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Una storia di angeloranieri

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Giorni 5,6,7 - Senigallia

Diario di viaggio

Pubblicato il 29 gennaio 2017

26/08/2016

Cesenatico l’abbandoniamo il mattino presto e, dopo un cambio a Rimini, giungiamo finalmente alla stazione di Senigallia alle undici. Attraversiamo un lungo viale ed un ponte sul fiume Misa, giungendo in albergo, dove ci riposiamo un po’ prima di sistemare le valigie. La stanza si trova al quarto piano di un edificio altissimo, che prevale su quelli circostanti, e dall’enorme finestra scorgono le cupole delle chiese situate in centro. E’ la stanza più grande e bella che abbiamo avuto finora, questo ci fa curiosare in giro un po’ come bambini, camminando scalzi sulla moquette. Dopo un pranzo veloce ci incamminiamo verso il lungomare, il quale dista un bel po’ dall’hotel. La vista de La Rotonda mi impressiona, non l’aspettavo così grande e maestosa, e il mare agitato che si infrange sulle assi che la sorreggono genera una fitta schiuma bianca che fa pendant con la struttura stessa.

La Rotonda, Senigallia.

Il lungomare è da sogno, è come lo avevo letto nelle descrizioni di Francesco (Tarducci, n.d.r.), anche meglio di come avevo immaginato. Hotel e stabilimenti balneari creano un’atmosfera che, senza esagerare, ricorda quella delle coste statunitensi che ho visto nei film: sono appena arrivato, e già non vedo l’ora di ritornare. Senigallia è un piccolo paradiso marchigiano che nulla ha da invidiare alle tante mete turistiche più speculate e gettonate. La mia mente è stata per ore ed ore libera da tutto, libera come la spiaggia fine, sottile come una linea, e le onde che sbattono contro la riva. La giornata di oggi è stata puro relax e spensieratezza. Siamo tornati nel tardo pomeriggio in hotel e non siamo usciti per un giro in centro: meglio riposarsi, per una sera, restare a letto a leggere un libro finché gli occhi non si stancano, che è un po’ una medicina per la mente. Domani sarà una giornata intensa.

Dal quarto piano dell’hotel Mastai di Senigallia, sotto un cielo blu stellato, passo e chiudo.

28/08/2016

Ero talmente a pezzi ieri sera che sono crollato prima ancora di iniziare a scrivere. La giornata, infatti, è stata molto stancante: una mattinata al mare, con un pomeriggio in giro per le strade del centro, tra i Portici Ercolani e il Foro Annonario, fin giù al molo, al faro, ad ammirare la Penelope di Senigallia, simbolo della bellezza femminile contornata da lucchetti arrugginiti e invecchiati dal tempo, alcuni risalenti agli anni ’40 addirittura, se non prima.

La Penelope, Senigallia

Ma la cosa più maestosa ed imponente, che domina sulla città intera, è la Rocca Roveresca: un palazzo a quattro torri situato di fronte alla stazione, al quale si accede attraverso un lungo ponte ad arcate, circondato da un giardino murato, una vera e propria fortezza. Al suo interno una serie di cunicoli angusti, e bassi, rendono l’atmosfera tetra ma suggestiva, quasi grottesca. Sembra di accedere in luoghi sperduti, scavati appena e scoperti in un recente scavo archeologico, una serie di stanze che non hanno subito variazioni nel tempo. All’interno vi era una mostra di carattere storico e militare, dato che la Rocca è stata sede anche di una scuola militare. La visita, durata circa due ore, è stata particolarmente piacevole, mai noiosa, mai banale, a tratti cruda ed esplicita (ad esempio la visione di immagini forti dei mutilati in guerra). Di sera siamo stati fuori a cena a mangiare pesce sul lungomare, ricco di movimento, luci, persone e musica. Dopodiché siamo tornati in centro, il quale era colmo di mercatini ed artisti di strada in ogni angolo della città, un vero e proprio spettacolo d’artigianato, usato e fantasia.

Questa mattina abbiamo lasciato l’albergo e siamo stati al mare fino all’ora della partenza, verso le cinque. Abbiamo fatto sosta a Falconara Marittima dove abbiamo trovato una manifestazione cosplay, con un vero e proprio contest tra cosplayers che ci ha divertiti ed intrattenuti per circa un’ora, cioè quando abbiamo preso un altro treno per Roma Tiburtina. Qui, dopo aver cenato, abbiamo fatto amicizia con dei ragazzi di Salerno che prendevano il nostro stesso treno notturno.

Ed eccomi qui, disteso nella cabina del treno, a scrivere per la prima volta in movimento, su un treno che sfreccia veloce come la mia voglia di viaggiare e vivere, che attraversa le città come fossero vite di altre persone, fino ad arrivare ad una meta, una destinazione che poi sarà un nuovo viaggio, senza finire mai, sempre in movimento. Buona notte a chi come me sta vivendo esperienze sempre nuove, giorno dopo giorno.

Domani saremo a Villa S. Giovanni, pronti ad imbarcarci per la Sicilia: direzione Catania.

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