gli stessi umani che tu esalti, mi hanno trattata come gli alieni che odi! Siete voi i mostri da sconfiggere!» e con uno scatto repentino lo spinse con una tale violenza che gli fece sbattere la nuca sulla parete di ferro. Il capitano perse i sensi. Sara gli rubò la pistola laser e fuggì dalla cella.

«Halasard! Halasard dove sei?» Chiamò ad alta voce il robot ma non udì alcuna risposta. Durante il tragitto, incrociò gli altri membri dell’equipaggio che iniziarono a inseguirla e a sparale addosso. Sara cercò di difendersi, ma non riuscì a colpire nessuno. A un certo punto trovò Halasard dentro una stanza, appeso al soffitto, con dei cavi collegati a dei computer.

«Halasard! Cosa ti hanno fatto?» Chiese la ragazza con un groppo in gola. Poi chiuse la porta e gli andò incontro. Sara staccò i cavi che lo tenevano collegato ai computer e immediatamente il robot si riattivò: «Sara! Cos’è successo?»

«Ci hanno fatti prigionieri, tu eri collegato ai computer». Spiegò la ragazza.

«Volevano usare la mia energia interna per ricaricare la loro nave. Ladri» dedusse Halasard arrabbiato. Sara entrò nel suo torace ed entrambi, furono pronti ad andarsene.

«Adiamocene subito» ordinò Sara digrignando i denti. Il robot uscì dalla stanza sfondando la parete e volò nei corridoi ad alta velocità. Usando le sue armi, provocò uno squarcio sulla fusoliera abbastanza grande da poter volare via. L’astronave venne gravemente danneggiata e i membri dell’equipaggio non poterono fare nulla per riparala. Furono condannati ad andare alla deriva per l’eternità. La guerra era finita ma a caro prezzo.

Una volta su Garlwang, Sara e Halasard si ritrovarono sulla terrazza del quartier generale dell’Ordine Delle Galassie Unite, a osservare la meravigliosa città sotto di loro.

«L’Ordine ormai non esiste più, adesso l’intero universo rimarrà senza protezione. Questa non può essere una vittoria» disse il robot dispiaciuto per quanto accaduto.

«Possiamo riformarlo, reclutiamo nuovi membri» propose Sara con convinzione.

«Ci vorrebbero diversi anni. Senza contare che io sono un vecchio robot e tu una ragazzina terrestre, non ci daranno mai ascolto».

«Tu hai detto che l’universo corre un grave rischio senza l’Ordine, i popoli là fuori dovranno ascoltarci per forza».

«Ma così facendo tu non tornerai più sulla Terra» gli fece notare il robot.

«Non c’è nulla per me sulla Terra, lì non c’è mai stato niente. Qui posso fare la differenza. Credo di aver trovato la casa che ho sempre desiderato… non voglio più andarmene. Riformiamo l’Ordine, insieme» gli porse la mano destra che Halasard strinse prontamente, poi entrambi dissero in coro: «Uniti».

Il sole tramontò dietro le montagne lussureggianti, il mattino dopo fu l’inizio di una nuova era.

FINE

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