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Una storia di Maricapp

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Questa storia è presente nel magazine Racconti brevi e Poesie improvvise

I profumi della vita

A ciascuno il suo, i suoi

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Pubblicato il 17 giugno 2018 in Avventura

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Il gelsomino si arrampicava, veloce come i miei primi anni, spandendo il suo profumo nelle notti chiare, riempite da sogni infantili e da carezze materne. Io respiravo felice ignara del futuro, aspettavo soltanto il latte caldo ed i biscotti della mattina che sarebbe arrivata con la nonna, le sue storie infinite, gli abbracci e la cura meticolosa per i fiori del nostro giardino.

Le ginestre riflettevano il sole dell'isola, riempiendola di quell'inebriante profumo che mi toccava l'anima. Correvo con lui su per le colline e giu' fino al mare. Ci buttavamo stanchi sulla sabbia appena tiepida e mi guardava con occhi seri, che avevano dentro tutta l'adolescenza che stava arrivando e lo turbava. Mi prendeva la mano ed io che non capivo, ridevo di lui e della sua improvvisa serietà.

La camomilla con il suo profumo tranquillo si mischiava ai papaveri, la terra odorava d'estate ed i tuoi occhi erano dello stesso colore dei fiordalisi, i miei dell'erba che cresceva intorno. Quelle stagioni sono chiuse nel cuore, cosi' come nel cuore resta imprigionato per sempre il tuo sorriso. Eri il mio primo amore violento come i colori dell'estate, arrabbiato come a volte é il mare, perduto come si perde una cosa preziosa che non ritroveremo mai piu'.

I fiori d'arancio tra le mani, le lacrime agli occhi, un abito lungo e bianco, la chiesa profumata di gigli e tuberose, l'organo che suonava l'Ave Maria ed io che tra fiori e musica felicemente davo un addio definitivo alla spensieratezza per entrare nella consapevole giovinezza di moglie di un uomo che pensavo essere il mio. Ma i fiori appassiscono, il profumo svanisce lasciando il posto allo sgradevole odore della fine. Cosi' le illusioni passano lasciando il posto all'infelicità.

I grandi mazzi colorati composti da tanti fiori sontuosi nella loro eleganza ed i profumi mischiati e stordenti che ogni mese di luglio ti mettevo e ti metto tra le giovani braccia , scandiscono i tuoi compleanni e la mia gioia di esserti madre. Ti ho amata senza riserve appena ti ho vista cosi' piccola, rosea e con il nasino schiacciato. Abbiamo ricevuto, io e te, tantissimi fiori per festeggiarci, per dimostrarci amore, affetto, amicizia. C'è sempre un girasole per te. Ogni anno, per ricordarti che sei nata in un giorno caldo di sole, per augurarti tanti giorni felici.

Le rose erano tutte intorno a te. Le avevo volute io, cosi' come avevamo voluto insieme i garofani rossi per papa'. Il loro profumo mi stordiva, il dolore mi distruggeva dentro. Avro' sempre bisogno di te, sentiro' per sempre il tuo profumo dolce di mughetto intorno, sarà come averti ancora qui.

Oggi siedo qui sul mio terrazzo fiorito, nel tramonto mio e del giorno, circondata dai gelsomini della mia innocenza, dalle zagare che con il loro profumo intenso mi riportano la' dove tutto è iniziato e finito, dalle piantine di fiordaliso che mi ricordano chi non scordero' mai. Tra tutti i fiori che amo, dalle gioie e dai rimpianti, dagli anni vissuti, a respirare il profumo dell'aprile, in compagnia della mia vita.

Una piccola casa con il cancelletto che cigolava come gli usignoli. Il cortile, un contenitore di profumi, odori, essenze che hanno scandito anni infantili con lei, mia nonna e il profumo di lavanda...

Appena varcavo il piccolo cancello venivo accolta da Rudy, dal profumo di lavanda e da lei, mia nonna.

-Vieni Ornella, la lavanda è in attesa di essere raccolta, ti aspettava...

Poco più che bambina quello per me è sempre stato un giorno speciale che attendevo tutto l'anno. Dopo Natale, l'Epifania e il mio compleanno veniva il giorno "della raccolta".

Una specie di vendemmia della lavanda. In una sorta di rito, che assumeva ai miei occhi un chè di mistico, mia nonna mi annodava un grande grembiule, mi metteva i guanti da giardino e in mano una piccola cesoia che io pensavo servisse anche per tagliare il pollo. Con quei semplici strumenti si andava, seguite dal miagolio di Rudy, nel suo piccolo ma curato giardino quasi completamente occupato da grandi cespugli di lavanda e si iniziava a procedere con il taglio dei gambi. Il profumo intenso dei fiori oramai polposi mi colpiva come una ventata che inspiravo profondamente. Ossigeno per emozioni mai più dimenticate. I mazzi tagliati in modo grossolano venivano adagiati nel grande cesto che la nonna usava nella stagione fredda per metterci la legna. Quando arrivavano le belle giornate, lo ripuliva bene e lo foderava con un vecchio asciugamano di lino liso dagli anni; ricordo del suo corredo da sposa.Quando penso a mia nonna la vedo lassù tra le nuvole con il grembiule rosa e il cesto pieno di lavanda. E mi sorride.

Lo so nonna che sei felice lassù vedrai un giorno tornerò ad aiutarti a raccogliere la lavanda. Ciao nonna.

Quando il cesto non riusciva più a contenere i grandi mazzi profumati lo portavamo in cucina dove con delicatezza veniva svuotato del suo prezioso contenuto sopra il tavolo di marmo.Poi ad uno ad uno ai gambi venivano tolte le foglie e tagliati tutti della stessa lunghezza, nè troppo corti, nè troppo lunghi. Mia nonna ci teneva molto a questa operazione millimetrica. L'aroma intenso del fiore si spandeva per tutta la cucina, per tutta la casa fino ad arrivare in strada.

-Nonna che buon profumo...mi piace tanto.-

-Lo so piccola, pensa che questa cosa la vedevo fare alla mia nonna...mariavergine come che passa el tempo...-

Sì nonna di tempo da allora ne è passato tanto ma tu sei sempre qui con me e anch'io ora raccolgo la lavanda e anche se nessuno mi aiuta so di non essere sola.

-Adesso Ornella prendiamo questi bei nastri di raso e leghiamo i mazzi di lavanda, mi raccomando non devono essere troppo grossi. Ecco così va bene brava...-

Con il nastro di raso bianco, tanto da farmi pensare al bouquette di una sposa, stringevo i gambi annodandoli stretti, poi la nonna faceva un bel fiocco trasformando quei semplici fiori in una cosa romantica ed elegante.

-Nonna, con questo nastro bianco sono ancora più belli. Quando mi sposerò ne voglio uno così, con un grande fiocco bianco...è bellissimo!-

La nonna rideva senza dire niente, lasciandomi con un dubbio: forse non voleva che mi sposassi. Poi i mazzi di lavanda venivano appesi ai chiodi delle vecchie travi della cucina.

Un cielo di lavanda profumato.

Tornata a casa, per giorni mi opponevo a mia madre perchè non mi costringesse a fare il bagno. Non volevo che il profumo se ne andasse via.

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