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Una storia di Danieleso

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Mi piacciono le prime volte

Qual'è stata la "prima volta" che vi ha segnato di più?

Pubblicato il 13 gennaio 2015

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La prima volta che ricordo con più entusiasmo è stata quando un'estate di qualche anno fa decisi di realizzare il mio primo graffito.

Ero in vacanza con mio padre, mio fratello e P.P. , il caro amico di una vita, nonché compagno di scuola e di avventure. Avevamo 13 anni e presa consapevolezza che fosse il momento giusto per iniziare ad esprimere ciò che avevamo dentro, decidemmo di mettere su muro ciò che sentivamo.

Il modo più affascinante e diretto per comunicare col mondo in maniera diretta e senza intermediari era senza dubbio il "writing". Il fatto che la tua opera potesse essere messa a disposizione di tutti e potesse essere ricordata da tutte le persone che, anche solo per un momento, avessero posato lo sguardo sul nostro graffito ci attirava troppo. Quel mondo, fino ad allora sconosciuto, doveva diventare il nostro. La voglia era troppa e l'adrenalina ci assaliva al solo pensiero di iniziare a farne parte.

Io e P. P. iniziammo a disegnare su fogli, fazzoletti da bar, agende, insomma tutto ciò su cui una penna potesse creare qualcosa.

Anche se spesso i graffiti si associano a una forma di protesta nei confronti della società, noi non siamo mai state persone ribelli, non troppo almeno, ci sentivamo più simili a dei cuori selvaggi che dovevano dire qualcosa al mondo. Proprio per la nostra pacatezza, mia in particolare, il soprannome (la Tag) con cui decisi di firmarmi non poteva che essere "SOFT".

Da quel momento in poi sarei stato un graffitista, SOFT il graffitista.

Le bozze per lo studio delle lettere aumentavano di giorno in giorno e mi sentivo migliorare sempre di più.

Mio padre sapeva bene di non poter andare contro a quello che era il mio flusso creativo, avrebbe solamente peggiorato le cose e infatti quando gli venne chiesta l'approvazione per procedere a dipingere un muro illegalmente, non fu troppo contento, ma non si oppose troppo vista la nostra foga e determinazione.

Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui, nonostante non vivesse con me per tutta una serie di situazioni coniugali ed extra coniugali. Probabilmente per gioco accettò la proposta e disse : "Ok... se volete farlo davvero va bene.. cioè non proprio bene, ma se ci tenete fatelo... però.. io sarò lì con voi a farvi compagnia e lo farete alle prime luci dell'alba, quando le persone ancora dormono e il rischio è minore per tutti".

Ci eravamo riusciti! Lo avevamo convinto! Il muro lo avevamo trovato e già lo immaginavamo colorato dai nostri nomi! Eravamo troppo felici.

Il giorno stesso andammo a comprare le bombolette spray e preparammo le bozze da realizzare sul muro per la mattina successiva, mettemmo la sveglia alle 5 e ci mettemmo a letto. Inutile dire che l'idea di prendere sonno non ci sfiorò minimamente e infatti cademmo in un sonno leggero di qualche ora fino a che la sveglia non suonò. Non ci saremmo mai alzati a quell'ora per qualsiasi altra motivazione, poi eravamo in vacanza e forse era proprio questa la speranza che nutriva mio padre quando approvò questa pazzia, ma quella mattina non ci mettemmo troppo a svegliarlo. Stupito dalla nostra strana puntualità capì che facevamo sul serio e si decise ad alzarsi.

Il muro era vicinissimo a casa e tutto era pronto. Fermiamo la macchina, che inizialmente rimane accesa con i fari puntati su di noi per la scarsa luminosità e ci avvicinammo al "muro del delitto". Tirammo fuori gli spray dalle buste e iniziammo a tracciare lo scheletro del graffito che avevamo disegnato la sera precedente.

E' stato questo il mio momento di entusiasmo. La prima volta che ricordo con più entusiasmo e sopratutto una delle poche volte dove, pur avendo creato delle grosse aspettative, non sono rimasto deluso. Il mio primo graffito non lo scorderò mai. Non è stato come tutti gli altri che sono venuti dopo, ovviamente molto grezzo e dal risultato finale discutibile, ma sicuramente l'unico graffito che non dimenticherò mai pur non avendone una foto.

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Tutto ciò che segna a volte scorre come un fiume, altre ha il profumo d'umidità di una grotta dove il mondo s'inchina anche al silenzio.

E' cominciato a 18 anni il tempo del mio stupore. E' allora che ho decso di raggranellare anche il tempo delle mancanze.

Ero stanca di rimuginare su una vita che non avrei mai potuto vivere. Se un affetto manca, forse manca perchè deve mancare.

Sarebbe stato bello prendere una manciata di terra e riempire con essa i cedimenti che avvertivo sotto i miei passi! Non potevo, avevo rattoppato tutti gli abiti possibili, c'era sempre un nuovo tarlo o un nuovo buco. Avevo smesso persino di farmi domande.

La vita prima sottrae, poi restituisce in altro modo.

C'era una direzione, Lourdes, e un'occasione che non potevo perdere.

Fu lì che m'innamorai di quell'amore puro che non cronicizza mai le parole, ma le abbraccia e le supera.

Era un amore fatto di corpi, di carezze da regalare, di bisogni da colmare, di sorrisi donatii e di occhi da riempire.

Li riempii di quel paesaggio, del dolce mormorio delle acque, del profumo dell'erbetta del prato.

Li riempii di quella me che non avevo ancora incontrato.

Strano scoprirmi come non m'immaginavo!

Strano rifare il gioco del silenzio in mille modi diversi!

Si raccontava tutto ciò che mi colpiva: le mani giunte, quasi intrecciate, i pianti disperati di chi sapeva che non ce la poteva fare, gli abbracci straordinari di chi incoraggiava.

Era un circuito imperfetto di una perfetta seduzione.

"Ce la farai?", sembravano domandarmi occhi casuali.

"Ce la farò, ce la farò!", avrei voluto urlare, ma quel nodo scorsoio che mi strappava la voce e i respiri mi costringeva a tacere ancora.

Vidi tutto in quei giorni.

Il volto delle cose mutava come il cielo. Erano più limpidi i suoi colori, erano indistinte le sagome che si profilavano all'orizzonte.

Di emozioni ne avevo masticate tante fino a saziarmi.

Di tempo no, di quello non ero mai sazia.

Il tempo del coraggio alimentava le energie.

Il tempo del pianto le spegneva.

Quant'era profondo quell'altalenarsi!

Capii che non mi era stato rubato nulla

Intuii che allora cominciava la speranza.

Issai le vele e decisi di prendere il largo.

Tanto non mi sarei più persa se non per un amore più grande!

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