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Una storia di Roberto98

Questa storia è presente nel magazine I frutti del bosco

Inverno

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Pubblicato il 27 agosto 2018 in Storie d’amore

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I – Casa


Una casa si ergeva all'interno di una sfera di cristallo. Ecco il posto dove viveva la giovane Alice: con il suo denaro avrebbe potuto acquistare ogni cosa ed ogni persona, ma nulla l'avrebbe strappata da quell'oasi silenziosa. Ella aveva un guardaroba pieno di vestiti: era solita tenere in disparte le gonne e i corsetti che preferiva, resi laceri dal tempo ma ancora candidi e lussuosi. Alice avrebbe potuto vivere avvolgendosi ogni giorno di un nuovo completo; il suo cognome era quello di un'antica regina.

Un lungo tappeto di nuvole era giunto e aveva reso grigio il pomeriggio. Alice trascorse quel tempo passeggiando per le stanze della sua magione; nessuno era venuto a visitarla, forse nessuno ricordava di lei. Animati dalla luce che filtrava attraverso la pietra, i fantasmi dei suoi cari piangevano; Alice seguiva il loro lamento e proseguiva nel cammino. Alla sera la ragazza si avvolse nelle coperte, chiuse gli occhi e sognò del bosco. Ella aveva la bocca socchiusa e spesso tremava.

Alice si svegliò e aprì il libro riposto sul comodino. Trovò all'interno un foglio con sopra una dedica e poi una poesia. Ella si guardò allo specchio e provò disprezzo per se stessa; il lieve segno di un morso la fece sorridere. Pavel era entrato nella stanza a notte fonda, e la poesia che aveva scritto era meravigliosa. La ragazza lo immaginò entrare nella camera, chinarsi su di lei e baciarla mentre era addormentata, infine ridiscendere dalla finestra e tornare ai propri boschi. Per un istante Alice dimenticò il riflesso sullo specchio e si sentì più bella. Era così felice di essere amata.


Pavel si nascose dietro il tronco di un abete e fece una sorpresa alla ragazza. Alice si gettò fra le sue braccia: ora non aveva più paura del bosco. Ella amava il giovane e il luogo senza confini in cui abitava.

Pavel la invitò a trascorrere la notte nella sua casa sull'albero; i due vi salirono e trascorsero il pomeriggio stringendosi: parlarono e si sfiorarono, credendosi l'uno il riflesso dell'altra. Sorseggiarono uno strano thè dalla tazza di ceramica che il giovane aveva fabbricato.

Giunto il tramonto Alice disse a Pavel di temere la notte fra i boschi e scese dall'albero. Egli la inseguì e le sussurrò una breve poesia all'orecchio; scoccò il primo bacio fra i due, il primo che un uomo avesse mai donato alla giovane Alice. Ella si affrettò verso casa, piena di lacrime.

Alice varcò la soglia quando era già notte; si ritrovò a pensare alla paura e ai suoi artigli: non le erano mai apparsi così ridicoli ed innocui. Una fiamma, all'improvviso, divampò nei suoi pensieri. Divenne nervosa: non posso divagare, si disse impetuosa:

"Non devo dimenticare... Non devo dimenticare! Torna a ripetere, Alice, torna a farlo..." Disse la giovane, aumentando il passo.

La ragazza non si curò del buio e corse a strappare un vecchio calendario dalla parete. Ella alzò febbricitante lo stivale e lo sentì conficcarsi in una massa pelosa: credette di cadere; guardò al pavimento e vide l'espressione dolorante di un gatto randagio, forse in cerca di un rifugio dal freddo; i due saltarono, felino il gatto, felina Alice, saettando ciascuno verso un lato della stanza. La giovane riprese l'equilibrio e si poggiò contro una finestra, vi stagliò contro il calendario e cominciò ad appuntarvi sopra la poesia di Pavel. Il gatto urtò un'accetta, poi un attizzatoio, infine una scopa, portando rovinosamente a terra interi assetti di piatti e bicchieri. Mentre i secondi si infrangevano Alice muoveva la penna sempre più avidamente, temendo di perdere il senso d'ogni parola da un istante all'altro. Con gli occhi sbarrati di chi è in guerra, il gatto riuscì finalmente a dileguarsi attraverso una fessura nella pietra, ormai stremato.

Nessuna rima, adesso, poteva più scappare Anche l'ultimo verso della poesia, ora, aveva una nuova casa d'inchiostro. Alice fermò la mano dolorante e poggiò la fronte contro la finestra. La giovane iniziò a guardare verso i boschi, oltre il vapore che usciva dalla sua bocca, oltre quei vetri appannati trasudanti l'inverno. Ella vide il gatto allontanarsi fra gli alberi e sorrise come possono fare soltanto i sereni.


II - Ilusione


Il giorno successivo la ragazza andò nel bosco e chiamò il nome del suo amato. Voleva invitarlo a trascorrere il pomeriggio presso la sua casa.

"Pavel! Pavel!"

"Mio amato, dove sei?"

Egli giunse e le strinse la mano.

"Pavel, vuoi venire con me?"


I due giovani esplorarono la dimora con occhi curiosi. Alice provò i vestiti impolverati della madre, Pavel quelli altrettanto in disuso del padre. Giunta la sera i due chiusero i libri che stavano leggendo e si baciarono ai piedi del letto.


"Rimarrai con me, questo inverno?" Chiese la giovane arrossendo.

"Perché lo chiedi?

"Perché non sopporterei di trascorrere un altro inverno da sola, al gelo..." Si sforzò Alice. "... senza poter essere scaldata."

"Certo che sarò qui, mia cara."

"Verrai a trovarmi nella mia casa, vero?" Continuò a chiedere con occhi fiduciosi.

"Certo, verrò qui e vivremo assieme."

Alice gioì.


La ragazza seguì Pavel nella notte e con egli entrò nel bosco; scortati dalla nebbia i due giunsero sotto la nuova dimora del giovane. Un fuoco delimitato da pietre schiariva l'abitacolo. I due rimasero fermi a guardare le sagome degli alberi, sempre più cupe all'allontanarsi dello sguardo, e assorbirono il calore delle fiamme; Pavel le guardò divampare e si tolse i vestiti.

Egli chiese alla ragazza di spogliarsi. Alice si fermò ad ascoltare i sussurri del vento e fu proprio la luna, forse, a suggerirgli la risposta. Ella annuì con occhi umidi, riuscendo a pronunciare solo un flebile sì; la sua voce era impaurita ed innocente, ricolma d'amore. Pavel sembrava stordito, singhiozzò e si prese la testa fra le mani. Alice corse presso i suoi occhi per chiedergli cosa avesse sbagliato e ricevette in risposta uno schiaffo. Ella indietreggiò e guardò prona verso il suo amato, chiedendo con lo sguardo il perché di quel gesto. Non vi fu risposta.

Pavel afferrò una corda e avvolse la ragazza attorno al tronco di un albero, poi le strappò i vestiti di dosso. Sconvolta, Alice cercava di voltarsi verso il ragazzo, ma i suoi occhi non erano più esterrefatti: erano occhi di strazio, ancor più, occhi di delusione.

La notte scese cupa e spinto da essa Pavel prese a violare la giovane alla luce del fuoco. I suoi occhi sembravano assorbire il bagliore delle fiamme, sempre di più al lento sciogliersi di ogni ora; cercava sempre nuovi modi di possedere la sua preda e ogni volta era più lontano dall'apparire un uomo. Alice gridava di voler tornare alla propria casa, si dibatteva, sussurrava senza speranza che avrebbe detto ogni cosa ai suoi genitori.

Quando giunse l'alba Pavel slegò la ragazza e Alice cadde sanguinante sul letto di foglie. In lacrime, egli la aiuto ad alzarsi. La giovane si alzò muta e senza voltarsi, stanca di guardare Pavel nei suoi occhi ciechi; senza temere ulteriori sorprese, Alice se ne andò zoppicante fra gli alberi. Il ragazzo rimase lì, vicino ai resti del fuoco, e la guardò mentre allontanandosi ella tracciava un sottile sentiero di sangue.


III – Inverno


Quando fu passato un intero giorno Alice si svegliò credendo di udire una voce; dalla finestra spalancata penetravano i candidi sussurri invernali. Ella vide la madre attenderla nel corridoio, si alzò dal letto, poi capì che era soltanto un'altra amara illusione. La ragazza trovò una nuova poesia all'interno del libro che Pavel le aveva regalato. Alice si carezzò il corpo, alla ricerca dei segni della corda; sorrise guardando il libro, poi cominciò a piangere.


Giunse un'altra notte e nevicava. Alice non aveva più sangue sul corpo; era di nuovo limpida, fredda come il catino riposto vicino al letto, pieno di acqua gelata.

Nel biancore della stanza ella vide allungarsi una nuova ombra che non poteva toccare; sembro riconoscerla e rabbrividì. Restò a guardare, attendendo che svanisse oltre la parete.

Fu all'alba che Alice tornò a spingersi nel bosco, cercando con timore la presenza del suo amato. La neve era candida, memore soltanto del passaggio di una volpe. Nient'altro.

Alice giunse dinanzi a un albero che aveva preso fuoco. La neve sciolta tutt'intorno mostrava i segni dell'erba bruciata; i resti di una capanna, vicino ai suoi piedi, forse celavano anche quelli di Pavel. Ella continuò a cercare fino a quando fu sera, poi, guardando ai boschi spogli, capì di essere sola. La foresta si stagliava senza fine, oscurando l'orizzonte così lontano. Alice pensava e pensava, empiendosi della solitudine del mondo; ella prese a muovere i passi verso la propria sfera di cristallo: una casa piena di fantasmi.

"Pavel se ne è andato."

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