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Una storia di lisa1949

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Quando il mare d'inverno

incontri casuali

Pubblicato il 02 novembre 2017

Quando il mare d’inverno

Fischia questo treno e il paesaggio sfugge dai finestrini, offuscati e grigi come il cielo d’inverno.

Sto tornando al mare, devo assolutamente sistemare una questione burocratica. In realtà non me ne importa un accidenti, l’occasione è propizia per tornare qui, dove abbiamo passeggiato sotto la luna, respirando la brezza d’estate. Nascosti dalle luci della festa, gli amici, che alle nostre spalle continuavano a chiamare: «Venite ragazzi, per l’amore c’è tempo domani!» e noi non siamo stati a sentire.

Scendo, ho addosso una malinconia incredibile. I bar e gli alberghi qui intorno sono chiusi. Vorrei prendere un caffè e mangiare un boccone, ma ho voglia di avvicinarmi alla spiaggia. Mi brucia il ricordo di te, il pensiero di quanto sei lontana.

Il mare è cupo, quasi nero e il vento è tagliente come una lama, alzo il bavero del cappotto e avvolgo meglio la sciarpa. Mi siedo su una grande pietra e ammiro le sfumature dell’’acqua sino all’orizzonte. Spumeggiano e lo sciabordio sulla riva, sembra una irritante cantilena, mentre lento il vecchio gabbiano non teme l'agitarsi del vento e plana tristemente alla ricerca di un riparo.

Un cane passeggia sconsolato, poi alza la testa tonda e mi fissa, sembra chiedere “che ci fai qui in pieno inverno, tornatene a casa!” Mi punta, quasi fossi una preda, ma non sembra cattivo.

«Sei solo anche tu, amico? Nessuno che ti faccia una carezza?» mi risponde abbassando le orecchie e reclinando il capo da un lato. Che fatto curioso, vorrà dirmi qualcosa?

«Un nome ce l’hai? Ti chiamerò Flash, come Flash Gordon, ti piace?» mi sento alquanto stupido.

Invece, Flash si avvicina, mi pare si tratti di un Rottweiler , ha un aspetto più asciutto, però.

Allungo la mano e lui l’annusa meticolosamente, poi passa alle scarpe e alle ginocchia. Pare mi stesse aspettando. Finita l’ispezione, mi dà una generosa leccata sulla mano: finite le presentazioni.

«Amico, non so da dove vieni, sappi che non ti potrò portare con me, te lo dico subito: patti chiari.»

Flash abbaia debolmente due volte: è la sua risposta. Ok, ci siamo capiti.

Si sdraia al mio fianco, poggiando il testone sul mio piede destro. Il suo calore passa attraverso le scarpe; è quasi piacevole la sensazione che provo. Il mare è meno grigio e sul volto l’aria non è poi tanto fastidiosa.

Piccola, vorrei tu potessi vedere la scena. Questa sabbia, dove abbiamo corso e riso e abbracciati nudi e ignari del mondo, amanti senza pudori, è così diversa.

Tornerà l’estate e io sarò qui ad aspettare il tuo ritorno e ricominceremo ancora una volta, travolti dall’atmosfera estiva, dai rumori e dalla vitalità di questa terra.

Il cielo sembra piangere il vuoto che hai lasciato. Cadono le prime gocce di pioggia, lente e grandi, formano centinaia di buchi nella sabbia: che desolazione!

Flash alza la testa di scatto, mi fissa, quasi a dire “che fai, non ce ne andiamo? ” Ha ragione, se non ci togliamo di qui, la pioggia ci entrerà sin dentro le ossa. Torno sulla strada e il cane mi segue, come fosse la nostra abitudine. Mi piace la sua compagnia.

Cammino a grandi passi, la pioggia mi bagna il viso, Flash tiene il mio passo. Lo osservo è un bel cane, il suo pelo è lucido per effetto dell’acqua, ha una bella andatura e sembra riflettere seriamente. Un padrone lo avrà? Lo staranno cercando, in fondo non so niente di lui. Al contrario, sembra che l’amico abbia capito chi sono, forse siamo simili e insieme cancelliamo i nostri tormenti. Chi lo sa?

Entro in una pizzeria, sulla porta faccio cenno al cane di aspettare. Si accuccia ubbidiente, ma sembra triste. Un ragazzo mi accoglie, sorridendo. «Lo faccia entrare, piove. Qui non dà fastidio.»

«Sentito Flash? Entra ma comportati bene, ok?» Mi stupisce la capacità di comprendere di questo animale. Mi è sufficiente parlargli per ottenere ciò che desidero.

Mi assegnano un tavolo posto in un angolo del locale, l’amico vi si posiziona sotto, quieto.

Il menù è interessante, ma ordino una pizza capricciosa, quella che piace tanto a te. I tavoli sono vuoti, il silenzio mi infastidisce, l’atmosfera è fredda.

Di lì a poco, arriva il ragazzo di prima con una ciotola d’acqua per Flash: è davvero premuroso.

Il cane si alza in piedi e beve abbondantemente: non ci avevo pensato.

«Amico mio, da dove vieni tu? Sembri avere molta esperienza su come ci si deve comportare.»

Sono sceso dal treno un paio d’ore fa colto da una strana agitazione e ora ho trovato un amico che mi sa capire. Lui sì, com’è possibile? Intorno a me ho incontrato solo tanto falsità e indifferenza. Anche di fronte alle mie difficoltà, ho trovato solo sorrisi bugiardi e porte chiuse. Chissà quali saranno le sue peripezie, se potesse parlare lo saprei, ma non ho la sua capacità percettiva.

Chiedo qualche rimasuglio dalla cucina per offrirgli un pasto decente. Sembra aver sentito la mia richiesta, perché si mette seduto, in paziente attesa. Quando la zuppa gli viene servita mi guarda con insistenza. «Che c’è, non ti piace? Su, datti da fare che ce ne dobbiamo andare!» Al mio invito si precipita sul pasto e lo finisce in un lampo: aspettava il mio ordine. Un cane addestrato?

Ha smesso di piovere e, quando usciamo, Flash si alza sulle zampe posteriori poggiandosi sul mio petto, ho il suo muso bonario a un palmo dal viso. Rapido, con una leccata inattesa mi dimostra la sua gratitudine.

Ci incamminiamo verso l’albergo situato in centro. Flash mi sta a fianco senza indugi, solo un paio di fermate per necessità fisiologiche durante il percorso e, assolutamente sicuro delle sue azioni, torna al mio fianco dove spenzola la mia ventiquattrore.

Guardo l’orologio, si è fatto tardi, tra poco scenderà il buio, stavo dimenticando il motivo che mi ha portato qui. Faccio ancora in tempo e chiamo lo studio dal cellulare.

«Accidenti! Trovo sempre occupato.» esclamo guardando l’amico seduto in attesa dei miei ordini.

Lo accarezzo, ho voglia di spezzare l’inedia del luogo, lo incito al gioco e lui risponde all'istante girando su se stesso, correndo qualche metro avanti per poi ritornarmi accanto. Infine, Flash si ferma e, seduto, pare voglia ricordarmi la telefonata.

«Pronto, avvocato Bianchi? Buona sera, sono Marini: se venissi da lei adesso?» Domando speranzoso. Le automobili che passano coprono il bofonchiare dell’uomo.

«Veramente stavo per uscire, ma se si sbriga chiudiamo la questione.» “ma che gentile!” penso tra me e me. Un centinaio di metri e siamo davanti al portone.

La targa è d’ottone e a lettere cubitali recita: Giuseppe Bianchi, avvocato. Sopra, figura una bilancia.

Salgo le scale e, nel voltarmi vedo che Flash non mi segue. Guarda verso di me muovendo la coda mozza lentamente. «Vuoi aspettarmi qui? Ok, spero di fare presto» Ancora una volta ha compreso, siede con il muso rivolto verso la strada.

Divorziare è sempre un casino. La separazione prima, lo stomaco che ti si rivolta tra un litigio e un accordo. Soldi, maledetti soldi utili a risolvere solo alcune questioni. Le più importanti avrebbero bisogno di un miracolo.

«Si sieda Marini, deve solo mettere un paio di firme qui. Mi dia l’assegno che faccio la fotocopia, intanto» Caso mai me lo fossi dimenticato, è arrivato subito al dunque. La cifra mi disturba è vero, ma la libertà da una lunga catena di bugie e sconsideratezza, mi ripaga ampiamente.

Sono trascorsi tre anni dalla separazione, ormai di lei non ricordo più niente, né gli occhi né la voce. Bene, capitolo chiuso.

«Ci sarebbe un’altra questione “ufficiosa” per chiudere definitivamente la sua pratica.»

Facendo mente locale non trovo nulla che possa essere ancora discusso.

«In questi anni é stato regalato un cucciolo al suo ex suocero, poi stroncato da un infarto.» Lo ascoltavo distrattamente.

«Potrebbe prendersene cura lei?» Come se la domanda fosse solo una formalità.

«Perché dovrei farlo? il cane non è mio.» Sto per spiegargli il mio disappunto, quando il pensiero mi riporta a Flash: che stia parlando di lui?

«Per non abbandonare a chissà quale sorte, una bestiola innocente.» Questa frase me lo ha reso immediatamente simpatico.

«Dove si trova questo cane?» Chiedo più per curiosità che per convinzione.

«Di notte va a dormire sulla spiaggia, si ripara in una vecchia cabina» Più ascolto le sue spiegazioni e più mi convinco si tratti di Flash.

«La mia ex signora non lo vuole?» sottolineo con tono sarcastico la mancanza di interesse.

«Sostiene di essere allergica al pelo dei cani.» Sì certo, solo a quello dei cani però… Meglio non approfondire.

«Secondo lei, per quale motivo io dovrei accettare una tale proposta?» aggiungo contrariato.

«Vede, è un fatto di coscienza. Se lo lascia qui, prima o poi morirà o qualcuno gli farà del male.»

Ecco, questa è una palese risposta ruffiana. Aggiungere altri argomenti sarebbe inutile ormai. Che gran figlio di buona donna l’avvocato!

«Come si chiama il cagnolino?» Cerco d’immaginare un cane diverso da Flash, rifiutando il fatto che il caso abbia messo insieme tante coincidenze.

«Lampo. Ha due anni, ma non è di piccola taglia.» Estrae dal cassetto una serie di fotografie. Anche il nome è una coincidenza.

Mi allontano senza replicare e spiegare nulla. Apro la porta dello studio ed emetto un fischio, uno solo. Prontamente Flash mi raggiunge e scodinzola restando a metà tra l’ingresso e l’uscita.

«Può non crederci avvocato, ma questo è Lampo ed è stato lui a trovare me.» Non ha compreso subito, ma non posso dargli torto.

Dopo aver firmato un foglio dichiarando che mi sarei preso cura del cane, con una stretta di mano al legale lascio lo studio, tirando un bel sospiro di sollievo.

«Lampo? In italiano è ridicolo, meglio Flash, no? Ora è ufficiale: mi hai fregato amico!» Un’alzata di zampa sull’ultimo lampione, prima di raggiungere l’albergo.

Può stravolgerti la vita la presenza di un cane in una giornata d’inverno al mare? Uno speciale come lui, assolutamente sì. Ha ridato un senso a questo paesaggio privo di vivacità, spento.

«Flash, ti avevo detto chiaramente che non avrei potuto portarti con me: era un patto, ricordi?»

D’improvviso scoppio a ridere di gusto: l’amico per tutta risposta, nasconde il testone sotto le zampe anteriori, come a chiedere scusa. Mi tocca pagarti il biglietto del treno: d’estate si torna, eh?

Che irripetibile giornata!

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