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Una storia di il_commodoro

Questa storia è presente nel magazine IL VIAGGIO DELL'INTERNAUTA

Incontro con il passato remoto

ricordi dell'anima

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Pubblicato il 21 gennaio 2018 in Spiritualità

Tags: interiorit spirito ricordi sacro viaggio

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Appena entrai nel parcheggio in terra battuta accostai a destra, il luogo non era ancora affollato e trovai posto tra due Tofas modello 131, auto turche di derivazione Fiat, alle quali, dopo quasi un mese di soggiorno in quel meraviglioso paese, avevo fatto l’abitudine e non trovavo più antiquate.

Mentre chiudevo il quadro ed estraevo le chiavi Fabiana aprì lo sportello brontolando su quanto caldo facesse ancora alle otto di sera, anche se il sole era sparito già da un po’, ed un tenue alone rossastro ne smascherava la presenza in un cielo limpido e azzurro come il mare.

-Secondo me ne è valsa proprio la pena – esordì lei – essere venuti sin qui ad Efeso, a vedere questo sito così antico e suggestivo, pensa che ho letto sulla guida che è il posto più visitato di tutta la Turchia ed è considerato tra le sette meraviglie più importanti del mondo antico; qui mi sembra di fare un salto all’indietro nel tempo, di sentirmi anche io come un’antica romana a spasso con il mio seguito di schiavi pronti a rendere sicuro e leggero il mio passo e ad eseguire ogni mio ordine!

Mentre ascoltavo quelle parole annuendo e sorridendo anche un po’ per far finta di essere interessato e divertito, la mia mente non si spostava dalla vera ragione per la quale io mi trovavo lì in quel momento. Tutto ciò lo dovevo ad un manifestino uscito da chissà quale ciclostile che faceva bella mostra di sé accanto alla colonnina del self service dove avevo pagato il pieno di benzina per la mia Citroen qualche giorno prima: “18 agosto 1992 - Ore 21,30 - antico Anfiteatro di Efeso - spettacolo dei dervisci rotanti con danza del Sama”.

-Ecco qua! – esclamai – Ecco, adesso posso rivelare il vero motivo del perché ho scelto di passare in questo posto le mie vacanze! Volevo proprio vedere la danza dei dervisci e saperne di più sul loro movimento.

Tutto è cominciato così: – raccontai a Fabiana – un giorno mentre giocavo con quell’innovativo strumento chiamato telecomando m’imbattei sulla rete due in un signore in semplice giacca e cravatta con un’espressione pensierosa e quasi spenta, immerso in luoghi che richiamavano il medio oriente, cantava di un epoca sconosciuta e lontana usando termini capaci di smuovere in me vecchi ricordi tanto sopiti quanto desiderosi di riemergere. Nelle sue canzoni egli parlava di certi monaci mussulmani che erano soliti praticare difficili esercizi spirituali, uno dei quali era proprio il rito del Sama, una sorta di danza dove la persona comincia a roteare su sé stesso fino ad arrivare all’estasi ed alla completa unione con il Divino. Iniziai così ad ascoltare tutte le canzoni di Franco Battiato dove si accennava spesso ai dervisci rotanti e l’interesse per quel movimento spirituale accresceva sempre più in me la voglia di saperne di più, ma in Italia pare un mondo sconosciuto perché nessuno ne sa nulla e non si trovavano nemmeno testi al riguardo. Devo andare a quello spettacolo, lo devo fare a tutti i costi, perché un’occasione così non è facile che capiti nemmeno qui in Turchia, la patria dei dervisci.

-Ma chi sono questi dervisci? – mi interruppe lei.

-Sono riuscito solo a sapere che anche nell’universo musulmano sono presenti alcune confraternite di monaci mendicanti, come i nostri frati francescani per esempio, che, seguendo pratiche ascetiche, cercano il trascendente attraverso il completo distacco da tutti i beni materiali, praticando la completa tolleranza e la totale compassione. Esse si possono ricondurre agli insegnamenti di alcuni dei primi successori del profeta Maometto ed in arabo i loro adepti sono definiti con il termine “tasawwuf”, che potrebbe significare “saio” dalla veste che erano soliti indossare, tradotto quindi in Sufi.

Una scuola sufi molto importante qui in Turchia è quella fondata nella città santa di Konya da Jalal al-din Rumi, un poeta mistico persiano che nel 1200 dedicò la sua intera esistenza alla ricerca interiore della verità. Egli era noto con il titolo di Mewlana, nostro maestro, e fu colui che inventò i complessi esercizi che dovevano condurre l’adepto al connubio con Allah attraverso la completa padronanza del corpo e della mente. Perciò i dervisci rotanti sono noti con il nome di Mewlevi. Ma tu immagini che può succedere a girare su sé stessi per un quarto d’ora o venti minuti per più volte?

-Ah! E questo è perché non ne sapevi nulla, eh!?! Non ti conoscevo sotto questo aspetto – concluse lei.

Quella sera milioni di stelle popolavano un cielo diventato blu scurissimo, l’atmosfera che si respirava tra quelle rovine così antiche favoriva la pace del cuore e della mente come la presenza di un vecchio saggio carico di calma, di amore e di compassione immensi. Il rituale incominciò con la consueta lettura cantata dei passi del Corano da parte di alcuni monaci seduti sulla parte destra del palcoscenico ed io, pur non capendo il significato delle parole, sentivo quei suoni provenienti da quelle voci così familiari come se facessero parte da sempre del miio bagaglio di esperienze. Era una sensazione molto strana e per nulla razionale, ma molto comune a chi naturalmente accetta, si abbandona o addirittura ricorda tradizioni apparentemente lontane dalle proprie. Dai musici disposti all’estremo fronte del palco si alzarono poi suoni di tamburi come se fossero infiniti battiti del cuore seguiti immediatamente dai lamenti dei flauti a ricordare il soffio vitale infuso dall’ Altissimo ad ogni anima generata ed il dolore creato dal distacco di ognuna di esse dall’ Unica Sacra Fonte. Chiusi allora gli occhi come se sapessi che quello era il momento esatto per poter entrare, procedere a piccoli passi compiendo per tre volte il periplo del palco stesso ripetendo mentalmente: “Io conosco la Certezza, io vedo la Certezza, io so la Certezza”, per poi fermarsi su di un lato, togliersi il mantello nero, salutare tutti i fratelli celati nelle forme umane inchinandosi a loro, procedere sempre lentamente verso il Maestro per poter cominciare a ruotare.

“Regarde, mon garçon, - disse un anziano seduto accanto a me, con entrambe le mani appoggiate al manico del bastone in un francese stentato - le secret est dans la rotation. Elle doit être parfait comme le mouvement des planètes dans notre système solaire, que les atomes des molecules et comme les pensées dans l’Esprit. Le Maître corrige avec le regard...”

-Diceva proprio bene il signore ieri: il movimento dei monaci ci rende manifesto il grande equilibrio che sta alla base di tutta la materia in questo Universo, – riflettevo tra me e me passeggiando per una strada affollata nel centro di Smirne –attraverso le movenze dei loro corpi trasmettono segreti inaccessibili e recondite verità che solo gli iniziati sono in grado di cogliere. E poi il pensiero che dev’essere sempre chiaro, pulito come mera espressione dell’anima, perfetto nel suo divenire.

Ma che cos’è in fondo la spiritualità? Che cos’è la ricerca interiore? Non certo interessarsi a qualche pratica esoterica o riempirsi la bocca di nozioni su culture straniere! Ma cosa c’è allora dietro a questa parola – mi ripetevo, mentre sentivo un impellente bisogno di staccarmi da tutto quel frastuono che non faceva altro che rispecchiare la confusione che regnava in me.

“Cerco un centro di gravità permanente, che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente…”

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