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Una storia di VirginiaDara

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E se fossi, Margherita?

La chimica dei dolci e della paura di volare

Pubblicato il 03 dicembre 2016

- Scommetto che sei un tipo da Sacher!

Cerco il segnalibro. Do un occhiata alla frase che ho appena letto, semmai prima o poi mi concederà un po’ di tregua e potrò finalmente rimettermi a leggere.

- Ma tu lo sai quanto tempo ci vuole?! Per fare una Sacher perfetta, intendo…

No, che non lo so. E a dire il vero neanche mi interessa. E poi che gioco stupido! Lo facevamo all’asilo e questo qua è un po’ troppo cresciuto per continuare con ‘sta storia dei “se fossi”.

- Non che sia il mio dolce preferito, eh. Anzi! Da me non la trovi quasi mai. Preferisco mettere le mani in pasta e sfornarti un po’ di pan di zenzero. O dei macaron, sì. Lo sai che buon profumo hanno i macaron mentre li cuoci?! Dovresti sentirlo qualche volta...

Oddio! Allora era questo, quell’odore terribile di vaniglia e zucchero filato e chiodi di garofano e chissà che altro! Ma poi non erano tutte bionde e boccolose e burrose le pasticciere?!

- Insomma, tu forse non ci pensi mai, ma fare un dolce è questione di chimica. Non bastano le dosi giuste. Le farine le devi toccare, le devi sentire sotto le dita, granello per granello. E gli odori, gli odori: quelli ti devono esplodere nelle narici, finché non ti stordiscono. Lo capisci da lì se hai esagerato con la cannella o se dovevi usarne un po’ di più di anice. Devi usare i sensi, tutti. E più forte che puoi. Come quando fai l’amore. Sì, ecco, coi dolci devi farci l’amore.

Perché non passa il servizio bar?! Perché diavolo ho posato le cuffie prima che partisse?! A quest’ora me ne starei bella bella nel mio cantuccio, in silenzio. E, invece, mi tocca sorbirmi tutte ‘ste storie sulla Sacher e sui macaron, e sulla chimica dei dolci. Che sarà mai, son dolci!

- Ché, poi, tu ora starai pensando “che sarà mai, son dolci!”. E invece, no, non è così. Non spreco le mie notti a fare dolci. Spreco le mie notti a inventare pretesti per i ricordi della gente. E no, non c’entra niente la manfrina di Proust e delle madeleine, che poi non erano madeleine ma per quel che vale! C’entra che tu forse non ci pensi mai, ma tutte le persone a cui hai voluto bene te le ricordi almeno per un dolce. Che so: il profitterol della nonna, la cheesecake della tua migliore amica, le paste di mandorla di papà…

O il diplomatico che piaceva così tanto a quel cretino che mi ha mollato!

- ...o il diplomatico del tipo che ti ha appena lasciata! Oh, no. Scusami. Davvero, scusami. Ti ho sommersa di parole. E senza neanche dirti almeno chi sono, come mi chiamo. E magari tu stavi leggendo, e volevi continuare a farlo, giustamente. Ma è che io... Sì, insomma, ho una paura cane di volare.

- Non fa niente. Io comunque sono Margherita: come la torta. Ah, e se vuoi puoi tenermi la mano mentre atterriamo. Se così hai meno paura, intendo.

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