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Una storia di Fiordaliso

Questa storia è presente nel magazine Viaggio intorno all'anima.

4 tappe per non morire.

Porto Empedocle-Modica

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Pubblicato il 27 agosto 2018 in Viaggi

Tags: Barocco Donne Modica Sicilia Viaggiare

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Sono da poco rientrata da un periodo piuttosto lungo di vacanze-viaggio. Mi piace dividerlo in tre fasi più o meno distinte e peculiari, poiché ciascuna ha avuto un valore intrinseco. A pensarci bene, tuttavia, le fasi potrebbero essere quattro, per colpa della seconda che ha qualcosa in comune sia con la prima che con la terza!

Sono ancora piuttosto confusa, dopo un viaggio che mi ha destabilizzata, facendomi andare oltre la mia zona di comfort, costringendomi a guardare alla realtà e alla varietà del mondo.

Per questo ho pensato di scrivere un resoconto di ciò che ho fatto; anche perché ho avuto alcune difficoltà nell’organizzazione della fase numero quattro: dunque, anche pensando alle altre donne che come me viaggiano sole, voglio lasciare qualche traccia, sperando che a qualcuno possa servire!

  • FASE 1: Tropea-Zambrone marina. (Il primo momento di vacanza è stato all’insegna del mare, del peperoncino e del relax.)
  • FASE 2: Agrigento- Valle dei Templi.
  • FASE 3: Lampedusa- Legambiente.
  • FASE 4: Modica-Ragusa-Siracusa-Messina in solitaria.

Qual è, dunque, l’obiettivo di queste righe? Scrivere per ricordare, innanzitutto.

Per ritrovare, un giorno, la forza di dire a me stessa (prima che al mondo che mi circonda) “Io posso farcela, di nuovo, ad andare contro le mie paure, ad affrontare le ansie degli altri, a rilassarmi nella mia solitudine”.

Per contribuire alla solitudine vacanziera di quante hanno solo bisogno di una spinta, o di un esempio da cui partire. Ciò di cui io stessa avevo bisogno e ho trovato, solo in parte, navigando in Internet!


Prima di iniziare questo resoconto, una nota è importante, per capire da dove sono partita! Le uniche certezze erano le tappe numero 1 e 3, organizzate ormai da tempo e che verranno descritte in secondo luogo, forse.

La tappa numero 2 nasce invece come necessità, come intermezzo, e anche questa, forse, avrà una descrizione a parte!


Oggi iniziamo dalla fine! Iniziamo da un attimo prima di giungere a Modica!


Prima di arrivare a Modica ero a Porto Empedocle dove, il 9 Agosto alle 20.30 sono approdata, lasciando alle mie spalle Lampedusa, Linosa, il porto e la nave della compagnia Siremar. Poche testimonianze di un viaggio solitario e silenzioso. Un viaggio assonnato, un viaggio durato quanto una lunga e complessa riflessione che, forse, appartiene più alla fase 3 che non a ciò che segue!

Dunque, un solo attestato per questa prima mini-tappa: un tramonto dalla nave, perché i delfini non hanno posato, le tartarughe neanche.

Tramonto sulla rotta Lampedusa-Porto Empedocle
Tramonto sulla rotta Lampedusa-Porto Empedocle

Il 9 agosto alle 20.30 sono approdata a Porto Empedocle, ho lasciato il fresco vento del ponte della nave per permettere al calore paesano umido e rassicurante di avvolgermi in un manto di sudore! L’appartamentino già prenotato mi aspettava per riservarmi un’accoglienza tipicamente siciliana: un sorriso, qualche domanda, una chiacchiera e un suggerimento per la cena!

Infatti, lasciato lo zaino (che in peso e in altezza mi superava!) e dopo aver approfittato di una doccia senza il timore che l’acqua finisse da un momento all’altro (I love Lampedusa), il panino con la stigghiola si è aggiudicato un bel posto nella lista dei cibi migliori provati in Sicilia! Sono entrata in una macelleria che prometteva di non essere deludente e, difatti, è andata così! Un luogo semplice, pulito e spartano. Tanta gente del luogo (che per me è simbolo di cucina buona, affidabile), l’accento marcato mentre mi spiegavano che avrei potuto prendere un panino con tutto ciò che volessi! Ho scelto qualcosa di tipico, d’altronde ho origini baresi, per me la stigghiola ha rappresentato un ritorno a casa anzitempo, un ricongiungimento ideale con l’Università, le amicizie, la mia terra!


La mattina del 10 Agosto un caffè e un buccellatino (con zuccata) ha subito risvegliato in me la consapevolezza dell’inutilità, in Sicilia, di una lista del cibo migliore! Sarebbe troppo dispersiva!

La colazione è stata un soffio di bontà e sono subito ripartita alla volta della mia prima vera meta solitaria. Autobus per Gela, puntuale e piccolo. Caldo, pieno! Per fortuna un posto c’era! Da Gela un treno per Modica. E qui l’inizio delle danze.

Modica.

Una città meravigliosa. Una scoperta continua mista al fiatone mentre percorrevo il tratto Modica Alta- Modica Bassa a piedi per più volte! C’è un motivo se si chiama Modica Alta! Io l’ho scoperto fisicamente e l’ho provato sulle mie gambe! Infatti ho rischiato di scomparire; per fortuna arancini, cioccolata e cannoli hanno contribuito al mio sostentamento!

Andiamo con ordine!


All’arrivo nella stazione di Modica, ancora ignara di ciò che mi aspettava, ho trovato l’oste gentilissima che mi ha evitato 40 minuti pieni di cammino-con-zaino-sulle-spalle prima di arrivare (a quel punto esausta!) a Modica Alta. Un abbraccio umano e una chiacchierata hanno riempito il tragitto in macchina che mi ha accompagnata nel nuovo appartamentino, alle spalle della Chiesa di San Giovanni Evangelista e giusto poco prima della Chiesa di Santa Maria del Gesù.

Anche qui, lasciato lo zaino, mi sono riposata prima e poi ho passato il pomeriggio a Modica Bassa. In ordine ha ammirato il paesaggio dal Belvedere, la Chiesa dell’Evangelista con salita sulla torre, in seguito strade, strettoie e scale che mi avrebbero rimodellato le cosce (grazie, Modica !)

Panorama dal Belvedere
Panorama dal Belvedere
Camminando per Modica
Camminando per Modica

Stupore immenso; quasi a metà tra Modica Alta e Modica Bassa ho respirato un po’ prima di entrare nel Duomo di San Giorgio, anche perché non potevo sfigurare durante la celebrazione di un matrimonio! Il Duomo, maestosamente barocco, mi ha ricacciata sulla strada indirizzandomi al Castello dei Conti. Qui non possono bastare le parole.

Non solo la struttura, il paesaggio, ma anche la gente, i volontari di “Movimento Azzurro, sezione Cava d’Ispica”, hanno lasciato in me un segno importante.

(Prima del Castello, in realtà, la tappa è stata una delle dimore della famiglia Grimaldi, la cui storia genealogica e non solo si è rivelata interessante.)

Al Castello due volontari hanno percorso con me e con altre persone che si erano aggregate il luogo visitabile in lungo e in largo, disegnando con le parole, ove non vi fosse la materia, la storia di un tempo, il susseguirsi delle culture, siculi, sicani, greci, arabi, normanni e svevi.

La storia si è materializzata anche grazie ad una simpatica e dolce volontaria, minuta, riccia, rossiccia, i colori federiciani! Questa ragazza, che ha risposto ad ogni mia domanda e mi ha indirizzata alla cioccolateria Bonajuto, mi ha invitata, la sera seguente, a tornare al Castello per partecipare ad un incontro di lettura, con accompagnamento musicale, di racconti della tradizione siciliana. Le ho promesso che non sarei mancata e così è stato, ma questo è un argomento successivo!

Duomo di San Giorgio
Duomo di San Giorgio
Scavi dal Castello dei Conti.
Scavi dal Castello dei Conti.

Dopo aver concluso la visita ho proseguito per la casa natale di Salvatore Quasimodo e poi ho incrociato la Chiesa rupestre di San Nicola (Bari nel cuore!).

Anche qui un volontario gentile e molto preparato ha chiarito dubbi e aperto nuovi interessi, rendendomi sempre più consapevole della bellezza di quanto stessi osservando.

Gli incontri di questo primo giorno in solitaria sono stati incontri umani ricchi che mi hanno riportato all’importanza di essere empatici, di provare fiducia, di essere aperti al diverso, all’altro, di essere disponibili. Soprattutto mi hanno spiazzata perché ad essere dalla parte del “bisogno” ero io e, stranamente, non mi aspettavo di trovare gente così tanto disposta ad essere presente nella vita di un altro.

Al di là del dovere di una guida turistica, ho ritrovato in Sicilia una parte della fiducia che stavo perdendo da quando, per motivi di lavoro, ho lasciato la mia terra. Ho ritrovato qui la bellezza della parola sincera e spontanea, del “grazie” onesto e pulito. Un po’ come quando a Lampedusa ho ritrovato la bellezza di sentirsi accolti. (Ma Lampedusa è un prossimo capitolo, forse!).

Chiesa Rupestre di San Nicola
Chiesa Rupestre di San Nicola

Ritornando a Modica… dopo la Chiesa Rupestre ho raggiunto, percorrendo stradine e scendendo scalini (altri scalini!), corso Umberto I. L’ho percorso quasi tutto, prima in direzione nord, verso la stazione degli autobus e poi tornando indietro, verso sud.

Ho parlato con i commercianti, ho inviato cartoline, ho fatto domande e ricevuto risposte ben più ampie di quanto mi aspettassi.

Ho fatto tappa da Bonajuto e ho potuto godermi un cannolo croccante, sottile e dolce ripieno di crema di pistacchio e crema di nocciola. Ho assaggiato anche la cioccolata, di vari tipi, e ne sono rimasta colpita. All’interno lo zucchero non è sciolto ma rimane granuloso perché, data la lavorazione a basse temperature, esso non arriva alla fusione! Che scoperta croccante!

Dopo il cannolo e la cioccolata ho ripreso la mia marcia e ho ammirato la Chiesa di San Pietro e gli edifici ottocenteschi di corso Umberto I.


Infine mi sono concessa un altro sfizio: un arancino, alla norma; 1,40 € spesi presso la Focacceria don Puglisi.


Finalmente esausta mi sono avviata verso il mio appartamentino. Quando ho realizzato che avrei dovuto camminare per più di trenta minuti, percorrendo salite e gradini o gradini in salita, mi è venuto il panico!!! Inutile ricordare quanto io abbia sudato e faticato!!

Approdata in zona Modica Alta, ho raggiunto la via dell’appartamento e…. non l'ho trovato! Tipico delle mie esperienze: perdermi a casa mia!

Per fortuna un ragazzo tunisino a cui mi sono rivolta mi ha gentilmente aiutata, scomodando prima la sua vicina di casa, un’anziana signora che mi ha angosciata dicendomi che il numero che cercavo non esisteva e poi un ragazzo siciliano, altro vicino di casa, che mi ha detto dove cercare!


La prima giornata in solitaria è finita così, con una doccia, un sospiro di sollievo e un grazie gridato, in silenzio, alla vita.

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