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Una storia di MirianaKuntz

La casa più bella del mondo

Sei la mia casa.

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Pubblicato il 15 luglio 2018 in Storie d’amore

Tags: casa seilamiacasa speciale

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Essere – la casa- di qualcuno non è una cosa da poco. E’ auto definirsi o definire il punto dove tornare se le cose si mettono male, il punto dal quale non ci si può allontanare per troppo tempo senza sentire nostalgia, o il posto dove correre a gridare una bella cosa successa.

E’ definire – la pace- sostanzialmente, quella linea di demarcazione tra il mondo feroce e il silenzio benevolo.

E’ facile attribuire tutto questo ad un ammasso di mattoni, travi e cemento, più difficile fare lo stesso paragone con le persone.

Nel corso della vita i più fortunati cambieranno casa solo due volte. O meglio, una soltanto, facendo il passaggio dalla casa familiare, a quella -d’amore- una volta sposati, o diventando conviventi. I più girovaghi avranno la casa familiare, quella da convivente con gli amici, quella dei nonni materni, quella estiva dell’amico di infanzia, la casa del primo lavoro su al nord, e la seconda del lavoro serio, avranno la casa del primo amore folle, e poi la casa con l’amore definitivo.

Un mucchio di casa e scatoloni, di cose da mettere via, impacchettare, riempire gli armadi e comprare posate.

Ma chiudendo gli occhi, in mezzo alle decine di abitazioni, pensando alla parola – casa- un solo posto ci verrà in mente. Quello che si apre con la chiave sotto lo zerbino, coi vicini di sempre, le corde fuori per asciugare i vestiti. Il posto che aprendo la porta profuma di -buono- il centrotavola con le mele mature, le tende a coprire il sole cocente del sud, il letto disfatto e pulito, le mensole piene di libri e cianfrusaglie, l’anti armadio pieno di cose ormai fuori moda e fuori età, i cappelli di una volta, le foto ancora appese, le cose buone da mangiare, la finestra che da sulla strada semi trafficata, i negozi dove comprare il pane caldo, i fiori da giardino che non muoiono mai, i braccioli delle tende da sole che scontrandosi tra loro suonano canzoni di ferro, e le chiacchiere delle signore anziane lì accanto, che sembrano ritornelli.

Quelle travi spioventi che ci hanno sempre detto – reggeranno anche durante un terremoto- e i posti in ombra per le calure d’estate. I balconi larghi dove ti metti a cantare, e il cielo plumbeo che tocca il tetto. Gli uccelli troppo vicini che volano basso, che insieme ai pipistrelli un po’ ti mettono paura. E le serate a fumare lì accanto, col fresco e la luna, che non se ne va.

Allora… nel corso della vita i più fortunati cambieranno casa solo due volte.

Mi ripeto.

Forse non la cambieranno, integreranno la casa – di famiglia- alla casa -dell’amore.-

Non ci saranno dei grandi scatoloni da riempire, né roba da buttare. Ci sarà una casa in un’altra casa. Una dove riposare e sentirsi piccoli, ed una dove -fare- e sentirsi più grandi.

La cosa più bella che possa succedere è trovare la propria casa in qualcuno, ed esserla per quel qualcuno.

Avere la chiave sotto lo zerbino del cuore, sotto il quale rovistare con attenzione, coi vestiti ad asciugare sulle corde delle ciglia messe in fila. Quel profumo di buono nell’incavo del collo e tra i capelli. Il centrotavola con le mele mature al centro dello stomaco, le tende del pudore abbassate di giorno, e tirate su ogni notte. Il letto disfatto e pulito in mezzo alla fronte, le mensole piene di libri sui palmi delle mani, pronti ad essere letti, sussurrando ogni notte. L’anti armadio pieno di cose ormai passate, ma fatte insieme. Le foto ancora appese in mezzo ai denti, nel disordine dei sorrisi. Le cose buone da mangiare stringendosi un po’, la finestra che da sulla strada semi trafficata del cuore, che a volte cigola e fa male, e a volte ride. I negozi dove comprare a peso d’oro il pane e le vetrine dove mostrare l’amore, i fiori da giardino tra le costole, i braccioli delle tende da sole al posto delle braccia, che si intrecciano per sentirsi più vicini.

Le travi spioventi del cuore, che ci hanno sempre detto – reggeranno anche durante un terremoto- e a volte reggono davvero, perché l’amore fa male e fa tremare tutto, ma la casa non crolla, e si tiene sempre in piedi. I posti in ombra per le calure, adagiati sui fianchi, i balconi larghi del petto dove ti metti a cantare, e il cielo plumbeo che tocca il tetto e gli occhi, lentamente, come a mescolare i colori. E le serate a fumare li accanto, vicino alle inferriate della sua bocca vergine, con la luna che non se ne va.

Ecco, quando si trova una cosa così, si può dire -casa- ad alta voce. Perché sei lì quando hai paura, se lì quando sei felice, sei lì a dire i tuoi segreti, o a nasconderti se non vuoi farti vedere, sei lì quando vuoi piangere, quando vuoi ridere, quando sei stanco o quando sei euforico. Quando fa male e quando fa bene, quando fa – tutto- e non sai cosa fare.

Quando trovi – la tua casa- sei solo un pazzo a fartela scappare, perché è vero, una casa non ha i piedi né serrature indistruttibili, ma una casa è solo un contenitore di cose, se non c’è amore.

Allora sarà inutile fare le scale tutte di corsa, girare la chiave nella serratura, battere i tappeti e comprarsi la cena, quella casa senza amore, puzzerà sempre di cemento e premiscelato.

Quando sei la casa di qualcuno devi meritarlo, non devi limitarti ad essere mura e tetto, ma travi per quando fuori tremerà tutto, e finestre serrate per le tempeste di inverno, mura termoresistenti per il freddo torrido, e fresco impermeabile per le estati soffocanti. Quando sei la casa di qualcuno devi abbracciare, curare, ascoltare, distruggere la paura.

Altrimenti sei solo una costruzione perfetta, nient’ altro che niente.


Ogni volta che ci si da un bacio però, si bussa al campanello più perfetto del mondo, della casa più bella del mondo.

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