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Una storia di CosmaSeini

Il mostro

Ma da dove veniva quella luce? La fonte pareva essere alle sue spalle, proprio dietro di lui, eppure non sentiva nessun calore...

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Pubblicato il 12 marzo 2018 in Horror

Tags: Horror Stanza Buio Mostro Immagine

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L'uomo aveva paura ad aprire gli occhi. Non sapeva cosa lo aspettasse una volta dissipato il buio delle palpebre, e perciò aveva paura. C'era luce fuori, la vedeva. Sentiva però che non era una luce buona; percepiva degli strani riflessi dietro il suo sottile lembo di pelle, dei riflessi bizzarri... e sbagliati.

Tuttavia sentì che doveva aprire gli occhi. Non avrebbe voluto, ma era un impulso troppo forte per essere ignorato o represso. Sapeva che la curiosità avrebbe avuto la meglio su di lui, non sarebbe riuscito a resistere ancora per molto. Quello era un sentimento umano naturalissimo, irresistibile. Nel suo caso sarebbe stato anche fatale, ne era perfettamente conscio, eppure... Sapeva già che non ce l'avrebbe fatta.

Alla fine cedette, e lasciò che uno spiraglio di luce gli colpisse l'iride. Era poca, ma ne fu quasi accecato. La pupilla gli dolse acutamente e, per cercare di distribuire il dolore in maniera uniforme, sollevò tutta la palpebra. E infine, dopo un attimo di smarrimento, vide tutto.

La stanza era semibuia, più immersa nell'oscurità che nel chiarore. Era enorme e alcuni oggetti indistinti si vedevano in lontananza, dalla forma confusa e al di fuori della sua portata. Il resto era piatto e nero, ma anche silenzioso e tranquillo. Nessun rumore, tranne forse un sibilo lontano, disturbava quella quieta scena.

Poi abbassò lo sguardo e vide la propria ombra. Osservando il pavimento sotto di sé si accorse che lì in basso la luce era più forte, al punto che poteva vedersi quasi interamente i piedi. Una lunga sagoma dritta si protendeva da essi e si allungava verso l'oscurità, mischiandosi e perdendosi nel nero che la circondava.

Ma da dove veniva quella luce? La fonte pareva essere alle sue spalle, proprio dietro di lui, eppure non sentiva nessun calore accarezzargli la schiena. Era una luce fredda, una luce morta, e da una cosa fredda e morta non poteva venire nulla di buono. E lui da dove era venuto? Era forse buono lui?

Subito sentì l'irresistibile desiderio di sapere cosa la emetteva, ma allo stesso tempo fu terrorizzato da quell'idea. Aveva davvero bisogno della verità? In fondo nel buio qualsiasi cosa creduta come verità sarebbe potuta essere tale. Anzi, lo era, lo era! Forse, in fin dei conti, avrebbe potuto attenderlo anche una cosa bella.

Ma una cosa bella si sarebbe forse nascosta e confusa nel nero? Perché avrebbe dovuto farlo? Che motivo avrebbe avuto? E perché poi se ne restava in quel tetro silenzio? No, non era quindi una cosa buona. Era malvagia, innaturale; era mostruosa. Sì, un mostro, un mostro! Doveva per forza esserlo... Un mostro che, come gli orrori nelle profondità dell'oceano, emetteva dei piccoli segnali luminosi per attirare le minute prede nella sua grande, enorme bocca, in mezzo alle sue fauci...

Ma lui non era nell'oceano, era in una stanza. Ma un mostro poteva esserci comunque, giusto? Ci doveva essere senza dubbio, altrimenti non ci sarebbe stata la luce.

Il mostro quindi c'era; era proprio dietro di lui, pronto a ghermirlo. La paura lo prese e lo permeò da cima a fondo. Sarebbe morto, sarebbe morto! Ma perché ancora il mostro non l'aveva artigliato? Quell'attesa pareva non finire mai, lo stava snervando. Che avrebbe dovuto fare?

Alla fine si decise. Si sarebbe girato e avrebbe guardato il mostro negli occhi. Avrebbe combattuto e, se fosse stato necessario, avrebbe affrontato la morte con coraggio. Non si sarebbe lasciato sopraffare facilmente. E così alla fine, cacciando un urlo per farsi coraggio, si voltò.

La luce lo accecò nuovamente e con una mano fu costretto a coprirsi gli occhi. Quando si fu abituato riprese a guardare, e ciò che vide lo lasciò a bocca aperta. Davanti a lui stava uno specchio di bella fattura, il vetro liscio e limpido e la cornice in oro. La luce pareva provenire da dietro di esso o da esso stesso, non si capiva bene. Il vetro in quel momento stava riflettendo una sola immagine: la sua. L'uomo allora si guardò dritto negli occhi e riconobbe il mostro; e quello, impertinente, ricambiò.

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