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Una storia di P3PP4R10

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La tavola pitagorica della natura

Edward Hopper Portrait

Pubblicato il 20 febbraio 2017

“Adamo ha chiamato la sua casa cielo e terra; Cesare l’ha chiamata Roma; tu forse chiami tuoi la bottega di un calzolaio, cento acri di terra, la soffitta di un letterato. Anche il tuo dominio è grande come il loro. Costruisci dunque il tuo mondo. Quando conformerai la tua visione alla pura idea della tua mente, ti si riveleranno le sue grandi proporzioni”.

(R.W. Emerson)

Come un diamante, conficcato dietro la nuca, si fa largo tra pensieri balordi, tra sudore e calore, dentro un pomeriggio placido che vive di luce, così il sole, assordante si riflette in un riverbero del vetro di una finestra illuminata.

Come un diamante conficcato tra i pensieri di corde tese e nostalgia, di cose che potevano succedere, ma non sono mai accadute. Solitario come un viaggiatore e triste come un albero in agonia. Un pomeriggio d’estate che scioglie ogni cosa, che trasforma le pareti in sudari e che rende appiccicosi i pensieri più zuccherini, che stravolge e irradia ogni segmento della stanza, proprio dove lei usa studiare, sì, dove lei riflette e vive la propria vita e ricorda la sua prima volta, la sua prima lacrima di rugiada, il suo primo rapimento.

Era d’estate così bella e così nuda, proprio come doveva essere. Fu durante un convengo di zanzare con il giubbotto anti proiettili e di tafani alla ricerca disperata di un primo impiego. Fu durante un pranzo della domenica maestoso, dove tutti banchettarono, formiche incluse.

Era un caldo pomeriggio d’agosto. Lui la vide mentre era stesa sul letto, leggeva solo sonetti d’amore, e fumava sigarette, per noia. Perché non c’è altro da fare quando la calura ti assale, se non bere tè freddo, leggere poesie d’amore e fumare; è così facile, in solitudine, vivere secondo noi stessi, a volte.

L’amore va in vacanza e indossa un panama d’ordinanza e zoccoli di legno e camicie di lino bianco. E si muove lento, perché non è animale a sangue freddo, perché non è cacciatore solitario. La tavola pitagorica della natura volta a est, vive a est, e tramonta a est. Ci sono leggi che non possono essere eluse, ci sono onde che si stagliano e travolgono ogni cosa, prima di tutto il pensiero, prima di tutto il sentimento e la gaia onniscienza.

"E i fondamenti sono nello spirito e l’elemento dello spirito è l’eternità".

La casa è un tipico villino di mare. C'era una strana luce e una freschezza che nessun posto di montagna può possedere. La casa era viva: brulicava di corpi, di sentimenti e di pensieri contrastanti. Ci sono camicie che non possono essere portate abbottonate e poi ci sono persone che non aspettano altro che aprire i propri cuori al desiderio, alla gioia.

La felicità è un bambino che incespica dentro ciabatte di adulti lasciate sbadatamente incustodite. La felicità è un bambino che sale su un letto disfatto in un pomeriggio pigro e appiccicoso. La felicità è nuda come l’amore che lui non sa più nascondere. Ci sono rimorso, ripensamento per un gelido sentimento invernale, lontano e dannato. Inverno spietato e perfetto come un panorama innevato, innerva tutto e non restituisce nulla, quasi.

L’aria è ferma adesso e non ci sono soluzioni per chi porta scarpe chiuse. C’è da fare tanta strada, a piedi o in auto, c’è da bere un bicchiere di coca cola con ghiaccio in compagnia. C’è da festeggiare qualcuno che non sospetta di avere così tanti amici a fianco.

Ci sono persone inaspettate che si rivelano migliori, e ci sono ambizioni che non trovano pace né riposo nell'estate del cuore, in tutte le cose che sono rimaste incompiute, pensieri, parole, desideri, case, amori.

Ci sono persone che vivono di riflesso una vita baciata dalla fortuna, e poi ci sono gli eroi del quotidiano, che danno senso alla loro vita, solo cuocendo qualcosa dentro una padella usata. C’è soprattutto una casa che io amo e che è toccata dal sole, ed è il sole che tramonta a est. Il coraggio non è sempre un ruggito. A volte il coraggio è la calma voce alla fine del giorno che dice: “proverò di nuovo domani.

Probabilmente sono un uomo solo. E anche la nostalgia non è voluta. La gente trova qualcosa nel tuo lavoro, la traduce in parole e poi va avanti per sempre. Del resto, perché non dovrebbe esserci nostalgia nell’arte? Io non ho temi voluti consciamente.

(Edward Hopper)

"La tavola pitagorica della natura"

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