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Una storia di Massimo.ferraris

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Quattro amici, vent'anni e una Fiesta

Le avventure più belle sono quelle che non vanno mai come vorresti

Pubblicato il 24 novembre 2016

Una lunga strada asfaltata, il nostro sogno di adolescenti in cerca di stimoli e voglia di sentirsi grandi. Eravamo così, ricordo, i quattro amici più male assortiti che potessero trovare posto nell'abitacolo di una vecchia Ford Fiesta carica all'inverosimile di borsoni. Sul tetto un vecchio portapacchi adattato alla meglio al quale mancavano due bulloni.

-Ma tanto con il peso che ci sarà sopra cosa vuoi che si muova!- Paolo era il più pragmatico tra noi, un ragazzone di quasi vent'anni dalla corporatura massiccia.

-Certo, se ti leghiamo sopra di sicuro non andrà da nessuna parte- Luca, capelli senza una misura, occhiali spessi da miope e l'agilità di una gazzella. L'anno prima era arrivato secondo ai campionati regionali di atletica.

-Piantatela, cazzoni!- Sergio era quello che fungeva da ago di bilancia nelle questioni che attraversavano il gruppo, in fondo goffi e inutili battibecchi che finivano spesso in risse a suon di risate e spintoni. Era bello Sergio e sapeva di piacere alle ragazze; per questo ci chiedavamo spesso cosa ci facesse con noi.

Infine c'ero io, Massimo, quello che per primo aveva potuto avere una macchina tutta sua, grazie ai sacrifici dei miei: una vecchia Fiesta rossa, di quasi dieci anni, il primo modello uscito, con ancora gli interni originali, per non parlare delle ruote...

Con una colletta avevamo dotato l'auto di uno stereo a cassette, assolutamente senza radio per via del costo non raggiungibile, al quale avevamo collegato un amplificatore e quattro casse donateci dal fratello di Sergio, molto più grande di noi e con un lavoro che gli permetteva di poter cambiare auto e accessori una volta l'anno.

-Direi che ci siamo- dissi, guardando la mia macchina con un certo orgoglio. Il cuore batteva, il serbatoio era pieno (grazie a mamma) e non ci restava altro che andare a letto e ritrovarci in garage il mattino dopo alle sei. Savona Firenze, un tragitto che sapeva di immenso e che proiettava noi ragazzi in un'avventura lunga una settimana.

-Speriamo solo che non ci molli per strada- commentò Paolo, osservando da vicino i pneumatici. In effetti ancora non si vedeva la tela, ma nemmeno più battistrada. Sembravano ruote da formula uno, il che lasciava presagire un uso non proprio infinito.

-Non abbiamo pensato alle varie ed eventuali- gli occhi di tutti si girarono verso di lui. Paolo ci squadrò e poi esplose in una risata. -Sembrate degli idioti!-.

-Allora parla tu, grande saggio e illuminaci- a Sergio non piaceva essere preso in giro in modo gratuito.

-Abbiamo un fondo cassa che copre il costo carburante, il pedaggio autostradale e il campeggio, ma non abbiamo pensato ad eventuali guasti- le mani di tutti scattarono verso il basso. -Abbiamo pure scaricato la ruota di scorta per far posto ai materassini gonfiabili; non credo che uno di loro possa sostituire una ruota, anche se tutti e due funzionano ad aria-.

-Proprio spiritoso- commentai, non senza valutare che in fondo aveva ragione.

-Ma è un'avventura, ragazzi, che cazzo ce ne frega! Risolveremo tutto, e poi sono sicuro che andrà tutto bene- il gelo mi attraversò la spina dorsale; era rinomato il fatto che Luca facesse previsioni che si dimostravano sbagliate dieci volte su dieci.

Ci salutammo, senza aggiungere altro, ma ognuno di noi tornò alla propria casa rimuginando sulle parole di Paolo, parole che avevano purtroppo un solido fondo di verità. A loro poco importava, ma a me sarebbe venuto un infarto se la Fiesta si fosse fermata in panne lontano da casa. Spese che un ragazzo non poteva permettersi e nemmeno i miei che stavano attraversando un periodo difficile dovuto al calo del lavoro. Nel salvadanio d'emergenza, un classico maialino di porcellana in cui infilavo i soldi che i nonni mi regalavano ogni fine settimana, c'erano quasi centomila lire, una cifra enorme che facevo finta di non possedere in attesa di qualcosa che mi avrebbe spinto ad usarli. Invece, nonostante nella mia testa si combattesse una dura lotta, li presi e li infilai nel portafoglio, in una delle tasche interne, quasi a volerli proteggere da attacchi sconsiderati. Il sonno agitato fu il compagno che mi traghettò lungo quella lunga notte che avrei dovuto invece passare riposando, visto che per la prima volta mi cimentavo a compiere un viaggio di circa trecento chilometri, non proprio uno scherzo. La Fiesta si ripropose a più riprese, e ogni volta la vedevo con pezzi mancanti, quasi che lei stessa volesse mettermi in guardia. Arrivai così alle sei e trenta con fatica, il mal di testa che si insinuò, sedendosi pesantemente al centro del cervello.

-Sei pronto?- chiese mia madre, vedendomi transitare come uno zombie in cucina. -Hai una faccia...-.

-Ho paura che la macchina mi possa mollare per strada- risposi, affranto. Lei mi passò la mano sui capelli, posò un bacio e mi guardò dritto in viso.

-Sono sfide, servono per crescere. Se la vita fosse facile, oppure se si avesse paura di tutto, non saremmo dove ci troviamo. Parti, goditi la vacanza e se qualcosa dovesse andare storto vedrai che una soluzione la troverai-.

Quando una madre ti parla così caspisci di avere accanto una persona speciale; mi ha sempre assecondato, mai imposto nulla, ma instradato consapevolmente nelle mie scelte senza creare pressioni. Lo stesso valeva per papà, uomo schivo e in perpetua ricerca di gratificazione da un lavoro che conduceva a fatica.

Sergio e Paolo erano già dal garage quando sbucai dall'angolo, credendo di essere il primo. Stavano parlando tra loro, le ultime cose infilate in borse di plastica che avremmo dovuto inserire a fatica nell'auto.

-E luca?- chiesi loro. Paolo alzò le spalle, mentre Sergio controllò l'orologio.

-Ha ancora otto minuti, poi partiamo e lo lasciamo qui- sentenziò, col suo modo lievemente burbero.

-Vedrai che arriva- dissi, cercando di distendere gli animi. -Cominciamo a tirare fuori il bolide-.

-Mia madre ha preparato panini per tutti- Paolo mostrò un sacchetto di notevoli dimensioni.- Le ho detto che siamo in quattro, e non dodici come si potrebbe pensare dal cibo-.

-Beh, almeno pranzo e cena sono assicurati- disse Sergio, in modo pragmatico. -Soldi risparmiati nel caso...-.

-Non lo dire!- lo bloccai, sapevo dove voleva andare a parare. -La Fiesta ti farà ricredere-.

-Speriamo!- esclamò Luca, materializzandosi. -Buongiorno ragazzi, sono pronto. E voi?-.

Noi eravamo tesi, questo è sicuro, ma con la voglia di osare. Partimmo, accendendo l'auto al primo colpo e sistemandoci come pezzi di puzzle nell'abitacolo. Io, al posto di guida, avevo sotto al sedile le scarpe, sul cruscotto una serie di cartine e mappe che coprivano il nord Italia, il Sud Tirolo e parte della Germania, per non parlare della famosa guida di Roma che Luca aveva voluto portare perchè secondo lui "non si poteva mai sapere...". Accanto sedeva Sergio, con in grembo i sacchetti dei viveri, sotto ai piedi un borsone della Adidas in cui avvamo messo coperte e cuscini, dietro Paolo e Luca separati da una pila di altre borse e la tenda quattro posti marca Ferrino usata parecchio dai miei e che non avevamo pensato di aprire per controllarla. Forse eravamo un po' troppo sconclusionati, l'organizzazione non era il nostro punto forte, ma dopo i primi chilometri, complice una cassetta di musica dance preparata dal sottoscritto, tutto sembrò cambiare per il meglio. Iniziava l'avventura e i pensieri erano tutti rivolti al viaggio, alla possibilità di conoscere ragazze nuove, magari avere qualche storiella (Sergio giocava sul sicuro), e non pensare a niente altro che a divertirsi.

-Ci sono stato a Firenze, con i miei qualche anno fa- ci informò Luca.

-Dai, allora qualcosa conoscerai- dissi, questo poteva giocare a nostro favore.

-Beh, non molto, i monumenti più importanti...-.

-Tipo?- chiese Paolo, dubbioso.

-Che ne so, i classici, quelli che vanno a visitare tutti- rispose sbuffando.

-Ad esempio Piazza San Marco, la Mole o la Reggia- Sergio buttò lì la frase come battuta.

-Ecco quelli!- confermò Luca, facendoci ammutolire. -La Mole è magnifica, ricordo che ci sono salito e...-.

-Poi ti ci hanno mandato a fanculo!- terminò Sergio, girandosi a fatica e mollandogli un pugno sulla coscia. -Ma taci, ignorante!-.

Iniziò la zuffa, che rischiò di far sbandare l'auto, ma per fortuna finì quasi subito, tra le risate generali. Imboccammo l'autostrada con un timore reverenziale che si prova entrando in un luogo di culto, quindi mi posizionai sulla corsia più lenta e valutai che una velocità tra i 90 e i 100 sarebbe stata l'ideale per ridurre i consumi e non pretendere troppo dal mezzo.

-Che cazzo è?- esclamò ad un tratto Sergio, porgendo l'orecchio verso l'esterno. -Ho sentito come un "toc"-.

-E' parso anche a me- si unì Luca. Tutti muti e in ascolto, con il piede sull'acceleratore che stava solo appoggiato. All'improvviso un altro "toc", questa volta chiarissimo.

-Tre chilometri all'autogrill- dissi, nel panico. -Ti prgo, ti prego, ti preeeegoooo....- inizia a cantilenare. L'allegria era sparita, eravamo solo concentrati sui rumori esterni. Il motore sembrava funzionare perfettamente. Un paio di auto ci suonarono, facendo segno verso di noi; una donna addirittura si portò le mani alla bocca, neanche avesse visto il mostro di Lockness. Misi la freccia ed uscii, raggiungendo il parcheggio. Scattammo fuori come molle e quello che si presentò fu un qualcosa che ci gelò il sangue: il portapacchi pendeva pericolosamente verso il retro, solo due bulloni lo tenevano ancora attaccato. Un paio di scrolloni e avremmo perso tutto per strada, magari provocando incidenti.

-Lo sapevo, dovevamo legarti sopra!- ribadì Luca rivolto a Paolo. -Così potevi aggrapparti con le mani-.

-Non scherziamo- Sergio capì al volo la situazione. -Che si fa?-.

Già, bella domanda; eravamo ad una cinquantina di km da casa, sul tetto sedie, tavolo e altra roba legata alla meglio che mai e poi mai sarebbe entrata in macchina.

-Lasciamo tutto qui- dissi, sconsolato. -Ci siederemo per terra, come veri campeggiatori-.

-Mio padre mi uccide- il materiale apparteneva alla famiglia di Paolo. -Ho dovuto smontare la zona ristoro sotto al gazebo nell'orto per procurarmeli-.

-Vediamo se il gestore dell'autogrill può tenerceli da parte. In qualche modo li recupereremo. L'altra roba la tenete voi sulle gambe- la proposta di Sergio fece storcere il naso.

-Questa non è una vacanza, ma un incubo- ero disperato e spaventato.

-E' solo l'inizio di... qualcosa- Luca sorrise a trentadue denti, adoravo il suo ottimismo incosciente. Riuscimmo a trovare un posto per sedie e tavolo, grazie al ragazzo del distributore, quindi buttai a malincuore il portapacchie e ci rimettemmo in moto. I successivi cento chilometri ci rivolgemmo la parola giusto per essere sicuri delle indicazioni, rimanemmo in fila per una mezz'ora per via di un incidente e infine uscimmo a Pisa.

-La Torre degli Asinelli di Pisa non possiamo perdercela!- Paolo lanciò la battuta, tanto per mettere allegria.

-Guarda che per il culo non mi ci pigli- lo apostrofò Luca, sentendosi punto sul vivo. -Si chiama Torre di Pisa ed è in Piazza dei Miracoli-.

-Quella dove Pinocchio ha piantato le monete- anche Sergio era bravo a punzecchiare.

-Dai, davvero?!?- la faccia di Luca esprimeva stupore, talmente palese che per un attimo pensai che lo facesse apposta, invece ci credeva davvero.

-Si, è una storia che si tramanda da generazioni- mi ci misi anche io. -Collodi lo ha raccontato nel libro e a Pisa ogni anno c'è la cerimonia della sepoltura dei denari. Si dice che chi riuscirà a far crescere l'albero diventerà il padrone della Torre-.

Non ci potevamo credere, Luca era imbambolato, gli occhi che roteavano, segno che aveva assorbito la balla come una spugna.

-Presto, voglio andare a piantare un paio di monete da cento lire!- mi spinse la spalla in modo che partissi. Potevamo illudere un amico nel pieno di un'adolescenza che rasentava 'infanzia? Certo che no, e da bastardi come eravamo ci inventammo pure una cerimonia con tanto di frasi di circostanza, il tutto sotto gli occhi divertiti di turisti e passanti.

-Come farò a sapere se crescerà la pianta?-.

-Ti apparirà in sogno Pinocchio e te lo dirà- la trovata di Sergio ebbe del fenomenale. Era davvero incredibile quanto Luca fosse credulone, nemmeno un bambno dell'asilo se la sarebbe bevuta, lui invece parve soddisfatto e, dopo una rapida visita del luogo, ritornammo alla Fiesta.

Secondo intoppo, sotto la forma di un camioncino che si era parcheggiato a fianco dell'auto, con le quattro frecce accese. Intorno solo macchine, neppure un negozio o altro esercizio commerciale. Aspettammo dieci minuti, poi iniziai a suonare spazientito. Non ricordo quanto andai avanti, tra le imprecazioni degli amici e i tentativi di Paolo di scardinare la portiera del furgone. All'improvviso si presentò una bionda vigilessa con tanto di cappello e l'aria spazientita.

-Proprio lei!- esclamò Sergio. -Gli faccia una bella multa!-.

La ragazza non disse nulla, prese il numero di targa del mezzo ed iniziò a scrivere la multa, la mise tra il tergicristallo ed il vetro e quindi puntò dritta verso la Fiesta.

-Il biglietto del parcometro?- finalmente parlò. Quello era un particolare che mancava, d'altronde ci eravamo assentati pochi minuti, era inutile spendere soldi per una rapida toccata e fuga. Sergio diede fondo al proprio fascino e le sorrise.

-Ci siamo fermati giusto cinque minuti, per riempirci gli occhi delle bellezze del luogo, che a quanto pare non si limitano solo ai monumenti-.

-Biglietto....- disse lei, spazientita, e così facendo riaprì il blocchetto.

-No, guardi ce ne andiamo!- intervenni. -basta che il tipo del camioncino lo sposti. Siamo in vacanza, la prima della nostra vita, e non possiamo permetterci una multa-.

-Patente e libretto- era fredda come una statua di marmo, inattaccabile da complimenti e suppliche. Glieli diedi, lei si segnò qualcosa, poi me lo rese.

-Non è stato fatto il collaudo-.

Come? Cosa? Collaudo?

-La macchina di qui non si muove, non può circolare- continuò, senza provare un minimo di compassione per quattro poveri liguri in balia degli eventi. -Inoltre vi dovrei anche multare per sosta senza pedaggio, come la mettiamo?-.

-Le regaliamo la macchina!- esclamò Luca, e questa volta un accenno di sorriso comparve sul suo viso.

-Sia brava, la prego. Giuro che quando torno a casa farò subito il tagliando- piagnucolai.

-Mi dispiace ragazzi, ma non è possibile- si fece più morbida. -Dove eravate diretti?-.

-A Firenze, la nostra prima avventura, il primo viaggio da soli. Abbiamo portato la tenda per campeggiare-.

Sembrò pensarci su, poi prese la trasmittente e si allontanò in modo da non farsi sentire.

-Che fa?- domandò Luca.

-Chiamerà la squadra Volante per farci venire a prendere ed ingabbiarci- rispose Paolo.

Invece tornò, col viso sorridente, che devo dire le donava molto, essendo una bella ragazza.

-Ho una proposta da farvi, e la faccio senza questa divisa che indosso. Vi voglio venire incontro per non rovinarvi la vacanza. Mio zio possiede un campeggio a Marina di Pisa e non avrà problemi a trovarvi un posto per la tenda. Vi posso scortare fino là, ma poi la macchina va collaudata. Il mio ragazzo potrebbe aiutarvi, fa il meccanico-.

Il mondo tornò ad essere luminoso, noi quattro esultammo e non facemmo nemmeno caso al tipo del furgone che furtivamente era arrivato e sparito all'orizzonte.

Margherita, la vigilessa, fu più che un'amica, nella settimana che passammo a Marina di Pisa ci fece conoscere un sacco di gente. Sergio riuscì ad avere la sua storiella, Luca non mancò di tornare un paio di volte in Piazza dei Miracoli per controllare la semina e io e Paolo andammo quasi in buca con altre due. Firenze sarebbe stato il sogno futuro, in fondo a vent'anni qualsiasi posto è divertimento, avendo lo spirito giusto. La Fiesta finì in officina, Marco, il ragazzo di Margherita, si offrì di pagare tutto, ma io gli promisi che sarebbe stato rimborsato sino all'ultimo spicciolo. La vacanza fu un trionfo, i miei non seppero mai del guasto e ancora oggi, quando ripenso a quei giorni il pensiero si ferma sulla mitica Fiesta rossa e sui quattro ragazzi che il tempo non ha mai cambiato.

Ah, dimenticavo: Pinocchio apparve una notte in sogno a Luca, in mano le monete seminate, sussurrandogli sorridente: "Ritenta, sarai più fortunato"...

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