scrivi

Una storia di Nikolay

Impararsi la bici a diciannove anni

Ognuno tiene i tempi suoi

Pubblicato il 25 marzo 2018 in Humor

Tags: amici bici bicicletta gita imparare

0

Alla fine, se ci pensi, nella vita è questione di priorità.

E tra le mie, totalmente in opposizione con le consuetudini dell’età post infanzia, non ci stava la bicicletta.

Un mezzo che, per tutta l’adolescenza, rappresenta l’alternativa più valida (ed umile) all’automobile. A meno che tu non sia figlio di papà, che dopo la comunione già tieni la macchina 50 stipata dentro il garage del villone a mare a Posillipo, allora là già è diverso.

Ma per un medio borghese, tale ingegno avrebbe dovuto rappresentare la normalità.

Un qualcosa che, per un motivo o per un altro, non mi è mai appartenuto assai.

E mammà non si riusciva proprio a capacitare di sto fatto.

Tant’è che, nonostante le mie resistenze, una domenica mattina andammo a comprarne una.

“Io poi ti porto giù, così tu ti impari”.

Fino ad allora avevo preferito, come regalo, sempre i giochi della playstation. Finché non arrivò il giorno che tutti i giovani del condominio, non prima di decine di cadute e conseguenti mazziate dei genitori, avevano già imparato a destreggiarsi sulla suddetta bici, a tal punto da concedersi sgommate, impennate, centinaia di metri percorsi senza mani sul manubrio.

Uno spettacolo che esaltava loro, ma che a me lasciava indifferente.

“Quella la bicicletta ti serve, può essere mai che non ci vuoi salire nemmeno?”

Ma niente, la vedevo continuamente come un ripiego.

Poi quel pomeriggio di luglio mammà mi accompagnò nello spiazzato sotto al palazzo, tra la curiosità di tutti, che quasi non ci credevano.

“Ua, te la sei comprata?”.

Un impeto di coraggio, forse ero di buon umore. Alla fine si trattava di provare.

Quella mattina si erano fatte tarantelle a casa, perché i miei volevano che mettessi le rotelline dietro, almeno inizialmente.

Ma considerando che già mi sfottevano non poco per via del mio fisico, diciamo, “massiccio”, non avrei voluto dar loro altro motivo per essere il "soggettone" del palazzo Morgani.

“No papà, niente rotelline, tanto è facile…”.

Embè, mi sbagliavo.

Perché in quel pomeriggio di luglio la mia esperienza sulla bicicletta durò giusto qualche minuto. Il tempo che mammà mi fece fare ‘na decina di metri spingendomi da dietro, per poi lasciarmi in balia delle numerose buche del nostro vicoletto. Una, due, tre cadute.

E le risate.

Degli altri.

Di mammà. Sì, pure lei.

Per i presenti niente, per me una vergogna.

“Io qua sopra non ci salgo più, vedi come te lo dico!”, feci.

E mantenni la promessa.

Furono anni difficili, proprio perché ho fatto di tutto per non andare contro quanto detto quel giorno.

Peccato che il mio parere cominciasse progressivamente a mutare col tempo. Bisognava andare ad una festa? Al campo per il calcetto? In piscina d’estate? In un qualsiasi posto distante un chilometro o più da casa?

“Oh guagliú, ci andiamo con le biciclette e non ci mettiamo niente!”.

“E io?”.

“Ma perché tu non la sai portare?”, come se poi non lo sapessero. Ogni volta era n’occasione buona per ridermi in faccia.

In qualsiasi momento, discussione, tematica. Seppur cercassi di argomentare, sforzandomi, ad un certo punto mi dovevo sentir dire dall’interlocutore: “Ua e parli proprio tu? Che non sai portare manco la bicicletta?”, così, senza un filo logico. Eppure si trattava di una dichiarazione tale da abbattermi non poco, creando pure la continua ilarità dei presenti.

Ma l’orgoglio vinceva, vinceva sempre. E la muffa per la bici in camera ormai si era fatta uno stato di famiglia a tutti gli effetti. Con l'arrivo della patente poi, di fatto il problema si risolse definitivamente.

Tuttavia, dentro di me, sentivo come una macchia indelebile sulla pelle, alla quale dover rimediare.

E l’occasione arrivò in una normalissima gita di tre giorni di un quinto liceo.

Policoro.

Il mare, le escursioni in bici, le barche, le escursioni in bici, la caccia al tesoro, le escursioni in bici.

Vivere ogni mattina col terrore che il professore di educazione fisica ci dicesse: “Oggi escursione!”.

Il primo giorno tutto a posto, il secondo pure. Il terzo mi andò male.

“Ragazzi vi voglio carichi, oggi si va in bicicletta”, ci disse contento. Tutti si voltarono verso di me, pronti all’ennesima occasione di derisione. Io, abbassando lo sguardo, stavo per tornarmene in camera, nella speranza di passare inosservato.

“E tu dove vai?”, mi sentii dire.

“No prof, in verità...c’è, insomma...”.

“Professò quello non la sa portare!”, rispose una voce fuori campo al posto mio.

“Ma come? Mi meraviglio di te…”, con le solite risate di sottofondo degli altri presenti.

“Mo’ tu vieni con me e ti insegno io”, mi fece lui con sicurezza.

“Ja professò, non vi preoccupate, me ne torno in camera”.

“E tu la vuoi dare vinta a questi qua?”, indicandomi la folla ridacchiante sotto i baffi.

Dopo anni di rinunce, pigliai coraggio.

Il primo tentativo durò pochi metri, il secondo qualche decina in più.

Al terzo mi parve di tenere un po' meglio l'equilibrio.

Cinque minuti dopo avevo imparato a portare la bicicletta.

Anni di delusioni, sofferenze, pigliate in giro, seppelliti da 300 secondi o poco più di buona volontà.

E la prima cosa che pensi, dopo essere sceso dalla bici per la prima volta in 19 anni senza cadere, è più o meno questa: "Ma quanto so' stato strunz in tutto questo tempo?".

Chissà quante volte mi hanno detto che non ce l'avrei fatta, e io ci ho creduto.

Quante volte potevo correre ed ho camminato.

Mo' però niente scuse: pedalare, scalciare, godersi il vento sopra le montagne.

Ne ho imparate tante da questa storia (stranamente con lietofine), e saper andare in bici è forse la meno importante di tutte.

Che meraviglia, non mi avrebbero più sfottuto.

"Guagliú, ho imparato. La so portare!", dissi al gruppo appena tornato dalla spedizione gloriosa col prof.

"Vabbè ma ci hai messo 19 anni, è assai, stai comunque a difetto".

"Sì ma i cazzi vostri mai però, eh?".

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×