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Una storia di Marvin

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Con gli occhi tuoi che vagano

e i miei fissi su di te

Pubblicato il 05 marzo 2017

Sono passati alcuni mesi da quando lui le aveva consegnato il suo cuore e tutti i sentimenti che racchiudeva, così come sono passati alcuni mesi da quando lei gli aveva risposto che non c’era posto per lui dove avrebbe voluto essere.

Quindi Marvin ha lavorato su se stesso, ha cercato di capire cosa lo facesse stare meglio, se esserle vicino o se esserle lontano, se sparire o essere affettuoso con lei, ma la verità è che sta bene solo nel mezzo, a un passo dalla fanciulla, abbastanza vicino da sentirsi bene, ma non così tanto da far riaffiorare i suoi sentimenti.

Così vive a pochi centimetri dal suo volto, riceve i suoi abbracci e le sue carezze ma non può baciarle le labbra, non può sussurrare parole d’amore e non può riceverle.

Possiede solo quel suo bene inspiegabile.

Marvin ha avuto subito fretta di stare bene, anche se non sempre ci è riuscito.

Al mattino indossa il sorriso delle grandi occasioni e alla sera si ritrova stanchissimo; ogni tanto assume la felicità in piccolissime dosi, trovandola in cose banali, come nei gesti che lei gli concede, per quanto non abbiano il significato che vorrebbe.

E così va avanti ogni giorno, e più le è vicino e più ricorda perché si è innamorato di lei, finché la settimana di lavoro non finisce e lei è lontana dagli occhi suoi, dove non può lasciargli segnali. Immagina dov’è e con chi. E la cosa gli fa male, lo rattrista. Sa che la fanciulla neppure riesce a immaginarlo.

La settimana ricomincia, il contagiri si azzera e i battiti rallentano. Marvin può ricominciare.

Anzi no: il problema è che non si tratta più di ricominciare, perché chi ricomincia mantiene qualcosa, impara dall’errore e non annulla totalmente ogni cosa.

Marvin rade al suolo ogni sette giorni quell’esile pagoda costruita di umido legno, cresciuto nella foresta delle esperienze, dimenticando i suoi errori, tornando quindi a guardarla con gli stessi occhi carichi d’emozioni, fissando quella splendida fanciulla così dannatamente accecante, come un sole meraviglioso che lo riscalda come nessun’altro, sempre a un passo da lui ma mai più vicino.

Anche lei lo osserva, continuamente e forse senza rendersene conto, ma lo osserva eccome, tanto che Marvin alle volte riesce a vedersi riflesso nei suoi occhi, come succedeva a lei quando si ritrovava negli occhi di quell’uomo.

Marvin sa che a riscaldarlo sono le piccole cose, quelle minuzie insignificanti per gli altri ma così preziose ai suoi occhi: sono le candeline spente per il suo compleanno, il libro regalatogli dopo aver capito che lo avrebbe voluto, sentendolo parlare con qualcun altro; il modo in cui balla, gli sguardi di complicità, i dolci presi per lui, gli scherzi e i piccoli battibecchi.

Un abbraccio quando sta per cedere.

Tutto è perfetto, lei si muove in quella che Marvin reputa la perfezione, ciò che vorrebbe ritrovare in una ragazza disposta ad amarlo.

Rimane il suo sentirsi un gigante quando le è vicino e ancora oggi ha la sensazione che la versione migliore di lui sia quella che cammina al suo fianco; ancora oggi ha la sensazione che lei sia migliore quando gli è vicina, come se fossero due onde che si sommano nel punto in cui si incontrano, diventando più ampie.

C’è tutto questo, eppure non c’è nulla, perché quando torna a casa, Marvin, rimane solo.

Stringe tra le mani quella polvere di sensazioni intense e brevi, in cui c’è tutto il suo amore e solo il bene inspiegabile della fanciulla, che per lui, drogato di lei, non è mai abbastanza.

E non lo sarà mai.

Si è illuso di avere le carte in regola per ricevere il suo amore, ci ha creduto davvero e adesso si chiede se può ancora crederci, se esista davvero un destino comune.

Adesso digli, fanciulla, cosa dovrebbe fare?

Dovrebbe mollare la presa?

Se tornasse a insistere potrebbe convincerti del fatto che la sua sia la migliore offerta?

Dovrebbe rimanere dove è ma guardare da un’altra parte?

Marvin sa bene che il suo amore non si fermerà a lei, che arriverà un’altra donna e lo salverà da se stesso, che arriverà chi lo amerà per gli stessi motivi che hanno spinto lei a provare qualcosa di buono, ma avrebbe voluto che fosse lei quella persona. È stato questo il desiderio più intenso che abbia mai avuto, l’unico che non ha potuto esaudire.

Marvin è conscio di avere un certo valore come persona, come uomo, ma adesso il suo cuore è ancora nelle sue mani e si domanda cosa farà quando glielo chiederà indietro.

Ha compreso troppo tardi quelle intuizioni avute fin da subito, quegli indizi di amore che ci sono sempre stati, ed ora non gli resta che versare le ultime lacrime prima di andare via, sperando di essere rimpianto, perché lui, col suo cuore a pezzi, la rimpiange ogni giorno.

Quando lei sarà uscita alla luce del sole, probabilmente Marvin se ne andrà.

E lui si chiede come si sentirà lei in quel momento: Rimpiangerà di non avergli dato una seconda possibilità? In fondo voleva soltanto questo.

Avere la possibilità di farsi amare per tutto l’amore che adesso avrebbe saputo donare. Voleva solo essere amato dalla persona che ama.

Ha forse chiesto troppo?

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