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Una storia di scrittoremascherato

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Laragazza in bicicletta

Un'estate calda

Pubblicato il 30 gennaio 2017

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Giulia pigiò con energia sui pedali. La stradina sterrata non l'agevolava di certo, sembrava quasi che le gomme della bicicletta, dispettose, volessero affondare nella ghiaia. Già s'immaginava la sfuriata di suo padre, un vero maniaco della puntualità."A mezzogiorno in punto ti aspetto col pranzo, vedi di non arrivare in ritardo" Quelle parole le rimbombarono nel cervello mentre, sempre più esasperata, cercò di dare nuovo ritmo alle gambe ormai intorpidite. Si maledì per essersi trattenuta troppo con Antonio, ma il solo pensiero bastò a strapparle un sorriso. Quel ragazzo le piaceva da morire, e quando si trovava in sua compagnia il tempo sembrava scorrere troppo velocemente. In lontananza, le sagome dei trattori le apparvero come miraggi creati dall'afa e dal caldo torrido. E su uno di quelli si trovava suo padre che, senza dubbio, si starà chiedendo il perché di quel ritardo. -Ciao, Giulia-Lei si voltò di colpo, sorpresa. Non aveva avvertito nessun rumore, ne di motori ne di passi, ma quando si rende conto di chi si trova di fronte abbozza un sorriso.-Ehi, che ci fai tu qui, mi hai forse seguita? Dai, accompagnami dal babbo, magari vedendomi in tua compagnia si ammorbidisce, sai come s'infuria anche per soli cinque minuti di ritardo-Quindi, senza aspettare risposta, solleva la gonna con l'intenzione di riprendere la corsa.La stretta al collo la disarcionò letteralmente dalla bicicletta. In un istante, i sassi e la polvere della strada le riempirono la bocca impedendole di respirare. Stupita più che spaventata, cercò in qualche maniera di rimettersi in piedi, ma un tremendo pugno in pieno volto la fece stramazzare nuovamente a terra. Questa volta fu il sangue a scenderle in gola, provocandole violenti conati che le squarciano lo stomaco. Con le labbra rese insensibili dal colpo, cercò disperatamente di gridare ma, ciò che ne uscì, somigliò più a un rantolo soffocato. Afferrata per i capelli, venne voltata supina, il volto dell'aggressore a pochi centimetri dal suo. Attraverso la nebbia che le offuscava la vista, cercò in qualche modo di formulare un'unica domanda: perché?Le mani, forti e decise, le afferrano la sottana strappandola con un unico movimento. Stessa sorte subirono le mutandine, stracciate con ancor più foga. Quando avvertì il pene dell'uomo premerle frenetico contro il ventre, Giulia riuscì finalmente a cacciare un urlo terrificante, poi il buio.

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Preoccupato per quello strano ritardo, Giovanni scese dal trattore e si avviò verso la cascina. Solitamente Giulia era sempre puntuale, e quel pensiero bastò a installargli nel cervello una miriade di possibili intoppi.

-Signor Enrico, signor Enrico!- chiamò a gran voce.

Il proprietario della cascina, nonché suo datore di lavoro, si voltò.

-Ehi, Giovanni, non mangi oggi?-

-Appunto di quello volevo parlarle. Giulia non è ancora arrivata e sono preoccupato, potrei fare un salto a casa?-

-Certo che puoi, e fammi sapere subito, va bene?-

Senza farselo ripetere due volte, Giovanni balzò sulla vespa e imboccò la stradina polverosa.

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