scrivi

Una storia di MarcoBenazzi

2

FREEZER

la favola dell'omino di neve

Pubblicato il 16 dicembre 2015

Cesena, 6 gennaio 1972

Sono stato creato da soli tredici giorni, e già non riesco a fare a meno di tutto ciò che mi circonda. Il vecchio rubino, spogliato dal vento impetuoso dell’autunno, dalle forme sinuose e nodose che ricordano il corpo di un marinaio all’uscita di un bagno turco, pare proteggermi con i suoi rami tentacolari e avvolgenti; il cane Wolf, un pastore tedesco vecchio e sdentato che per combattere la solitudine e la carenza d’affetto, a chiunque gli lanci un sasso lontano dalla sua cuccia, lo riporta aspettandosi in cambio almeno una carezza; al canonico Don Baronio, dallo sguardo dolce e rugoso, l’andamento lento e incurvato e l’odore tipico di chi ha vissuto una vita all’insegna degli altri; ogni cosa o persona mi è famigliare come se la conoscessi da tempi immemorabili.

Se oggi esisto, lo devo a Marco, il mio amico carnoso e a suo padre Cesare.

Dovete sapere che la vigilia di Natale appena trascorso, si è abbattuta sulla Romagna; ed in particolare su Cesena, una bufera di neve che è durata dalle prime ore del mattino fino al tardo pomeriggio. I bambini, è risaputo, vivono i giorni di neve con un entusiasmo fiabesco, e dopo aver sfogato le loro tensioni lanciandosi reciprocamente palle di neve, arriva il momento del riposo dove il papà diventa una figura fondamentale. Ogni bambino esige che gli si realizzi un enorme pupazzo di neve proprio davanti all’ingresso di casa così da poterlo guardare ogni volta che si affaccia dalla finestra, la sera prima di coricarsi e la mattina appena alzati. Io sono Freezer, l’amico nevoso di Marco e la sua amicizia mi rende molto felice. Mentre Cesare mi compattava cercando di donarmi sembianze pressoché umane, lui mi fissava i bottoni di un vecchio soprabito del nonno, una carota elegantemente appuntita, un cappello a tesa larga chiesto a prestito al signor Pino, il vicino di casa, e la sua sciarpa bianca e marrone (pardon, granata) con su scritto “ALÉ TORO”.

Marco è un bambino vivace e iperattivo ma da quando il suo papà è tornato al lavoro – fare l’agente segreto comporta dei notevoli sacrifici – si confida con me raccontandosi come se sapesse che, in qualche modo, riesco a capirlo. Io, sorridendo con

piselli al posto dei denti, cerco di trasmettergli la mia sicurezza nonostante il mio futuro sia tutt’altro che roseo. Presto le temperature cominceranno a salire e allora… ma questa eventualità i bambini non la considerano, a quella età si pensa che tutto e tutti siano eterni.

Con il passare dei giorni, Marco mi arricchisce con sempre maggiori elementi, una pipa alla Maigret, dei guanti da sci, una capparella che fa tanto Passator cortese appartenuta al suo bisnonno Francesco, quindi un bastone da passeggio e degli occhiali da sole per proteggermi dal riverbero della neve, trascorrendo ore ed ore a parlarmi delle fughe da scuola durante l’ora di ricreazione, del suo ricorrere al rifugio in quel suo mondo fantastico dove la vita è – continuamente - una dolce sorpresa, del suo desiderio di diventare il raccontastorie della sua città. Quando cominciò ad accorgersi che la mia statura stava raggiungendo paurosamente la sua, si rese conto che il suo amico silenzioso stava per lasciarlo. Le calde lacrime contribuirono ad accelerare il processo di scioglimento e quando tutto sembrava perduto, suo padre, di ritorno da una pericolosissima missione, lo prese per mano, gli asciugò il pianto e, con semplici parole che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire in queste circostanze, lo tranquillizzò parlandogli da uomo a uomo, inginocchiandosi alla sua altezza.

“Vedi Marco, non serve piangere per la perdita del tuo amico Freezer, perché i pupazzi di neve non muoiono mai. Si trasformerà in acqua che poi evaporerà e un giorno, il prossimo inverno, tornerà in forma di neve cadendo esattamente dove l’abbiamo raccolta noi. Non devi preoccuparti perché l’acqua della pioggia non è possibile che si mischi con quella della neve e le nuvole che portano la neve, se le guardi bene, sono molto meno cupe e minacciose, di quelle della pioggia. Perché…? Domanda acuta… ebbene, come ti dicevo… è impossibile che le gocce “da pioggia” si confondano con quelle “da neve” perché la pioggia… è femmina… mentre la neve è maschio. Del resto perché se no i pupazzi di neve sono sempre uomini… Credimi, ogni bambino, quando realizza per la prima volta il ”suo” omino di neve, ha la certezza di ritrovarlo quando il freddo attanaglierà il suo cuore, o il buio gli impedirà di scrutare il cammino, o più semplicemente, quando sarà in cerca di un amico disposto ad ascoltare senza fare troppe domande.”

Quello che Cesare non poteva sapere, e con lui tutti gli uomini del Creato, è che io sono fatto di neve ma mi sento di pioggia…

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×