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Una storia di utente_cancellato

Vane fughe dal passato

Gli errori stringono le coscienze in una morsa da cui è impossibile liberarsi.

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Pubblicato il 21 giugno 2018 in Thriller/Noir

Tags: omicidi realta sogni colpevole amore

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"Tlack!"

Il classico rumore d'apertura delle serrature delle porte blindate diede il benvenuto al nuovo inquilino della casa, Luca De Santis. L'uomo entró, poggiò le sue due valigie sul tavolo della cucina. Diede uno sguardo all'appartamento come se lo stesse vedendo per la prima volta.

"Un trilocale non troppo grande ma con almeno un balcone per vano".

Queste erano state le sue richieste all'agente immobiliare. Voleva essere certo di avere la possibilità di uscire all'aria aperta in qualsiasi posto della casa egli si trovasse. La sua condizione attuale lo rendeva soggetto a frequenti attacchi claustrofobici, al cui manifestarsi, gli risultava impossibile restare negli spazi chiusi. Muovendosi tra i vari scatoloni che, la ditta di traslochi, evidentemente non troppo attenta all'ordine, aveva riposto alla rinfusa nell'appartamento, andò a verificare, ancora una volta che l'agente immobiliare avesse esaudito le sue richieste.

Il balcone della sua nuova camera da letto dava direttamente sulla piazzetta del paese, composta semplicemente da un bar, una chiesa e il suo campanile ed alcune vecchie case.

Si era trasferito in un paesino di circa tremila anime, non molto lontano dalla grande città in cui aveva vissuto per quarantacinque anni, prima da figlio, poi da marito. Non avrebbe resistito un attimo di più nella sua precedente casa. Troppo grande il peso dei ricordi.

Dopo aver organizzato una misera cena, sistemò alla buona delle lenzuola sul suo nuovo letto. Sentì immediata l'esigenza di stendersi. La soddisfo'.

La giornata era stata pesante e faticosa.

Nonostante la stanchezza, il solito ricordo iniziò a inondargli la mente, così come accadeva da un anno a questa parte.

Sospirò.

"Laura.......Laura perdonami".

Laura Frattini era un poliziotto. Luca l'aveva conosciuta venti anni fa ad una festa di laurea di un'amica in comune. Attraversava un periodo sentimentalmente difficile e quella frequentazione per lei fu un primo tentativo di riprendersi la propria vita. Solo che quel tentativo, complice un bicchiere di troppo durante una cena estremamente romantica, si era trasformato in un precoce matrimonio causa imprevista gravidanza. Si ritrovarono all'altare dopo soli sei mesi di fidanzamento. Nonostante si conoscessero relativamente poco, andavano d'accordo. Il loro unico figlio, Matteo, faceva da anello di congiunzione al loro rapporto e dava la giusta spinta ad un amore non troppo forte ma nemmeno tanto labile. Gli anni passarono tra poche novità, qualche viaggio, il lavoro, Matteo.

Qualcosa però ruppe d'un tratto il loro precario equilibrio di coppia

medio- borghese italiana. Tutto iniziò quando Laura finì sotto indagine per un conflitto a fuoco in cui era stata coinvolta e dove due persone avevano perso la vita. Per gli inquirenti era ben poco chiara la dinamica degli eventi. Si avevano elementi sufficienti per ritenere che lei e suoi colleghi avessero aperto il fuoco nonostante i malviventi si fossero già arresi.

Laura, figlia di poliziotto, stimata e rispettata da tutti, non accettava che il suo nome fosse finito in un'indagine. Non resse il colpo. Iniziò a sprofondare in una lenta ma inesorabile depressione.

Luca, affermato dentista, sostenne per ben poco la situazione. Scelse come via di fuga per le frequenti crisi di sua moglie, il conforto di una sua avvenente cliente.

Alle crisi di Laura corrispondevano puntualmente le scappatelle di Luca. La sue assenze sempre più frequenti peggiorarono di molto l'equilibrio psichico di Laura. Il trasferimento di Matteo in un'altra città per l'università fece il resto.

Erano sempre più distanti e lo sarebbero stati ancor di più dopo quella sera. Quella maledetta sera.

Laura sarebbe dovuta partire col treno delle 21.42. Avrebbe dovuto raggiungere una città distante duecento chilometri, passare li' la notte per poi trovarsi alle 8 del mattino seguente all'appuntamento che suo marito le aveva fissato. Una buona trafila, ma a detta di Luca ne sarebbe valsa la pena: Laura avrebbe incontrato un suo amico e soprattutto stimato psicoterapeuta, autore anche di alcuni best seller. Sicuro l'avrebbe aiutata a risolvere il suo problema.

Lui però non l'avrebbe accompagnata.

"Improrogabili impegni di lavoro" le disse.

Si fece accompagnare quindi da Michela, la sua migliore amica sempre presente ancor più in quel periodo così buio.Mentre attendevano il treno alla stazione, il cellulare di Laura Squillò. Il display visualizzava il nome di sua sorella. Rispose.

" Ciao Daniela, dimmi"

"Laura, mamma sta male. Siamo all'ospedale qua al centro. Corri qui "

In un attimo furono su un Taxi. Dopo un po' erano giunti all'ospedale.

Per fortuna sua mamma stava bene. Un Principio di infarto tempestivamente bloccato. L'anziana donna sarebbe comunque dovuta restare in osservazione alcuni giorni.

Il "viaggio" era saltato.

Sul tardi lasciarono l'ospedale. Il cognato, il marito di Daniela, accompagnò prima Michela e poi Laura alle loro rispettive case. Daniela restò con la madre in ospedale.

Erano circa le due di notte quando Laura varcò il portoncino d'ingresso dello stabile presso cui abitava al secondo piano. Salì lentamente le scale....

Luca dopo aver guardato per un'ora il soffitto delle sua nuova camera da letto cadde in un sonno profondo.

Passi.

Lenti passi si susseguono nel buio di una scala di un elegante edificio a due piani. Il rumore dei tacchi battuti sulla superficie marmorea, vengono amplificati dal buio della notte. Una donna risale stancamente i gradini trascinando un elegante trolley e un graziosa borsa in pelle nera. Si ferma davanti ad una porta. La targa dorata affissa ad indicare i nomi degli occupanti di quell'appartamento.

La donna estrae dalla sua borsa nera un mazzo di chiavi. Una mano segnata dal tempo apre la serratura.

Un corridoio. Ai suoi lati tante porte.

Gemiti. Dall'ultima porta in fondo sulla sinistra la donna avverte nitidamente un uomo ed una donna ansimare.

Posa il borsone. Corre verso l'ultima stanza in fondo a sinistra. Apre la porta. L'inferno.

Suo marito avvinghiato al corpo di una donna che non è lei. I due si accorgono della sua presenza. D'un tratto un espressione di sorpresa mista a paura suoi loro volti.

La donna corre rapidamente verso il comodino sul lato destro del letto. Lato dove lei dormiva da anni. In una frazione di secondo lo apre, prende la sua pistola, toglie la sicura e mette il colpo in canna. Punta l'arma dritta verso i due amanti. Piange e trema. "Perché ?" Chiede al marito.

E mentre l'uomo cerca di mettere insieme qualche parola, la donna si porta la pistola alla tempia e preme il grilletto. Le pareti si riempiono di un rosso acceso mentre urla esasperate interrompono il tranquillo silenzio della notte.

"Ancora".

Luca De Santis si sveglió di soprassalto. Si portó la mano al collo. Le sue dita incrociarono il bordo della sua t-shirt. Era pregna di sudore. L'aveva sognata ancora. L'intera scena. Questa volta dalla prospettiva di sua moglie.

Il ricordo del suo sucidio, quando gli faceva visita di notte, cioè quasi sempre, consisteva in quello che lui aveva visto e vissuto in quegli attimi. L'eccitazione, l'ansia del tradimento, l'inizio del rapporto, i corpi nudi e sua moglie che compariva così d'improvviso sull'uscio della loro camera da letto e... "tutto il resto". Cosi era solito etichettare l'atto in cui sua moglie Laura si sparó.

Si rese subito conto che cambiare casa forse non era servito a nulla. Anzi. Il ricordo si era rafforzato facendogli vivere in prima persona quello che aveva vissuto sua moglie.

Claustrofobia. Si diresse immediatamente verso il balcone della camera da letto. Respirò a pieni polmoni.Pensò a Matteo. Gli mancava soprattutto in quei momenti.

Suo Figlio da quella sera non aveva voluto più vederlo. Luca lo chiamava puntualmente ogni giorno. Nessuna risposta. Una volta andò a casa sua. Quattrocento chilometri e una porta chiusa in faccia. Appena sentitosi meglio si rimise a letto.

Cercò di farsi forza. Voleva continuare a vivere e quello era solo il primo giorno in cui provava a farlo.

Si impose di fare nuove conoscenze, di trovarsi delle distrazioni, visto che oramai non era più in grado di lavorare. O forse non voleva. Comunque Poteva non lavorare. Giusti investimenti immobiliari in passato gli garantivano una discreta rendita.

Si riaddormentó dopo aver confezionato un bel pacco di buoni propositi già pronti all'uso per i successivi giorni,mesi e anni.

Nei giorni a seguire strinse amicizia con il titolare del bar in piazza, Mario. Trovava molto piacevole parlare con lui ed inoltre era un abile giocatore di scopa.

Si tenevano compagnia. Il bar chiudeva molto presto. Una Sera, in seguito ad un'interminabile partita, si fece un po' più tardi del solito. Terminata la partita, mentre dava una mano a Mario ad abbassare le grate del bar, Luca notò un uomo seduto sui gradini dell'ingresso della chiesa. Barba e capelli lunghi, abiti trasandati. Aveva tutta l'aria di essere un clochard. Luca si soffermò ad osservarlo. Reggeva tra le mani una vecchia foto.L'uomo si alzò di scatto e corse verso il campanile ed iniziò a piangere. Dopo un po' corse di nuovo verso l'ingresso della chiesa, si sedette e si rimise a guardare la foto. Poi si rialzò di nuovo e corse verso il campanile. Ricominciò a piangere. Ripetè questa sorta di rituale per quattro-cinque volte. Poi imboccò una stradina e sparì nel buio della sera.

Luca era rimasto ad osservarlo incuriosito.

"Quello è Spadino, il matto del paese....non ricorda manco più il suo vero nome ed essendo alto e magro la gente lo chiama così.

Gli raccontò la sua storia.

"In paese si racconta che fosse fidanzato con una ragazza del capoluogo. Una bella ragazza. Stavano insieme da un bel pó di tempo, il primo amore insomma. Si lasciarono per un po'. Lei conobbe un altro e lo sposò. In pratica appena lui lo seppe impazzì dal dolore. Andò completamente fuori di testa. E così, ogni Martedì fa questa sorta di danza della pioggia. Si dice che il campanile sia stato il luogo del loro primo bacio e che fosse proprio di martedì.In ogni caso è completamente innocuo. Stai tranquillo".

Luca andó a letto pensando a quello strano personaggio. Quasi condividevano lo stesso destino. Anche lui aveva perso l'amore della sua vita. Ma a differenza sua, Spadino forse non aveva nessuna colpa.

Nella sua continua ricerca di distrazioni che attenuassero il suo senso di colpa decise che forse saperne di più su Spadino, parlare un po' con lui poteva costituire una buona scelta. Parlargli, capire, aiutarlo poteva significare forse renedere piu' leggero quel peso che si portava sulla cosicenza.

Attese con ansia il martedì successivo. Nel frattempo chiese maggiori informazioni a Mario, anche se ottenne ben poco. Solo che Spadino era di buona famiglia che la ragazza non si vide mai più da quelle parti.

Il martedì sera successivo finalmente era arrivato.

Luca attese Spadino all'angolo del campanile. Alle dieci in punto l'uomo arrivó e si sedette al suo solito posto con la sua solita fotografia. Prima che iniziasse la sua corsa, Luca lo avvicinó.

"ciao, io sono Luca... tu sei Spadino vero?"

L'uomo alzó la testa. Lo fissó. il suo sguardo era assente. Riabbassó la testa.

Luca continuó.

"sai ho saputo della tua storia. Anche io avrei qualcosa di simile da raccontarti. Ti va di fare due chiacchiere?"

Spadino lo fissó di nuovo. Giró la foto che teneva tra le mani. Gliela mostró. Due ragazzi che sorridevano abbracciandosi su di un lungomare. Spadino indicó con l'indice la ragazza e inizió a piangere.

Luca si abbassó per guardare la foto. Mise a fuoco i soggetti. Da un lato sorridente Spadino. Dall'altro...

Luca si sentì mancare. Le gambe iniziarono a tremargli. Il cuore batteva così forte che sembrava volesse schizzare fuori dal torace. Le lacrime iniziarono a scendere anche sul suo viso.

Era Laura. Laura da adoloscente. sorrideva alla macchina fotografica con i suoi denti bianchissimi e i suoi occhi azzurri.

"Laura!" esclamó. Spadino lo guardó stupito e spaventato allo stesso tempo. Ritrasse la foto e corse via. La sua figura si perse ancora una volta nel buio della sera.Luca non poteva credere a ció che aveva visto. Sapeva ovviamente dei trascorsi sentimentali di Laura. Qualche volta avevano parlato dei loro primi amori e delle loro storie più importanti.Ma Laura al riguardo in ogni caso era sempre stata molto vaga. era quasi un argomento tabu'. La sua risposta era spesso "le mie storie? poche e non buone". Ma mai avrebbe pensato che la loro frequentazione era stata causa della distruzione di un uomo. Non poteva credere di essere stato anche responsabile della morte, non fisica stavolta, ma psichica di un' altra persona. Si accasció. In un attimo tutto lo spazio intorno a lui si restrinse. Gli mancó l'aria. D'un colpo tutto il rimorso, il senso di colpa, accumulato da un anno a questa parte, che con tenacia ma invano aveva cercato di sopprimere, esplosero. Non riusciva più a muoversi. Le immagini di Laura e Matteo comparvero davanti ai suoi occhi. Si tenevano per mano. Si voltarono e iniziarono ad allontanarsi. Luca Capì che era finita. Capì che adesso che si apprestava ad entrare all'altro mondo non sarebbe riuscito comunque ad ottenere il perdono della sua famiglia. Un ultima lacrima scese sul suo viso, mentre il suo cuore si spaccava in due e smetteva di battere.

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