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Scrivere d’amore: intervista a Eleonora Sottili.

La scrittrice risponde alla community di Intertwine.

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Pubblicato il 21 febbraio 2018 in Giornalismo

Tags: eleonorasottili scriveredamore intervistacollaborativa community iniziativeeditoriali

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L’amore è una cosa seria ma scrivere d’amore, per noi di Intertwine, lo è ancora di più! Ben oltre le festività commerciali del periodo, abbiamo seguito le tracce di 7 personaggi in cerca d’amore per capire quali siano le caratteristiche delle love story narrativamente riuscite. Poi, con il vostro contributo, ci siamo posti una serie di domande da rivolgere a una scrittrice esperta in materia: Eleonora Sottili, insegnante Scuola Holden e lettrice Einaudi.

In questa corrispondenza d’amorosi testi, ecco le risposte dell’autrice di “Il futuro è nella plastica” (Nottetempo, 2010) e “Se tu fossi neve” (Giunti, 2015) sul tema dello scrivere d’amore. Grazie a tutti gli utenti della community di Intertwine per aver partecipato a questa nuova intervista collaborativa.

"Credo che per scrivere la prima cosa è stare attenti,

attenti a quello che ci capita e a quello che accade intorno a noi."

Eleonora Sottili by
Eleonora Sottili by

Partiamo dall’inizio, ovvero da quello slittamento continuo fra finzione e realtà che fa parte di ogni atto narrativo. Nel caso specifico: come si può scrivere d'amore: vivendolo e testimoniandolo o inventandolo?

Credo che quando proviamo a raccontare una storia d’amore, così come quando proviamo a raccontare qualsiasi altra cosa, ci dobbiamo muovere in molte direzioni diverse. Di sicuro diversi spunti e suggerimenti ci arriveranno proprio dai nostri ricordi, da quello che abbiamo vissuto. Anche perché, a mio parere, l’elemento autobiografico c’è sempre quando si scrive, anche quando viene modificato, alterato nascosto, persino quando chi scrive non si rende neppure conto di parlare di sé.

Ma anche tutto quello che vediamo negli altri, i racconti che possiamo rubare in treno, in tram, la storia di qualche amico o la suggestione che ci regala un’opera d’arte possono entrare nel nostro racconto. Credo che per scrivere la prima cosa è stare attenti, attenti a quello che ci capita e a quello che accade intorno a noi.

Passiamo alla questione dello stile con due domande in una: cosa rende una storia d'amore una storia scritta in modo banale: il modo di scriverla o la trama in sè? Detto altrimenti, lo stile può effettivamente condizionare il valore di un racconto d'amore o al contrario bisogna "saperlo scrivere", indipendentemente dalle scelte narrative?

Sono piuttosto d’accordo con chi dice che alla fine le storie che si possono raccontare sono al massimo tre o quattro e che sono già state tutte raccontate, basta prendere Shakespeare e si capisce che è proprio così. Lo spazio dell’autore a mio parere è tutto nel come. Il come non è solo una questione di scrittura – che è comunque importantissima -, ma anche di inquadratura, dello sguardo che si riesce a far sentire dietro a ogni parola, dei nessi che si riescono a vedere tra elementi e situazioni. A me piacciono quegli autori capaci di farti guardare le cose che hai davanti agli occhi tutti i giorni in un modo nuovo e diverso. È quello che nell’arte hanno saputo fare Van Gogh e Andy Warhol, non potremo mai più incappare in una scatola di zuppa o in un girasole senza stupircene grazie a loro. In letteratura, tra gli altri, lo fanno Philip Roth, De Lillo, Tuena e Starnone.

Il fatto è che l’amore è principalmente un fatto di interiorità e di sensazioni. Allora: quale sensazione o sentito, dovremmo ascoltare del "nostro" perchè la consegna d'amore rispecchi la nostra visione dello stesso?

Credo che tutto quello che pensiamo e sentiamo possa arrivare al nostro lettore soltanto attraverso i personaggi che creiamo. Quando sto per iniziare una storia, la prima cosa che vedo è chi in questa storia si muoverà, se sarà una donna o un uomo, come avrà i capelli, come si vestirà, se vorrà mangiare al ristorante o in casa. Devo sapere quasi tutto del mio personaggio. Com’era da ragazzino, cos’è che non ha funzionato, di cosa ha paura. Alla fine succede che lui o lei prende vita e quando è abbastanza vivo, di solito una delle prime cose che lo preoccupano può avere a che fare proprio con l’amore. O viene lasciato, o non è più felice con la persona che ha accanto o non riesce invece a innamorarsi di nessuno perché ha troppa paura. Qualsiasi sia il suo problema io non farò che seguirlo e fidarmi del fatto che in qualche modo riuscirà verso la fine della storia a trovare un modo per risolverlo.

Nessuno si stava baciando, pensò Jason. Probabilmente succedeva lungo i binari, più che altro. Ci aveva fatto caso una volta, che era bello andare dove partono le cose, navi, treni, pullman, perché lì la densità dei baci e degli abbracci aumenta toccando picchi inaspettati.

Ecco come Eleonora Sottili ha introdotto il tema dell’amore fra le righe del suo ultimo romanzo “Se tu fossi neve”: è il momento dell’innamoramento, quando Jason Polan incontra La Ragazza col Cappello da Fantino. Ma, oltre quel fatidico attimo, cosa significa per uno scrittore riuscire a scrivere non solo della fase iniziale dell'amore, ma anche della sua fine? Con quali emozioni deve entrare in contatto?

Uno scrittore deve sapere a mio parere entrare in contatto con tutte le emozioni. Il primo momento, quello dell’innamoramento, anche se bellissimo spesso porta tanta paura e smarrimento quanto la fine di una storia. E allo stesso modo la fine, anche quando non vogliamo vederlo, porta sempre una buona dose di sollievo e euforia insieme alla tristezza e al senso di perdita. Le emozioni sono complesse e perciò la cosa migliore è provare a raccontarle facendo muovere i personaggi, facendoli vivere. Flaubert in Madame Bovary è soprattutto preoccupato di fare esistere Emma, di farle inventare nuovi sotterfugi per vedere i suoi amanti o di farle spendere cifre che non si può permettere fino a rovinarsi, così riesce a parlarci della passione folle e della disperazione della sua eroina. E la stessa cosa fa Hemingway con il suo pescatore de Il vecchio e il mare. Nessuno di questi scrittori si occupa di parlare delle emozioni quanto di rendere i personaggi vivi, veri. Soltanto così a mio parere le emozioni che vogliamo raccontare, manterranno anche sulla pagina tutta la loro complessità e verità.

Sicuramente il primo legame tra due persone è magico ma è davvero così difficile raccontare in modo interessante l'amore che si riscopre di giorno in giorno, anno in anno?

Proprio un libro bellissimo come quello citato nell’articoloLe nostre anime di notte di Kent Haruf – parla della quotidianità dell’amore e lo fa in una maniera molto delicata e insieme intensa, tra l’altro con un impianto narrativo e una scrittura semplici. Ma in ogni racconto ci vuole uno sviluppo e una trasformazione, perciò non si può raccontare una cosa che resta identica attraverso il tempo, ci vuole una crisi, una trasformazione, un rilancio. Detto questo raccontare la quotidianità riuscendo a renderla speciale è la sfida più bella per uno scrittore.

Se non c’è conflitto, se non c’è la tensione verso un desiderio che per qualche ragione non riusciamo a raggiungere, allora non può esserci un racconto,

dal momento che il conflitto è proprio uno degli elementi fondanti della narrazione.

Ma, in fondo, esiste un grande e profondo amore senza dramma?

Se consideriamo la parola dramma nella sua accezione di rappresentazione di un conflitto, credo che il problema non sia tanto quello di capire se può esistere una storia d’amore senza dramma, quanto piuttosto se possa esisterne il racconto. E la risposta in questo senso è no. Se non c’è conflitto, se non c’è la tensione verso un desiderio che per qualche ragione non riusciamo a raggiungere, allora non può esserci un racconto, dal momento che il conflitto è proprio uno degli elementi fondanti della narrazione. Ma forse nella vita è tutto diverso e ci possono essere grandi storie d’amore senza neppure un problema. Noi vogliamo continuare a crederlo e perciò ci piace tanto quando prima dei titoli di coda compare la scritta e vissero felici e contenti.

Attingendo all’esperienza del singolo, ognuno di noi può scrivere un pezzo della sua storia d'amore o corriamo il rischio di essere banali?

Ogni storia d’amore può essere raccontata senza risultare banale, anche la nostra, persino quella che abbiamo vissuto alle elementari col compagno di banco o durante quella vacanza al mare da ragazzini. Quello su cui dobbiamo riflettere è il come raccontarla: è la stessa differenza che corre tra la nostra foto scattata per essere postata su fb e lo scatto di Cartier-Bresson o Robert Doisneau. Nelle immagini di questi grandi fotografi ci saranno un’intensità, una bravura tecnica e una riflessione sull’inquadratura che molto probabilmente il nostro scatto delle vacanze non avrà. Allora quello che dobbiamo fare è soprattutto cercare l’originalità non tanto del momento che scegliamo di raccontare, quanto del nostro modo di farlo, che dovrà essere speciale, molto personale e nuovo.

Chiudiamo con la domanda delle domande: nonostante sia stato scritto molto sull'amore, anzi, moltissimo, questo argomento potrà mai dirsi esaurito?

Non credo che un argomento si possa esaurire, c’è sempre un nuovo modo di descriverlo, c’è sempre un dettaglio che finora non è stato esplorato e che può diventare il centro del nostro racconto. L’essere umano sarà sempre interessato all’amore, perché è uno dei sentimenti che lo muove, lo fa soffrire e sentire vivo, lo fa desiderare. Di conseguenza, sono sicura, si scriverà ancora molto a riguardo!

Dite la verità: non potreste continuare a leggere le risposte di Eleonora Sottili in tema di love story per ore e ore? Purtroppo il tempo a disposizione per questa intervista collaborativa è volto al termine ma l’esperienza è stata piacevolissima!

Grazie infinite a Eleonora Sottili per aver accolto la nostra iniziativa col suo consueto sorriso, regalandoci esempi preziosi e tanti spunti di riflessione, utilissimi per gli appassionati di scrittura di Intertwine.

Ma non finisce qui…

Quanto a noi, l’appuntamento è al prossimo esponente di spicco dello storytelling chiamato a rispondere alle domande che, all together, gli rivolgeremo su un nuovo tema.

Vuoi scoprire di chi si tratta? Continua a seguirci e tieni a portata di mano penna e tastiera: il prossimo scrittore aspetta anche la tua domanda!

Le domande di questa intervista sono state raccolte e selezionate da Martha Bartalini e Luigi Maiello, con la collaborazione di Valeria Coppola per la parte grafica.

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