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Una storia di annatramice_

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How to ruin your life .. ?

Diario di una fangirl disperata.

Pubblicato il 03 maggio 2016

I nostri genitori da piccoli ci insegnano tante cose, così da superare le fasi della vita con consapevolezza e preparazione: una luccicante e solida armatura da indossare ogni giorno. Ognuno ha i propri metodi, tipo la Pampers che ci tiene a specificare come la vita sia praticamente una corsa dopo i venti.

I miei in particolare amavano dipingere la crescita come la realizzazione del proprio destino: “tutti siamo destinati a diventare qualcuno“.

E il punto è proprio questo, io aspetto, ma sembra che il mio destino voglia che io sia una fangirl professionista!

Cos’è una fangirl, vi starete chiedendo, e mi piacerebbe rispondervi con “nulla, è solo una fase” ma nel mio caso (e forse anche nel vostro... dove andate, fermi!) è un mondo fatto di pianti e disperazione, con qualche spiraglio di luce, arcobaleni, unicorni e bei ragazzi. Quindi ecco il mio piccolo sfogo, per aiutare me/voi ad affrontare quello che a quanto pare è destino.

ecco, questa siamo noi!

Iniziamo con qualcosa di semplice, un banale esempio: la famosissima saga di Harry Potter. Tutti noi – o almeno noi che abbiamo avuto il piacere di aspettare con ansia l’uscita di uno dei libri/film nuovi di zecca – ricordiamo con nostalgia quel magico mondo e come da piccoli controllavamo la cassetta delle lettere per sapere se il nostro momento di lasciare casa, preparare le valigie e correre ad occhi chiusi verso il binario 9¾ era arrivato. C’immaginavamo con Harry, Ron e Hermione a girovagare nel castello e cacciarci nei guai. E cosa c’è di strano in questo, vi starete chiedendo. Beh, nulla.. se solo non fosse che molto probabilmente Harry Potter è stata la nostra condanna a morte!

Ovviamente uso la saga della Rowling ancora come esempio, ma qualunque sia stata la cosa che ha accompagnato la vostra infanzia ha lasciato un’impronta indelebile in alcune persone, persone che ancora oggi aspettano la lettera di Hogwarts e Hagrid che distrugge la porta della propria casa. Tra queste ci siamo noi, care fangirl.

Essendo indelebile l’impronta non scompare, ma anzi cresce in simbiosi con voi stessi, e quella che è cominciata come una condanna a morte diventa pian piano un suicidio. Perché noi sappiamo bene che qualsiasi libro, film o serie che cominceremo a seguire diventerà la nostra nuova qualità di eroina preferita (lo so, ho appena citato Edward Cullen, ma non dimenticate chi sta scrivendo!) e che la nostra mente riprenderà a viaggiare, ad immedesimarsi nei personaggi, ridere con loro, piangere con loro e sperare in un happy ending.

La vostra affezionata scrittrice, per esempio, a ventun anni aspetta che una cabina telefonica blu si materializzi improvvisamente nella sua stanza, con l’affascinante Signore del Tempo pronto a farle esplorare tutto il tempo e lo spazio – se non avete capito di cosa parlo, ho una buona notizia per voi!

In poche parole, non iniziate ad allarmarvi e ad analizzare il vostro io interiore, chi si trova nella mia stessa situazione l’avrà già capito dopo aver letto il sottotitolo: alla parola fangirl avrà chiuso gli occhi, fatto un sospiro rassegnato e si sarà immersa in qualcosa che conosce bene, annuendo ad ogni aneddoto come se fossero riflessi dei propri.

Ma quindi il nostro cos’è? Destino crudele? Maledizione? Riflettendoci, il nostro è solo un gigantesco armadio con all’interno la nostra Narnia personale, dove diamo sfogo all’immaginazione e pensiamo per un attimo a cose più semplici, meno reali, come quando eravamo bambini.

Non è poi così male, no?

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