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Una storia di FernandaPassarelli

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MASCHERE

Niente è come sembra

Pubblicato il 28 febbraio 2017

Il carnevale rappresenta, per tutti, un momento di libertà espressiva.

Smettiamo, per un attimo, di vivere il nostro essere, svestendoci dei panni quotidiani e dando spazio, travestendoci, ai nostri pensieri più reconditi.

I bambini si trasformano nei personaggi che accompagnano la loro fanciullezza e gli adulti, invece, vestono le proprie fantasie.

A carnevale tutto vale, recitava un antico detto, per cui libero sfogo alle nostre passioni più profonde.

Sembrava non pensarla così, Antonio, che uscito dall'ufficio per la pausa pranzo, si incamminava per le vie del centro, pensando a quanto fossero stupidi quegli uomini e quelle donne con le maschere addosso. Arrivato in piazza la confusione era tanta, e dovette schivare più di una volta dei ragazzini che lo avevano preso di mira, lanciandogli continuamente coriandoli variopinti.

Entrò nel solito bar, dove usualmente consumava un tramezzino con pomodoro e salsa tonnata, una spremuta d'arancia e una fetta di torta al cioccolato.

<<Buongiorno Antonio, il solito?>> chiese il ragazzo dietro al bancone.

<<Si Fabio, il solito>>, rispose Antonio,<<oggi mi accomodo nella saletta>>, aggiunse.

<<Perchè, oggi è una bella giornata di sole>>, disse Fabio,<<e poi ti godi lo spettacolo delle maschere, sedendoti fuori>>, concluse il barman.

<<Odio il carnevale!>> ribattè Antonio e dirigendosi verso la saletta, si sedette ad un tavolino rotondo con due sedie intorno, accese il tablet e si lasciò alle spalle il mondo colorato, tipico del carnevale.

Dopo un pò arrivò Fabio con l'ordinazione appena richiesta, su un vassoio rettangolare.

Poggiò il tutto e allontanandosi, augurò buon appetito. Fu felice di ricevere un sorridente grazie.

Era ora di ritornare al lavoro. Antonio, dopo aver salutato Fabio, che stava posizionando delle tazzine di caffè, si ritrovò nuovamente, uscendo, nel turbinio di maschere, coriandoli e musica ad alto volume.

Prima di entrare nel vicolo, che lo avrebbe portato all'ufficio dove svolgeva mansioni di contabile per un'agenzia che si occupava di import-export d'arredamento medio orientale, dovette fermarsi.

Alcuni carri allegorici gli ostacolavano il passaggio. Il più grande rappresentava la politica del momento, un'enorme Cancelliera tedesca che a morsi mangiava una grande torta a forma d'Europa, tra gli altri carri spiccavano quelli che facevano divertire i bambini assemblati per toccare o fotografare i vari personaggi Disney e immancabilmente la coppia di Masha ed Orso.

Finalmente la strada era libera.

Antonio si incamminò con un passo più veloce e a metà del vicolo, gli vennero incontro cinque maschere che rappresentavano delle bellissime dame veneziane.

Ampie gonne colorate, generosi decoltè, vistose acconciature e maschere di vario colore che, calcando perfettamente il viso, lasciavano libere le labbra carnose sulle quali era stato apposto del coloratissimo rossetto, ma ancora più ammalianti, erano gli occhi.

Antonio, per farle passare, dovette mettersi di lato, ma una di esse le si posizionò difronte.

Il gesto fu fulmineo, la dama lo prese per le braccia, lo strinse e lo baciò sulla bocca. Fu un bacio che durò qualche secondo e l'unica reazione di Antonio fu quella di sottomissione. Baciava molto bene quella dama. Il suo pensiero fu interrotto dalle voci delle altre dame, che chiamarono l'amica per correre in piazza ed unirsi ai carri che sfilavano. La dama misteriosa, prima di andare via, guardò Antonio fisso negli occhi e dopo qualche secondo era già sparita oltre l'angolo del vicolo. Il ragazzo rimase per un attimo senza muoversi, ma ritornando in se, si girò e corse dietro alle dame per ritrovare quella che lo aveva scosso, ma arrivato in piazza si rese conto che non c'era più traccia delle cinque avvenenti maschere veneziane, il caos era totale.

Tornato in ufficio non riusciva a smettere di pensare a quello che gli era successo. Ogni volta che aveva baciato una ragazza era sempre stato lui a prendere l'iniziativa e questa volta che era stato anticipato, gli era pure piaciuto.

Gli erano rimasti due ricordi, pensò Antonio prima di andare a dormire, l'intensità del bacio e quegli occhi azzurri, che sotto quella splendida maschera rossa, sembravano due pietre preziose, sapientemente incastonate. Fu con quest'ultimo dolce pensiero che il ragazzo si lasciò andare tra le braccia di Morfeo.

Il giorno dopo, nell'attraversare la piazza dove si trovava il bar, Antonio ebbe un attimo di esitazione, ripensò ai momenti frenetici del giorno prima. La musica aveva lasciato il passo ad un silenzio che sembrava surreale. In ogni donna che incontrava, guardandole negli occhi, cercava di riconoscerne la preziosità e a volte si sentiva in imbarazzo quando qualcuna gli faceva notare l'inopportuna insistenza nel fissarle.

Quando entrò, Fabio lo salutò chiedendogli se avesse gradito la solita ordinazione. Antonio, distrattamente rispose di si e, come assente, si diresse verso il solito tavolino. Dopo qualche minuto arrivò il barista col solito vassoio che, dopo averlo posato, gli augurò un buon proseguimento. Antonio non rispose e questo silenzio meravigliò Fabio che chiese immediatamente se tutto andasse bene. Il ragazzo non rispose subito ma vedendo che il barista non andava via, gli raccontò l'esperienza del giorno prima.

<<Non riesco a dimenticare quegli occhi>>, cominciò a dire, Antonio,<<e quel bacio, poi, sublime!>> e mentre diceva la frase, abbassò gli occhi, come rassegnato a non rivedere mai più l'oggetto di così tanto desiderio.

Fabio gli chiese se quella dama avesse pronunciato qualche parola, ma Antonio rispose di no e continuò dicendo che avrebbe dato chissà che cosa pur di rivederla e di riprovare quell'intensa emozione.

<<Ma tu puoi>>, disse Fabio.

<<Cosa vuoi dire>>, aggiunse Antonio.

Il barman sparì per qualche secondo e quando ritornò aveva con se un vassoio con un coperchio sopra. Antonio restò perplesso, ma Fabio gli chiese di alzare il coperchio e di fidarsi. Quando Antonio alzò il coperchio rimase senza parole. Sul vassoio c'era la maschera rossa indossata dalla dama misteriosa, il giorno prima.

<<Non capisco>>, disse Antonio.

Fabio, senza parlare, prese la maschera e la indossò. Antonio trasalì, rivide le due pietre preziose che tanto lo avevano ammaliato il pomeriggio precedente nel vicolo. Il colore degli occhi di Fabio era lo stesso colore degli occhi della dama che lo aveva baciato, lasciandolo coi sensi tramortiti.

<<Tu!>> domandò Antonio.

<<Si!>>, rispose Fabio e continuò dicendo che erano mesi che non riusciva più a vivere, aggiunse che ormai era diventata un'ossessione e non trovava il coraggio di dichiararsi.

<<Una maschera ti protegge da tutte le paure che a viso scoperto non saremmo mai capaci di affrontare, me se nascondermi mi fa stare bene, dimentica Fabio e fai rivivere la dama che ti ha conquistato>> disse il barman, felice di essersi dichiarato ma timoroso nei confronti di una non piacevole reazione.

Antonio rimase in silenzio, ma i pensieri gli andavano a mille. Aveva tanto sperato di ritrovare quella donna, ma poi trovò un uomo. La cosa che lo meravigliava era che quel bacio gli era veramente piaciuto e quegli occhi azzurri lo avevano veramente fatto innamorare. Era confuso.

Fabio, in rispettoso silenzio, fece in modo che Antonio riflettesse sull'accaduto e quando i loro occhi si rincontrarono, scattò qualcosa che rese felici entrambi.

Le loro mani, inizialmente si sfiorarono, poi si strinsero.

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