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Una storia di SirenaPartenope

solo una prenotazione

storia [semi] vera

Pubblicato il 24 gennaio 2018 in Humor

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ce la posso fare !!!

PRIMO GIORNO:

Mi reco al Centro di fisioterapia e mi dicono:

" È molto semplice. Deve andare alla sua ASL, richiedere la visita medica fisiatrica e noi provvediamo ad autorizzare la terapia”.

“Però” penso “è semplice”. Ho solo bisogno della prescrizione, ma oggi il medico non riceve…

Vabbè…

SECONDO GIORNO:

Vado dal medico e dopo solo due ore di attesa ottengo la prescrizione.

Ma ormai è troppo tardi per andare all'ASL. Gli uffici sono già chiusi. Vado domattina…

Vabbè…!

TERZO GIORNO:

ASL n.0. Distretto 13. Piano primo. Stanza numero 3.

Solo mezz'ora di attesa, poi mi dicono: "No, signora, la prescrizione è errata, deve essere indicato: visita domiciliare".

Mia domanda ingenua "ma scusate, non si può aggiungere a penna?"

L'impiegato mi degna di uno sguardo di biasimo ma non mi degna di risposta.

Penso "ma prima che inventassero la stampa, le macchine da scrivere, il computer… le ricette mediche non si scrivevano a penna? Mo’ è diventato vietato?"

Vado dal medico e la segretaria mi dice che non è giorno di ricevimento e quindi...

Vabbè…!!

QUARTO GIORNO

Solo un’ora e quaranta minuti di attesa dal medico, perché, ad un certo punto, impietosisco i pazienti "Abbiate pazienza (cari pazienti) ma chiude la ASL e allora....come certamente anche voi sapete ...."

Ci riesco e ottengo la sospirata prescrizione con l’indispensabile indicazione domiciliare e, per andare sul sicuro, chiedo al medico di aggiungere anche l’indirizzo del domicilio.

Il dottore mi guarda perplesso, dubita della necessità di questa precisazione.

Gli rivolgo uno sguardo altrettanto perplesso e mi chiedo se ha mai avuto a che fare con la ASL n.0…

Intanto, superare le perplessità del dottore, mi ha fatto perdere tempo prezioso!

Faccio una corsa. Tutta in salita. Arrivo trafelata alla ASL.

L'impiegato maligno mi dice "Ci vuole l'attestato di domicilio…”

"Eccolo!" rispondo pronta e sbandierando il foglietto come il più importante dei vessilli.

Sono riuscita a spegnergli il sorrisetto, che, però, subito gli ricompare:

“Eh no, cara signora, non siamo noi competenti perché qui c’è scritto Corso Vittorio Emanuele e allora dovete andare al distretto 14…”

“Ma mio padre è residente qui…” tento di protestare, ma l’atteggiamento di Chissenefrega mi induce a zittire.

“Almeno mi dica dove devo andare”

“Non lo so. Lo chieda ai colleghi degli sportelli”.

I colleghi agli sportelli hanno bisogno di lunghe consultazioni per arrivare al verdetto.

“Sta a Via Depretis” sentenziano infine. “Ma adesso è tardi, trovate chiuso” mi dice un essere tarchiato che appena intravedo dietro lo sportello ed a stento capisco, perché le parole gli escono da una sigaretta spenta a metà, che gli penzola al centro della faccia. Almeno credo che sia quella la faccia.

Intanto un dubbio mi viene e torno dal simpatico impiegato.

“Scusate” esordisco guadagnandomi un altro sguardo infastidito “ma non c’è bisogno di una vostra autorizzazione, dichiarazione, qualcosa da cui risulti che pure se siete voi la ASL di residenza…”, mi sto avventurando in un territorio minato, lo so.

Devo riuscire a far capire ciò che voglio dire.

Il fatto è che non lo so nemmeno io!

Per fortuna l’altro impiegato capisce quello che manco io so e dopo essersi consultato via telefono con qualcuno (sarà uno importante!) si lancia nella compilazione di un attestato che attesta che pure se il paziente è loro per residenza, la competenza è però della ASL di domicilio.

Almeno li ho fatti faticare un poco! Magra consolazione…

Vabbè…!!!

QUINTO GIORNO:

Esco di buon’ora, nonostante la pioggia battente. Sono decisa stamani a risolvere la questione!

Giro Via Depretis in sotto e in sopra ma non c’è nessuna ASL. Solo un triste ambulatorio dove nessuno mi sa dare notizie.

Presa tra l’ira e lo sconforto, terrorizzata all’idea di dover ritornare agli uffici di partenza, (e per questo detestavo il gioco dell’oca) mi coglie improvviso un moto di disperazione e fermo un vigile (strano che sia di servizio sotto la pioggia, sarà un vigile in prova?).

Deve essere proprio un vigile in prova perché non mi sa dire niente. Ma il parcheggiatore (abusivo) mi spiega che quello è solo un ufficio distaccato e che l’ufficio centrale è a Via Acton.

“Meno male” penso “è abbastanza vicino” e così sfidando la furia degli elementi mi avvio per via Acton dove è impossibile ripararsi, nemmeno con l’ombrello perché sei praticamente ‘ncopp ‘o scoglio.

Entro grondante acqua e rabbia, raccolgo sguardi impietositi.

“Scusate” chiedo al primo che passa “devo richiedere la visita fisiatrica…” “terzo piano!” mi urla da lontano senza nemmeno aver rallentato il passo. La leggendaria cortesia del pubblico impiegato!

Mi accingo a cercare la scala per il terzo piano (ma sicuro che questo palazzo tiene più piani?) quando sento qualcuno che mi chiama “signora, signora” ma non vedo nessuno…. Forse non ce l’ha con me. Tento di allontanarmi ma la voce insiste “signora!” E nun t’ncazza’!

“scusate, ma dove siete?” dico a quel punto tra lo spazientito e lo spaventato, “dietro allo sportello”, risponde la voce.

Individuo uno sportello che ha una tapparella azzurra abbassata!

“Non posso aprire perché la tapparella è rotta” dice la voce “ma ho sentito che chiedevate della fisiatria..”

“Si, e allora?” rispondo alla tapparella.

“non è qua, dovete andare alla galleria Principe Umberto”

“Scusate, ma siete sicuro (signor Tapparella)?”

“Certo! La fisiatria qua non ci sta. Dovete andare in galleria” si spazientisce la Tapparella “comunque ora trovate chiuso, è venerdì. E dovete andare lunedì”.

Vabbè…!!!!

SESTO GIORNO:

Oggi riaffronto la forza degli elementi (ma nemmeno più il sole in questa mia bella città…!)

Arrivo in galleria. Anche se non è proprio la galleria, è l’angiporto, cioè quegli spazi che… Sorvoliamo!

Vado direttamente allo sportello, ma l’impiegata mi dice:

“No, non è cosa che facciamo noi impiegati. Dovete prendere appuntamento con il medico direttamente, ma ora non c’è”

“Scusate, ma qui c’è scritto fino alle 14.30, sono appena le 11.20…”

“Si c’è scritto… ma il medico non c’è”

“E quando viene?”

“Leggete gli orari!”

Mi guardo intorno alla ricerca di telecamere nascoste… è una candid camera, sicuro!

Vabbè….!!!!!

SETTIMO GIORNO

Ore 9.00 sono negli uffici in galleria. Adesso so tutto, sono nel posto giusto, questa è la volta buona, lo so, me lo sento!

Fuori alla porta della sala fisiatria ci sono ben sette persone in attesa, ma ormai ci ho preso la mano “Abbiate pazienza (cari pazienti) devo solo consegnare la prescrizione al dottore… non mi deve visitare” E i pazienti ormai abituati alla pazienza mi fanno entrare.

Trovo una bella donna bruna con forte accento siciliano che esamina la prescrizione e mi dice “Mi spiace” (meno male che c’è qualcuno che si dispiace) “ma non è nostra la competenza”.

Con un filo di voce rotta riesco a sussurrare “Ma non è il distretto 14, questo? Corso Vittorio Emanuele non fa parte del vostro territorio?” “Non tutto” mi risponde con una cortesia eccessiva da sembrare rabbia soffocata, perché tra le due, vuoi vedere che mò è lei che deve stare incaz…. “fino al numero civico 123. Poiché questo civico è alla fine della strada fa parte di un altro ufficio” conclude con il tono di una che vorrebbe tanto aggiungere “hai capito razza di idiota che mi vieni a fare perdere tempo?”

“E dove si trova?”

“Al Corso Vittorio Emanuele” (!!!)

Esco. Ringrazio i pazienti e nelle loro facce di rassegnati pazienti vedo la mia faccia di rassegnata (im)paziente!!!

Vabbè…!!!!!!

Teatro di San Carlo, fermata d’autobus. Attendo. Cinque minuti, dieci minuti, quindici minuti. Poi si accende il display per comunicare agli astanti che le linee bus sono deviate a causa di manifestanti!

Vabbè…!!!!!!!

Almeno oggi c’è il sole, è ancora presto, io poi che tengo da fare?

E’ pure il mio compleanno! Festeggio con una bella passeggiata: Via San Carlo, Piazza Trieste e Trento, Via Chiaia, Via Filangieri, Via dei Mille, Via Colonna, Piazza Amedeo, Via Crispi, Via Michelangelo Schipa, Corso Vittorio Emanuele.

Trovo la stanza e trovo anche un essere gigante di sesso femminile, pare.

Le consegno: la prescrizione, l’attestato di domicilio, l’attestato della ASL e il certificato di residenza. Stavolta ho tutto. E’ fatta!!! EVVIVA!!!

La gigantessa mi rivolge uno sguardo tra lo stanco e lo schifato e mi dice “No, ma non è questo l’ufficio….” E mi spiega che devo recarmi a Via Chiatamone!!!

“Esattamente dove?” riesco ancora a chiedere e mi sorprendo di avere ancora voce. E visto che scopro di poter ancora parlare, con rinnovato vigore preciso: “qual è il numero civico?”.

La gigantessa non lo sa, ma si profonde in una spiegazione, pur se molto seccata.

“….allora, appena finita via S.Lucia, voi entrate in via Chiatamone. Poi, dopo pochi metri…”

“definire pochi prego!” la interrompo “Dieci? Cento? Mille?” Le chiedo con la voce che si alza di un’ottava ad ogni parola.

Si dimena per alzarsi e mi giganteggia davanti con le mani appoggiate sui fianchi. Vuoi vedere che mo’ piglio pure un paio di paccheri?

“Senta, signora, le racconto una storia” esordisco.

Comincio con un tono tranquillo che mi si isterizza pressoché immediatamente e tento di spiegarle che da Capodimonte mi hanno mandata a Via Depretis che mi ha mandata a Via Acton che mi ha mandata alla Galleria Principe Umberto che mi ha mandato al Corso Vittorio Emanuele che adesso mi sta mandando al Chiatamone e che è arrivato il momento che io mandi qualcuno a ……!!!

Non ho capito perché l’energumena si è così urtata che mi ha letteralmente sbattuta fuori dall’ufficio.

MAH! La gente è strana….

Domani andrò a conoscere quelli del distretto del Chiatamone….

Vabbè….!!!!!!!!!!

Precisazione dell’autore:

Ogni riferimento a fatti e persone è una pura combinazione.

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