scrivi

Una storia di Pierpa0l0

Hanno contribuito

4

Sapore

l'intreccio dei sensi che fa star bene

Pubblicato il 21 aprile 2015

2

Non e' elucubrazione da scrittori in cerca d'effetto : i sensi si legano voluttuosamente ai sentimenti . Fin da neonati cresciamo stabili e rinforzati da una relazione fondata sull'odore e sul sapore della mamma , la cui percezione ci lega per la vita.

Per tutti il semplice ricordo del profumo infantile di una torta , dell'odore dolcemente maturo della nonna , la barba del papa' a pungerci le mani , e di qui all'infinito, evocano momenti di felicita' a cui dobbiamo la nostra impalcatura adulta .

Giovani, innamorati, vinti dalle tempeste della pelle, conserviamo diffuso in noi l'identikit biologico e denso di feromoni che rende nostro e solo nostro colui o colei che ci accompagnano la vita . Custodire quest'impronta rafforza l'appartenenza e ci rassicura .

Al massimo grado dell'innamoramento colmiamo persino l'assenza dell'amato odorandone i vestiti . Il dolce profumo ci materializza il corpo dell'altro, ci fa localizzare con istintiva precisione ogni tono di questa fragranza solo nostra . Vi prego di non sorridere pensando che possa trattarsi di sgradevoli effluvi, bensi' di sognare coi profumi del corpo .

1

ricordi felici

0

Un brick immagine

3

La felicità ha il sapore del pane quando hai fame.

Questa cosa me l'ha raccontata Niko una volta che l'avevo invitato a cena a casa mia. Poco più di un bambino, aveva 14 anni e aveva attraversato il mare a bordo di un gommone. C'era salito sopra perché così facevano tutti, e si diceva in giro che fosse la cosa migliore da fare.

Niko aveva i capelli biondi e gli occhi celesti, conosceva un numero sufficiente di vocaboli in italiano ma li usava di rado, preferiva il silenzio così che tu lo dovevi interpretare; in quei silenzi ci mettevi dentro quello che ti pareva, a seconda dello sguardo che aveva Niko.

Dal centro minorile me lo sono portato a casa per una uscita in libertà. Cosa poteva piacere a un ragazzo di quella età per cena?

Forse la mia casa era troppo elegante e lo avrebbe messo in imbarazzo, la mia pizza che cuoceva nel forno troppo guarnita, il sugo per gli spaghetti troppo denso di carne. Poteva piacergli tutto. Abbondare, come se l'abbondanza di sapori portasse con sé una regola esponenziale.

Lo conoscevo da pochi giorni, forse una settimana e di lui mi aveva colpito il suo stare seduto comodo nel cortile, quando gli altri ragazzi ne approfittavano per fare schiamazzo, giocare a pallone, lui se ne stava sulla panchina a godere del sole autunnale, fumava una sigaretta e poi andava a sistemare la t-shirt bianca che aveva lavato. La teneva appesa a un filo. Ammiravo quel modo che aveva di stendere le pieghe con le mani, se ne prendeva cura come fosse il suo stesso corpo, la accarezzava e stava attento che attaccate non ci rimanessero le briciole del pasto consumato a mensa.

-Allora Niko, entra è tutto pronto. Lo accolsi sullo zerbino di casa mia. Sorrise, come solo lui sapeva fare e quando fu in mezzo alla mia sala iniziò a respirare l'odore di pomodoro e soffritto, poi quello della mozzarella fusa, arricciava il naso e tratteneva le molecole nelle narici per poi passarle in gola. Avevo visto fare a quel modo al mio cane.

Lo sospinsi in avanti con una pacca sulle spalle, -Oh, vieni la cena è pronta.

Niko si era seduto e io gli stavo davanti. -Seratina diversa questa eh Niko? Sei felice?

-Sì, disse. Soltanto un "sì", niente "grazie, serata fantastica!".

Mangiò gli spaghetti e quando gli misi davanti la sua porzione di pizza ricca di ingredienti, lui si passò una mano sullo stomaco. -Sei sazio Niko?

Il celeste degli occhi gli brillò e non rispose. Pensai che forse Niko non era davvero felice, calcai di nuovo la domanda:

-Ma a te cosa ti fa felice, Niko?

Sembrò pensarci molto. Si guardava intorno a cercare qualcosa che lo aiutasse a dare una risposta. Soffermò i suoi occhi sulla tavola apparecchiata per due, agguantò una fetta di pane e la sventolò in aria. -Questo!, rispose.

Pane = felicità. Forse non aveva capito cosa intendevo io con la mia domanda.

-Il pane...?

-Il pane quando hai fame!

0

Amo arrivare a cena affamato. Giungere a fine serata desiderando vivamente qualcosa da bere e mangiare, soddisfare quel bisogno con tutta calma, con la passione delle cose fatte per bene.

Amo i sapori amari. Mi piace il salato e l'acre, odio i dolci.

Forse non sono neanche la persona più dolce del mondo, anzi, forse non lo sono per niente e forse nei sapori amari ritrovo qualcosa di simile a me.

Amo mangiare e bere lentamente e sono sempre l'ultimo a finire. Ritorna la calma nell'assaporare e nel sorseggiare, perché alcune situazioni sono per me l'elogio della lentezza.

Quando non riesco a godermele a fondo vuol dire che sono nervoso, o almeno non rilassato.

E' in quei momenti che non riesco a godermi i piacere della vita.

E' in quei momenti che anche il sapore amaro diventa dolce, e non mi piace più.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×