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Una storia di ChiamatemiMimi

Never let me go

" Ancora una volta, chiudo gli occhi. Pace." - liberamente ispirata alla canzone di Florence + The Machine, agosto 2014

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Pubblicato il 30 maggio 2018 in Altro

Tags: mare amore pace onde introspezione

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Silenzio.

Pace.

Il rumore delle onde che si infrangono sulla riva sabbiosa.

E' quasi il tramonto e il sole si sta preparando a scomparire dietro alla collina alla mia destra.

I miei capelli ondeggiano liberi nell'aria, mossi da quella leggera brezza marina che tanto amo.

Chiudo gli occhi.

Sento ancora più forte l' odore di salsedine e lo respiro a pieni polmoni, lasciando che mi invada completamente, inebriandomi la mente.

E ancora, la risacca. Oh, adoro quel suono!

Riapro gli occhi e guardo di fronte a me.

Il mare è una massa cristallina, illuminata da quel poco sole rimasto.

E' agitato, e, come succede per fortuna di rado, onde alte si infrangono contro gli scogli distanti pochi metri, provocando degli spruzzi di schiuma bianca.

Rido pensando a qualche estate prima, quando con le mie amiche mi divertivo ad esserne sommersa per qualche secondo e poi risalire leggera in superficie. E ridevamo, ridevamo, ridevamo…

Ho sempre amato il mare e ho sempre altrettanto amato nuotare e immergermi nelle sue profondità.

Sott'acqua tutti i rumori, seppur per una manciata di secondi, si annullano. Ci sei solo tu e il mare, sconfinato, azzurro e misterioso. Non ci sono più gli scomodi pensieri, gli attanaglianti problemi con cui convivi quotidianamente, ma c'è quiete, c'è silenzio, c'è calma. Ti senti libera, leggera e felice, come se nulla possa ferirti o farti male, e la vita torna ad essere qualcosa di profondamente meraviglioso.

Ricordo di aver pensato spesso che quei momenti fossero tra i più magici della mia vita, quelli davvero degni di essere vissuti fino in fondo.

Una voce familiare mi ridesta dal topore di quei ricordi. Mi volto.

La luce del sole rende i suoi capelli dorati e i suoi lineamenti ancora più belli.

Mi sta dicendo qualcosa, ma al mio orecchio giunge solo un eco lontano di sprazzi di parole senza senso, perché, ancora una volta, mi perdo nei suoi occhi, così azzurri da confondersi col mare alle sue spalle.

Si siede accanto a me ed io, presa da un istinto che nemmeno capisco, gli porto le braccia al collo e mi stringo contro il suo petto.

Lui non sembra affatto dispiacersene e mi stringe, a sua volta, ancora più forte, poggiando le mani sulla mia schiena.

Ancora una volta, chiudo gli occhi.

Pace.

Il suo profumo. E' l'odore, quasi pungente, di tabacco e di muschio, al quale sono ormai abituata. Poi, il rumore del mare, di nuovo, mischiato a qualcos'altro.

Il battito del suo cuore, veloce e regolare. Mi perdo beatamente in quel dolce suono, quasi fosse la voce di una madre che canta la ninnananna al suo bambino: la certezza, solida e vivida, che lui è lì, accanto a me, e non mi abbandonerà.

Ed ecco che ancora di nuovo accade: vengo di nuovo colpita da quello strano, inspiegabile sentimento di consapevolezza.

Consapevolezza che non vorrei essere in nessun altro posto al mondo tranne che lì, su quella spiaggia, con il mare alle mie spalle e il sole che piano piano sparisce dietro alla collina, abbracciata a lui.

E mi sento felice, immensamente felice.

E sicuramente lo è anche lui, a giudicare dal nuovo suono che giunge al mio orecchio.

Inizialmente non lo riconosco, perciò cerco di ascoltare meglio, trattenendo quasi il respiro.

E' un suono vivido, cristallino, che mi ricorda le onde che avevo visto poco prima; libere e vive, si infrangono sugli scogli e si perdono poi nuovamente nell'azzurro del mare, ancora e ancora.

E' la sua risata.

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