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Una storia di fontinaboy

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Corri, Donati

Lampi a Comacchio.

Pubblicato il 19 dicembre 2016

Corri, corri, Donati, corri. Col nubifragio che fa, approfittare di un momento di stanca - tre gocce in meno ogni secondo, forse - è un obbligo. La macchina è lontano, fuori i Trepponti di Comacchio, e sei appesantito dalla cena: brodetto di anguilla con polenta. Corri, corri; supera la famigliola stretta sotto l'ombrello (perché tu lo hai lasciato in auto, a proposito?); stai attento alla bambina; evita le pozzanghere. Splash! L'acqua tracima dai canali, il bagliore sono lampioni, gialli, e lampi, blu. Corri e pensa: quale strada prendere, ci sarà una scorciatoia, guarda in basso, guarda davanti a te, guarda in alto, occhio a tutto. Corri e l'ossigeno manca, al cervello e ai polmoni. Dove avevi parcheggiato? L'aria si è fatta fredda tutta insieme, i muscoli li senti lavorare. Un ingranaggio oscuro, segreto: non vi inceppate ora. Grondi sudore o acqua piovana? Non c'è tempo per chiederselo, svolta secca a destra, su sul ponte ora, scalette dai gradini corti, insidiosi, discesa, accelera e corri, sotto l'arco, scarto a sinistra, via e infilata, sei alla Pescheria, è quasi fatta, prendi le chiavi della macchina dalla tasca, pulsante, aperto, entri. Bravo, Donati, sei salvo. Sì, come no. Fuori, il nubifragio aumenta. Come avere un muro di nebbia davanti. Guidi a venti all'ora, la ruota destra ti solleva un muro d'acqua costante, davanti il buio pesto, la pioggia fitta, i fari opposti e caraveggeschi delle altre macchine che traforano la tua miopia operata, il parabrezza appannato, la tua miopia operata. Dimentichi: i fulmini. Neanche Gaudì avrebbe architettato un portento del genere: fulmini sopra fulmini, castelli di fulmini l'uno sull'altro, sempre più alti, sempre più larghi; come base, due canali di Comacchio ai lati. Sotto al tunnel bluastro tipo quello di Luci lontane, un film sfigato che ami tantissimo e che non ha visto nessuno, diretto dal cesenate Aurelio Chiesa, in mezzo a quel tunnel, con la colonna sonora di Strade perdute, I'm Deranged di Bowie, tu, Donati, solo tu. A venti all'ora che scendono a dieci, dalla terza alla prima, il buio, il vento, l'acqua, le rotonde che sembrano quadre, e i lampi come in quel romanzo penoso di Dean R. Koontz. Lampi così non ne avevi mai visti, non da sotto, non da dentro. Se la Morte fosse così, ci sarebbe luce e sarebbe bellissimo (Aldo Moro, 1978). Ti senti Achab e la tua Moby Dick è una cazzo di tangenziale che ti porterebbe lontano da questo 'Nam ma che non arriva mai. Ti passa, disordinata, la vita davanti, che è già meglio di uno Scania a due rimorchi: la Casa Museo Remo Brindisi che, sul filo di lana di questa lunga estate romagnola inconsueta e mozzafiato, hai appena visto nel pomeriggio a Lido di Spina - uno dei capolavori italiani più assoluti e più misconosciuti; tu che leggi Delitto e castigo sulla branda, in terrazza, estati fa; la scoperta del cinema; Veronica, con cui avresti voluto condividere sette cani e dieci figli e ora è un nome bellissimo che non puoi più sentire; le casine sull'albero; la prima volta che sei entrato in una classe, avevi 26 anni e uno studente 24 ma non siete andati a prendere il caffè insieme; la volta in cui, per aver difeso la scena di Y tu mamá tambien in cui i due amici si baciano, ti sei preso pesantemente del frocio e hai capito meglio cos'è la discriminazione; la prima volta che hai visto la fica (ricordi anche la pagina, 17, e non hai più creduto portasse sfortuna); altro ed eventuale. Non è vero niente, non ti passa mica niente davanti. La ragione è semplice: hai paura, e la paura ti paralizza financo il timo. Addirittura, hai paura di dover aver paura. Il prossimo lampo è il tuo? Però vai, nel frattempo chissene e vai. La tempesta non cala. Molte macchine si fermano, corsia d'emergenza e quattro frecce. Comincia il rondò delle ambulanze, dei pompieri, della polizia: vanno verso dove eri tu. Poi, solo poi, solo dopo tutta la galleria d'alberi arrapafulmini sulla Romea, gli dei si placano, la visibilità riprende, la viabilità anche, la tensione si scioglie. Telefoniamo a mamma che sarà in pensiero, ti dici. Le accenni appena, delicatamente: Moby Dick, Vietnam, tsunami, Achab...

"Dai va là che la macchina è sicurissima coi fulmini. Sta zét e torna so". Un'amica, contattata per scrupolo, conferma. Tu che sai tutto, Donati, com'è che non lo sapevi? Comunque, torni su. Su dove, poi, misteri del romagnolo.

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