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Una storia di Antopicci

Essenziale 2049

Equilibrio

Pubblicato il 02 dicembre 2017 in Fantascienza

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E’ quando tutto finisce, che finalmente inizi a capire.

Anno 2049, 25 dicembre. Una pioggia di meteoriti è indirizzata verso il nostro pianeta. Tempo stimato di collisione: 37 minuti. Tutto il mondo, non può far altro che pensare all’imminente catastrofe. Buon natale.

M’immagino gli ultimi momenti di vita delle altre persone. Voi cosa fareste se sapeste che in circa mezz’ora foste destinati a scomparire Essenziale 49? Beh, penso che stareste vicino alle persone che amiate; la vostra famiglia, il vostro amore, i vostri amici. Magari tutti insieme nelle piazze, o in contesti più intimi come le vostre case. Io? Sto nel mio appartamento da solo. Si esatto, solo. Non pensavo che il futuro avesse in serbo per me questi piani, non me lo aspettavo proprio. Voi vi chiederete il perché. Beh, ho deciso d’isolarmi, di vivere come un’eremita, osservando come l’umanità lentamente progredisse. Un procedere da cui mi sono sempre distaccato, che ho sempre ritenuto un lento e inesorabile avvicinamento verso l’incontrollabile, verso l’apocalisse. Beh, solo ora mi ricredo, e prima di dire addio alla mia terra, ho deciso di idealscrivere questi miei ultimi pensieri. Non lo faccio per nessuno, perché non ne resterà traccia alcuna, lo faccio perché ammetto di aver sbagliato a sottovalutare l’umanità. Scusate.

Da giovane, sono sempre stato complottista, questo indubbiamente ha influito molto sul mio diffidare dalle nuove tecnologie, e soprattutto dalle persone. Crescendo, le prime si sviluppavano, mentre contemporaneamente io mi allontanavo dalle seconde, quasi come due moti simmetrici e opposti. La mia paura era che l’innovazione ci rendesse degli accomodati; gente non più capace di pensare, rassicurata dal fatto che le macchine si sarebbero occupate di ogni problema.

Tutto ebbe inizio con la televisione. E’ con questo strumento che si può parlare di “Massificazione”, è questo che ha inaugurato “La società dell’abbondanza”. Successivamente, prima con la nascita del web, e poi con l’avvento dei social network, questo fenomeno ha continuato ad espandersi e ad ingigantirsi. Ciò ha determinato un apparente appiattimento delle coscienze. Apparente, perché in realtà la mente umana è uno strumento perfetto nonostante le sue imperfezione, ma soprattutto perché non si può spegnere. Ma io ero cocciuto, e come ho detto prima sottovalutai il genere umano. Pensavo che continuando così saremmo andati verso una standardizzazione definitiva dell’uomo. In effetti un po’ è stato così, ma solo esteriormente. Verso la fine “Dell’età dell’informazione”, nel 2025, subentrarono le stampanti 3D nelle case.

Ogni persona poteva fabbricarsi, o meglio, stampare direttamente a casa tutti gli oggetti che si desideravano, naturalmente non quelli dotati di parte cybernetiche, in quanto ancora troppo complicati da riprodurre dettagliatamente. Tutto molto bello, vero? Solo in parte. Ciò causò una forte crisi per tutte quelle medio/grandi imprese che si occupavano di lavori manifatturieri. Crisi che generarono guerre civili molto violente soprattutto nell’Asia e nell’America meridionale, tutte quante represse nel sangue. Ma anche in Europa e negli USA si formarono vari moti d’insurrezione calmati alla meno peggio. Intanto l’economia Africana volava. Infatti l’Africa stava vivendo un momento di grande crescita, determinata da un forte aumento demografico, ma anche dalla consapevolezza, ormai ben fissata, dell’enorme quantitativo di materiali primi di cui il continente disponeva. Gli abitanti del nord del mondo infatti, richiedevano i materiali direttamente da loro, in quanto più economici. Ciò determinò un assottigliamento del gap economico fra i vari continenti. Tutto ciò ad un prezzo: distruzione degli ambienti naturali, estinzione di varie specie animali, inquinamento generato dalla produzione incessante di risorse. Insomma non uno scenario troppo piacevole. Naturalmente intervennero varie associazioni ambientali per cercare di porre un limite, diminuendo così i danni.

Ci sarebbero molte altri risvolti di cui parlare, come una tentata rivoluzione Hacker partita negli USA, poi diramatasi in parte anche in Europa, Russia, Cina e Giappone, che mirava a destabilizzare le fondamenta dello stato, generando un cortocircuito bancario con l’introduzione dei bit coin in sostituzione alle valute utilizzate dai rispettivi stati (2022-2024), alla liberazione della Korea del nord dal suo bimbo/dittatore (2021). Per fortuna nessuno scontro militare tra stati, probabilmente vi era la consapevolezza che sarebbe stato troppo devastante, e le cicatrici della seconda guerra mondiale, nonostante quasi passato un secolo, erano ancora presenti. Il flusso migratorio diretto verso il vecchio continente, che per circa 20 anni continuava perennemente, cambiò rotta, rimanendo o riversandosi in Africa. L’assurdo è che si creò una nuova, per quanto molto esigua, migrazione Europa-Africa. Insomma, per quanto riguardava il livello economico, il mondo stava raggiungendo un equilibrio generale.

Ciò che mi faceva più paura, non era la piega dell’andamento economico/politico, ma più che altro quello sociale/individuale. Ritornando a seguire la linea immaginaria dello sviluppo dei media che ho tracciato precedentemente, mi sono fermato all’era dei social network e del web 2.0. Questi continuarono a durare, ma si trasformarono, assumendo nuovi contorni e nuove forme. Le persone, infatti, ormai si erano abituate agli smartphone e alle varie piattaforme di condivisione web, e le abitudini, alle volte, cominciano ad andare strette. Proprio per supplire queste nuove tendenze che i consumatori andavano a cercare, vennero sviluppati nuovi mezzi per rendere la comunicazione, non più digitale, ma celebrale. La navigazione in rete, non fu più solo quotidiana e a-spaziale, ma totale. In passato erano stati messi in commercio dei primi prototipi, ma non soddisfarono del tutto il consumatore, o erano rivolti solo a specifici settori come quello del gaming. Sto parlando degli "smartglasses".

Fu Mark Zuckerberg il primo a metterli in commercio, nel 34. Questi occhiali ultra tecnologici, ti permettevano, funzionando attraverso la captazione di trasmissione neuronali, di poter gestire tutto attraverso il pensiero: connessione ad internet, utilizzo a distanza degli apparecchi elettronici vicini a te, modificazione della realtà immediata attraverso filtri; il mondo intorno a te, diventava come tu lo volevi. Naturalmente non cambiava solo il mondo, o il modo di operare in esso, ma anche, e soprattutto, il modo di relazionarsi. La gente s’ingannava, o si autoingannava, mostrandosi per quello che in realtà non era, facendo cose che in realtà non gli appartenevano, vivendo in un mondo che in realtà non c’era. Ad esempio una persona poteva provarci con un’altra, cercando in contemporanea attraverso gli occhiali i modi migliori per approcciare, o addirittura modificando la bellezza altrui, in modo tale da poter costruire un idealtipo di uomo o donna a seconda del suo gusto. Entrambe le parti erano consce di questa falsità, ma gli andava bene. Anche in ambito lavorativo gli smartglasses erano utilizzati, come supporto, o come sostituto. Un uomo o una donna potevano non sapere nulla di ciò che stavano facendo, ma con la selezione rapida delle giuste informazioni, ed un ottimo utilizzo di questa tecnologia, compivano perfettamente le loro mansioni. In certi luoghi il loro utilizzo era limitato, come ad esempio nelle scuole, ma presto ci si accorse di come il futuro fosse strettamente collegato a questi strumenti, di conseguenza venne permesso agli studenti di affrontare interrogazioni e compiti con le lenti intelligenti e vennero progettati corsi per il loro corretto utilizzo. Naturalmente molti erano contrari a questo nuovo modo di vivere, e in virtù degli antichi valori, chi in un modo, chi in un altro, si rivoltarono. Ma anche il corpo di polizia ne era provvista, anzi, ne aveva un paio speciale che permetteva di localizzare, attraverso una scansione simultanea della temperatura corporea e delle dinamiche chimiche corporali, soggetti che manifestavano sintomi di rivolta, fermandoli ed arrestandoli. Io stesso venni arrestato per principio di cospirazione. 1 anno di galera, divennero 3 mesi per buona condotta. Fu lì, dietro le sbarre, che capii che per un uomo come me, isolarsi sarebbe stata la soluzione giusta. Non volevo avere niente a che fare con le altre persone, troppo diverse da me, troppo presi da queste nuove tecnologie. I miei contatti con gli altri si limitavano alle azioni più quotidiane. Come fare la spesa, comprare sigarette e alcolici o comprare oggetti che mi riportavano al mio vecchio mondo. Questi erano difficili da trovare, vi erano solo pochi negozi che li rivendevano. Sigarette ed alcol, invece, sono rimasti come sempre li abbiamo conosciuti. Trovo questa cosa molto divertente. Sono riuscito a vivere per diverso tempo scrivendo per una rubrica chiamata “Antitec”. Avevo un certo seguito, e tenevo in giro per l’Italia alcune conferenze. Col passare del tempo, però, i seguaci diminuirono, e la rassegna fu rimossa. Dovetti cercare un nuovo lavoro. Venni assunto come magazziniere. Inutile dire che lavoro di merda fosse per me

Era il 2041, anno in cui fecero la comparsa i primi robot, anche detti “Smartmachine”. Erano in sostanza uomini di metallo. Differivano per forma anatomica a seconda dell’impiego che occupavano. Incominciarono ad affiancarli agli uomini in numero esiguo, solamente per lavori manuali. Non potevamo far altro che ammirare la loro efficienza, la loro resistenza e durata. 16 ore di autonomia, 8 di carica: erano macchine lavoratrici perfette. Venne avviata la produzione di massa. Nel 2045 tutti i lavori manuali, furono coperti dai robot. Le persone aprirono dei mutui per comprare le prestazioni dei robot, in modo tale da essere stipendiati per il lavoro compiuto dai loro “NewSlaves”, nuovi servi. Ciò garantì la quasi totale uguaglianza ad ogni cittadino del mondo, e la totale libertà; di acculturarsi, di divertirsi, di coltivare un hobby, o di trovare nuove forme di guadagno da sommare al salario del robot. Naturalmente vi erano ancora delle professione che non potevano essere sostituite dalle smartmachine, in quanto ancora troppo umane. Era un tema molto sensibile, attorno al quale ci si dibatteva molto. Nelle ProTV (Tv nel quale ci si poteva proiettare ed aver parte attiva nella trasmissione), non si parlava d’altro. La politica, ormai, era passata in secondo piano, in quanto il mondo ormai era pressoché autogestito.

Fu in questo periodo che cambiai valutazione su ciò che mi circondava. Un giorno, facendo i miei soliti giri quotidiani, mi accorsi di una giovane coppia, dotata di smartglasses, che si baciava appassionatamente, rimasi colpito da ciò. Continuando la mia ronda, notai un’allegra famigliola che rideva e scherzava, tutti (addirittura il cane!) muniti di occhiali. Per strada percepivo il vibrare di emozioni positive, in ogni dove. Ritornai a casa come folgorato, conscio di aver sbagliato tutto.

Era il 2046. Dovevo rimediare al mio sbaglio. Incominciai a scrivere un trattato che intitolai “De l’adattamento, e bilanciamento dell’emozioni umane”. In sintesi, è un’analisi di come le innovazioni umane, dall’alfabeto, fino agli smartglasses, dopo un certo periodo di rodaggio, siano diventate supporto, ma anche propulsore, dei sentimenti dell’uomo, permettendoci di sentire più intensamente. Permettendoci di evolverci come specie. Oggi, l’homo sapiens sapiens, si sta evolvendo in “Homo sensorium”. Un uomo che, grazie all’utilizzo della tecnologia, è più sensibile nei confronti dell’altro, godendo di sensi amplificati, potendo scavare più in profondità nell’interiorità altrui. Potendo finalmente ritenersi libero da limiti e barriere erette dall’inconscio. Potendo conoscere più di se e dell’altro.

Tolsi gli occhiali, e finii di scrivere attraverso il pensiero. Presi l’ultima sigaretta dal pacchetto, la mia ultima sigaretta. Mi affacciai dal balconcino accendendomela. Fuori si vedevano alcuni razzi spiccare il volo. Vi erano alcune basi spaziali che potevano ospitare persone. Il bello dell’uomo è che tenderà sempre a ricercare la salvezza. Non importa quanto sia catastrofica la situazione. E’ una qualità che ci portiamo dall’alba dei tempi. Il bello dell’uomo è che tenderà sempre verso un punto di equilibrio. Per quanto ci siamo danneggiati a vicenda, non ci distruggeremmo mai. E’ inscritto nel nostro DNA. Per quanto possa essere sembrato distopico il futuro, siamo riusciti a continuare ad essere umani, anzi, più che umani. L’essenziale, della nostra storia, è che continueremo a superare limiti, ristabilendoci per bilanciare il contraccolpo, come quando si oltrepassa la barriera del suono. Noi non saremmo mai causa della nostra fine. Solo la causalità della natura, sarà la giudice assoluta delle nostre vite.

Buttai il mozzicone della sigaretta ed aspettai.

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