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Una storia di MirianaKuntz

Se potessi amare

Il San Valentino di chi ama sempre.

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Pubblicato il 13 febbraio 2018 in Storie d’amore

Tags: sanvalentino amore desiderio unici coppia

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San Valentino è la festa degli innamorati non dei fidanzati. Crediamo sempre che quando si parla d’amore si parla di anello al dito e contratto col sangue.

L’amore è un’altra cosa. La sua festa è un’altra cosa.

San valentino è anche la festa di chi ama ma non è riamato, di chi ha amato con tanta tenacia e determinazione e poi ha smesso, perché faceva solo male. E’ la festa di chi ha davanti agli occhi due che si tengono per mano ingiustamente o forse scioccamente, e non può dire una parola. E’ anche la festa degli –innamorati soli- quelli che non si sentiranno dire ti amo, ma lo penseranno tantissime volte, senza poterlo dire, la festa di chi non può stare insieme per un motivo o per un altro, la festa di chi si è trovato a temporeggiare, di chi ha svoltato strada senza volerlo fare, di chi ha nella testa solo un paio d’occhi per volta, e a volte sempre gli stessi per tutta la vita.

Io non so se la odio o mi fa sorridere questa festa, so solo che ogni volta è un po’ strano.

A volte mi è sembrata una festa felice, altre volte ho dovuto mandare giù bocconi di mancanze, altre volte l’ho trascorsa come una giornata normale, perché –nulla di straordinario era successo sotto ai miei occhi.-

Quelli che corrono a comprare cioccolatini e rose rosse, mi fanno sentire un po’ a disagio, tutto bellissimo, se non fosse che poi tutti gli altri giorni sono con gli occhi puntati su altro, a prendersi gioco di chi ama davvero, a fingere una storia che non si regge in piedi.

Li odio quelli lì, perché dell’amore non c’hanno capito proprio niente.

Non è la cena sul lago illuminato, non è il pacco col fiocco gigante, non è nulla che puoi mettere in una busta o in uno scatolo, e portartelo dietro.

Quando è amore non te lo puoi portare in tasca, non puoi tenerlo in auto, non puoi nasconderlo né oscurarlo. L’amore brilla e fa brillare, l’amore è più delizioso dei cioccolatini con la frase romantica, più profumato delle –rose ammazzate- tenute insieme da un nastro, più dolce di una vivanda in un piatto in ceramica servito su una loggia al ridosso del lago.

Quando è amore è silenzio di occhi, e rumore di baci. E’ panchina nel parco e freddo sui giubbotti, è schiena contro il muro, è cancello di casa che non fa in tempo a richiudersi che si apre di nuovo per un ultimo bacio. E’ pizza al volo nella pizzeria dove vai sempre, è vestiti normali, è una chiacchiera sotto casa, o poco più in là. L’amore non si traveste di bugie, non è capace di prender tempo, l’amore se è amore esplode, come una bomba chiodata, che non si preoccupa dei suoi effetti collaterali, ma del suo raggio d’intensità.

Quando arriva questo giorno io mi sento sempre sola, perché non c’è nessuno ad abbracciarmi, perché non ho la luce necessaria per fare brillare le cose, perché non c’è chi mi corre in contro al cancello, non c’è chi si divide il freddo insieme a me, non c’è chi mi assaggia, né chi si perde a parlare con me per tutta la serata.

Potrei accontentarmi se volessi, potrei trovare sotto mano una cosa che più o meno riesca a brillare, ma non sono mai stata capace di accontentarmi di niente. Non per –ingordigia- ma è che posso mettermi le scarpe senza griffe al piede, ma non un amore senza amore al cuore.

Non lo accetto, non lo sento.

Sarebbe come mettermi addosso dei vestiti della misura sbagliata, apparire ridicola, soffrire comunque di un freddo fastidioso ai margini della schiena, e poi spogliarmi, lì davanti a tutti, in preda al nervosismo.

Non mi vesto se non sento mio quel vestito, non amo se non sento mio quell’amore.

Ed io che mi sono sempre imbattuta in cose difficili, mi rendo conto di essere andata in un negozio sbagliato, non per la mia età, non per i soldi che possiedo., Forse mi sono sempre sopravvalutata troppo in questo, forse pensavo solo di farcela e basta, sta di fatto che in fondo non ce l’ho mai fatta davvero: la persona che volevo non mi voleva, o non era in grado di volermi, o non poteva volermi, insomma quella persona –non voleva esserci per me- non nel senso in cui speravo.

Mi sono scelta degli amori difficili, perché difficile era la mia vita, e per un’assurda legge psicologica, ci si avvicina sempre a ciò che si conosce, anche se ciò che conosci è male o cattivo.

Io vado sempre in contro a Tir con bombole di gas metano, con un lanciafiamme stretto tra le mani, con lo sguardo fisso su un punto. Scoppio, e alla fine mi dissolvo.

Forse l’amore non dovrebbe essere una sfida, né qualcosa che conquisti col tempo, se è amore è carezza: di quelle che dopo una lunga corsa sotto al sole, ti lascia sedere al fresco e ti porge un bicchiere d’acqua fresca. Di quello che ti mette a letto, di quello che ti tira su le coperte, che ti ascolta dormire, di quello che piuttosto che farti stare male, fa stare male tutti gli altri, anche sé stesso.

Forse è pretendere troppo in un mondo dove stasera la gente –fa richieste sui regali di domani- che ha già preparato il vaso per i fiori, che tassativamente se non arriva niente non darà niente.

Un po’ come carne da macello, di chi si lascia toccare, se tu hai toccato i suoi desideri e li hai risolti.

Io non sono carne da macello, i miei baci sono stati baci veri, spinti dalla pompa carnosa del cuore, costeggiati dal respiro affannoso dei miei desideri, appannati dall’irrazionalità di una bocca che non riesce più a parlare.

E quando amo non voglio nulla in cambio, se non l’amore stesso.

Mai per dovere, mai per costrizione, mai per gratitudine.

Amore, amore e basta.

Allora l’idea del mio san valentino perfetto non è altro che un giorno normale, che spalanchi la porta di casa o il cancello di ingresso e gli salti al collo, che non ti aspetti rose, che non hai niente da scartare, se non il suo sorriso. Allora forse un giro a Napoli o un giro sotto casa, con la radio accesa a fare gli scemi, perché io so cantare, ma non canto mai davanti a nessuno. Serata di carezze sulla tempia, di freddo lasciato fuori ai vetri, di vestiti poco caldi, e di mani fredde che si cercano all’infinito, fino a toccarsi, a stringersi, a cucirsi insieme.

Un cioccolatino di bacio, un anello di pasta di pizza al dito, opaco come pochi ma quasi luminescente sotto il riflesso di due occhi lucidi. Il mare incazzatissimo in questi giorni di un freddo che ti stende, con le onde scapigliate e i lampioni a luce bassa. Con la musica di un venditore di cose qualche passo più in là, le spalle contro il suo petto, mentre guardi un mare che non può finire, e un freddo che finisce se resti in quelle due braccia. La luna che esplode, e la neve invisibile su una Napoli ghiacciata a metà, senza pioggia, senza affanni, senza nascondersi da niente. Un –amore- che sussurri a bassa voce, quasi ad aver paura che l’infelicità stia lì ad ascoltare e te ne dia una dose. A bassa voce, come ad essere gelosi di tutto.

Un amore semplice, dove domani hai mal di gola, dove domani ti svegli già sorridente, dove ti grida il buongiorno, dove tu sorridi –il buongiorno- dove non c’è più bisogno di niente, perché si ha già tutto.

Dove sei sazio senza mangiare, dove parli senza parlare, dove anche il mare ti sembra solo la metà della sua bellezza, dove se vedi una stella cadere non hai niente da sperare.

Dove davanti a quel mare incazzatissimo senti la pace di un amore –diverso- che non ha eguali né simili, che non si veste e né si spoglia, che è perfetto così, bambino e adulto, sporco e pulito, elegante ed esagerato.

Sfacciato e maldestro.

Quell’amore, senza cornice e senza martello, che si tiene al muro senza collanti, perché si affaccia su tutto, e tutto possiede.

E’ così che amerei, se potessi amare.

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