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Una storia di Zulemli

Il Dio Lupo

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Pubblicato il 24 maggio 2018 in Horror

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Prima di lasciare questo mondo penso a quanto la vita sia sbagliata.

Nonostante io stesso dubiti della mia veridicità non capisco come la gente mi abbia sempre trattato con poca fede e insufficienza.

Mi accingo a legarmi il foulard al collo, perchè questo è ciò che mi rimane, qui, in questa vetusta e dimenticata casa. Era di mio nonno, tanto lo ambivo quando era in vita e ora rimpiango che non sia con lui, nella tomba.

Ho tanta fretta di lasciare questo mondo che però non riesco a fare a meno di tralasciare i miei pensieri ed esperienze in questo taccuino. Io penso che durante la vita il pensiero cambi innumerevoli volte , piu' di quanto la gente credi. Non sono le grandi svolte che cambiano una persona, ma quelle piccole che riescono a far dubitare l'esistenza stessa.

Ho visto qualcosa che altri non hanno mai visto. Il mio pensiero mi fa dubitare, o meglio dire la mia mente. Sono stato in diversi luoghi: un deserto incandescente, un prato con creature atipiche e un fiume con colorati e splendidi pesci.

Semplicemente dovevo dormire. Dicono che io viva nei sogni , ma ciò che vedo e sento è reale.

La vita in quel piano dimensionale è vivida, nera.

Come in tantissime esperienze di vita so che il male arriva sempre, questo non esclude i sogni.

Posso vedere le paure piu' impensabili, cose che vanno oltre l'immaginario , cose che molte persone non possono nemmeno vedere.

Io lo chiamo il Dio Lupo, un'entità dai mille volti e dal ferale respiro.

E' come un cancro, arriva quando meno te l'aspetti.

Inquina i miei sogni piu' belli ', lo sento. Molto tempo fa vivevo cose meravigliose assaporando ogni angolo del mio mondo, capivo cosa mi aspettava e cosa mi appassionava.

Dopo poco questo alone nero si schiariva sempre di piu' e ciò che ora temo come il Dio Lupo è entrato nella mia mente e non.

Ho visto il velo. Ho tirato il sipario ed il guardiano è arrivato. Lo sento respirare, qui di fianco a me, e credo voglia annerire completamente il quadro della mia vita.

Non sto sognando, almeno credo, e sento che ormai è giunto il momento.

La porta della stanza mi sbatte addosso un alito rovente e inquietante. Salgo di fretta sulla sedia e mi preparo a calciarla. Proprio in quell'attimo lo vedo. Vedo il velo. Con la sua trasparenza mi chiama mentre riesco distintamente a sentire il sogghigno compiaciuto di una bestia fatale.

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