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Una storia di IvanBerardi

Questa storia è presente nel magazine Un'allegra battaglia per i diritti di tutti

Ogni nuvola ha una fodera d'argento

Un'allegra battaglia per i diritti di tutti

Pubblicato il 10 dicembre 2017 in Altro

Tags: diritti gay lesbica religione lgbt

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Questo racconto è frutto dell'immaginazione dell'autore. Ogni riferimento a persone realmente esistenti e fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Prologo

Brescia, la Leonessa d'Italia!

Non possiamo che cominciare così la narrazione degli avvenimenti che accaddero in questa antica ed industriosa città del Nord Italia. Infatti quel giorno di qualche anno fa Brescia, prima di addormentarsi stanca e contenta, lanciò un ruggito il cui messaggio venne sentito forte e chiaro da Aosta a Palermo, dalla Mole a S. Marco; da Trieste in giù.

E pensare che le più prestigiose guide turistiche internazionali sembrano citare Brescia quasi per sbaglio; un sovrappensiero. Altre invece scavalcano questo ingombrante ostacolo tra Bergamo ed il Garda come se non esistesse; aggiungendo ingiuria all'insulto. Brescia la città su cui, se volavi da Londra ed eri Inglese, era solo per andare a Verona, ma pagando meno. Ma questi non sanno che i bresciani, avendo occupato il podio nell'arena mondiale della gioiosa produzione di mine antiuomo, sono contendenti da non sottovalutare.

Ma come si fa a sottovalutare la patria natale del pota, del pirlo e del fes o, ancor più, del fes fes.

Poi, se queste guide le leggi bene, quelle che si degnano almeno, vedi che sotto sotto, anche se non lo vogliono ammettere, anche a loro Brescia piace. E come potrebbe non piacere una città la cui descrizione inizia con: "Nonostante la periferia piuttosto brutta" e "... le manca l'eleganza ed il fascino di altre città vicine...", continua con: " il suo cuore battente nasconde un sorprendente intrigo di vie antiche, i più importanti resti romani del Nord Italia, una spettacolare chiesa rotonda nonché l'eccezionale museo di Santa Giulia".

Visto? Sono solo innamorati reticenti, non vittime di un colpo di fulmine, piuttosto custodi di una relazione nata tiepida, che pian piano si è ricamata un posto caro nel loro cuore. Perché Brescia è un po' come i bresciani, un diamante grezzo e coriaceo a cui devi dedicare tempo e pazienza affinché si trasformi in quella preziosa gemma dai mille riflessi. E proprio come un diamante, una volta che è tua, Brescia è per sempre.

Come se si parlasse di New York, in una di queste guide si viene addirittura ad elogiare il veloce cambiamento demografico della città dovuto all'arrivo dei nuovi Bresciani: quarant'anni fa si era esotici se si veniva da Barletta oggi, per farti notare, devi competere con lingue, usi e costumi provenienti da ben più di 120 nazioni ovvero, tante fes. Brescia come Brooklyn. Bresciastan, come dicono alcuni tra i meno entusiasti sostenitori di questo cambiamento. Brescia: la culla del Melting Pota.

Ed è a Brescia, nel 2013, che la nostra storia comincia in una mattina di maggio, mese della Madonna e della Mille Miglia; la famosa gara di automobili d'epoca. È a maggio che potete addirittura imbattervi in... tenetevi forti… T *U* R* I* S* T* I* alla ricerca della Vittoria Alata, del Tempio Capitolino o di Palazzo della Loggia. Ma noi non iniziamo nel centro storico, no, siamo al Villaggio Prealpino, un quartiere a nord della città, ultimo avamposto comunale prima dell'hinterland, che in italiano si dice periferia. Andiamo.

Maledetta primavera

Il sole stava disegnando ricami sulle pareti della camera da letto a seconda dell'ombra tracciata dalle persiane socchiuse. Se Giovanna fosse stata sveglia ed avesse osservato senza muoversi, avrebbe potuto notare questi ricami spostarsi lentamente. Una delle strisce stava quasi per raggiungere la sua fronte, in pochi minuti sarebbe arrivata agli occhi, perché il sole bacia le belle.

Ma, così come stavano le cose, Giovanna stava ancora dormendo. Il sonno delle giuste e di quelle che di mercoledì sono di riposo, sole o non sole non c'era pericolo che si sarebbe svegliata alle sette. Alle sette?

Però il naso sì che era sveglio, attivo e ricettivo, un naso che alcuni avrebbero definito importante, altri, i meno educati, grosso. Eppure quel naso piaceva, dava carattere ad un viso di per sé già intelligente. “Un profilo dritto come i pendii del monte Fuji nei dipinti giapponesi”, così era stato definito una volta da Leonarda.

«Devi smetterla di bere pirli senz'acqua!», era stata la risposta divertita di Giovanna il cui organo olfattivo era stato spesso paragonato ad altri oggetti/nasi/personaggi famosi: come la Gioconda, le aveva detto la Stefi (l'artista), romano (Sandro, lo storico), dorico (Pepi l'architetto), elefantino (Sergio, lo stronzo). Ma ai pendii del Fuji? Quella era nuova: si poteva sempre contare sulla Leonarda per osservazioni creative!

Il naso di Giovanna avvertì l'aroma ancor prima che lei si svegliasse.

Quel profumo saliva dalla cucina al piano di sotto della villetta in cui abitava con l'amica Stefania che in quel momento era intenta a farsi un caffè.

Le note amare e tostate con sottotoni morbidi e vellutati, anticipate dal sacro rituale del riempire la moca, pochi minuti e quel suono unico: il gorgogliare annunciato dal filo di vapore che sfuma come un genio dalla lampada.

Poi la scodella preferita, rossa, metà colma di latte caldo su cui avrebbe versato il caffè, fino ad ottenere un invitante liquido dal colore caramellato in cui tuffare i biscotti fatti in casa. Perché Stefania faceva tutto ‘fatto in casa’, anche quel latte di mandorle che in tanti le invidiavano, ma che non era che una manciata di noci e acqua trasformata come per magia in una deliziosa crema.

Stefania era già sveglia da un pezzo. Una giornata importante: quella sera si apriva la Topolina, il nuovo locale di Leonarda in centro città (in centro sinistra, ma più a sinistra diceva la Leo) e Stefania aveva offerto il suo occhio artistico per l'arredo dalle finiture retro.

Si sedette al piccolo tavolo in cucina: sebbene ci fosse il sole, un vento fresco agitava gli alberelli nel cortile, troppo fresco per fare colazione all’aperto. Vicino alla scodella ed ai biscotti giaceva il portatile acceso per dare un'occhiata a Repubblica e poi al Bresciaoggi, giusto per tenersi informati…

Non si era ancora portata il primo cucchiaio in bocca quando il cellulare gorgheggiò come un usignolo.

«Druidudidi! Druidudidi!» od un suono simile echeggiò nel piccolo spazio della cucina.

“Merda, Giovanna mi starà odiando se l'ha sentito”, pensò Stefania rammaricandosi di essersi dimenticata di mettere il cellulare sul silenzioso.

«TI ODIO!», urlò Giovanna dal piano di sopra con la voce ancora piena di sonno.

«Ciao Leo», sussurrò Stefania ignorando l'imprecazione avendo visto il nome dell'amica comparire sullo schermo.

«Ma dove sei? Ti sento lontanissima», rispose incerta Leonarda dall'altro capo.

«No, no, è che non vorrei disturbare la Gio: è tornata a casa tardissimo dal lavoro ieri sera e sta ancora dormendo», continuò Stefania a bassa voce.

«È TROPPO TARDI!» Un altro urlo dal piano di sopra, la voce sembrava più sveglia questa volta.

«La madonna che udito che hai, cosa sei, bionica?», ribatté Stefania.

«Dici a me? Guarda che io ti sento normale adesso», domandò confusa la voce dal telefono.

«No, non a te... la Gio, mi sa che è sveglia ormai. Pazienza, me la dovrò sopportare adesso. Cosa volevi? È per questa sera?»

«Sì, aiuto! Hai letto il giornale?», rispose Leonarda con più che un accenno di panico nella voce.

«Stavo per farlo adesso, cosa è successo?»

«Sei al computer? Vai alla pagina locale e te ne farai un'idea, son sicura che lo trovi».

Seguì un momento di silenzio, mentre Stefania cliccava velocemente i comandi sulla tastiera.

"Mille Miglia, no, polveri sottili, no, lavori in corso, no" e poi lo vide, difficile mancare un titolo così bello piazzato nel mezzo della pagina:

'LE VEDETTE; IN PIEDI CONTRO LA ‘TOPOLINA’!'

«L'hai visto?... Ci mancava solo questa!!», esclamò Leonarda devastata.

«Fantastico!» Fu invece il commento dell’amica.

«Ma cosa dici fantastico? Questi piantano un casino e poi hai letto? Proprio oggi, il giorno dell'inaugurazione», il panico nella voce di Leonarda ribolliva sillaba dopo sillaba.

«Senti bella, prima di tutto calmati, che se no non si combina niente. Sei stata contattata dai giornalisti per caso? Guarda che questo può diventare uno scoop se siamo tutti assieme.» Stefania stava già facendo un elenco mentale di chi 'tutti assieme' potesse essere.

«Ma sì, ieri sera tardi: Teletutto, Bs.Tv, figurati, anche il Corriere edizione locale vengono poi in mattinata per intervistarmi...ma tu mi ci vedi in TV? Già sembro una mezza strega a chi mi conosce figuriamoci sullo schermo.» Stefania dovette trattenersi pensando all'amica il cui ultimo look comprendeva: una tunica viola, i capelli rossi e riccioli sistemati come un nido scompigliato, mocassini dorati a punta lunga comprati in Turchia e, per completare l'effetto etnico, tatuaggi henna sulle mani. «Non esagerare, non una strega, magari un personaggio di Aladdin», cercò di sdrammatizzare.

«Titolo da goduria!» Giovanna, nel frattempo, era a sua malavoglia scesa senza che Stefania se ne fosse accorta e stava leggendo lo schermo alle sue spalle.

Stefania si voltò accennando un saluto mentre dall'altro lato del ricevitore Leonarda continuava ad elencare tutto ciò che avrebbe potuto e sarebbe sicuramente andato storto.

«Ciao Leo, guarda che andrà tutto bene!» Urlò Gio in direzione del cellulare sperando che l'altra sentisse.

«Hai sentito la Gio?», chiese Stefania interrompendo la litania.

«Sì, grazie, ma davvero pensate che sia OK, ragazze?», Leonarda si stava aggrappando alle parole delle amiche come fossero un salvagente.

«Certo, vedrai che gli facciamo passare la voglia di mettersi in piedi!» Esultò Stefania ormai sul sentiero di guerra, passandosi le dita tra i capelli biondi che aveva da poco rasato cortissimi e meravigliandosi ancora a come sembrassero affilati al tatto.

«Dille che sarà una Stonewall alla bresciana», aggiunse Giovanna.

«Hai sentito?»

«Sì, sì ho sentito...speriamo», ma Leonarda sembrava ancora poco convinta.

«Gioia, dai che ti organizzo anche delle drag queen pronte a metter su un po' di festa.» Stefania stava pensando a Lola LaTrofia e Titti LaThai, era da un po' che non le sentiva.

«Va bene. Speriamo, grazie. Ci possiamo vedere presto oggi?», il tono di Leonarda era svergognatamente supplichevole.

«Sì guarda, io posso essere da te verso le dieci, devo fare un salto in studio e poi sono tutta tua. Tu Gio a che ora puoi essere dalla Leo?» Chiese girandosi verso l'amica.

«Pota...fammi fare colazione e poi parto.»

«La Gio può venire anche prima, sei a casa o al locale?» ... «Alla Topolina, perfetto, ci vediamo lì allora. Un bacio e non preoccuparti che arrivano le Nostre! A dopo tesoro.» Stefania concluse così la conversazione iniettandovi tutto l'ottimismo che potesse racimolare.

«Mamma mia che bordello», continuò poi rivolgendosi a Giovanna ammettendo per la prima volta che forse non tutto avrebbe potuto andare come sperato. «Dai fammi mettere su il caffè, è il minimo che possa fare per averti svegliata.»

«Assolutamente il minimo! Non ci crederesti al casino ieri sera in albergo con gli arrivi per la Mille Miglia, fortuna ero in reception con Sergio altrimenti sarei ancora là... ma l'articolo l'hai letto?»

«No, solo tra le righe...».

E così le due amiche si misero a studiare la pagina del Bresciaoggi per capire cosa le avrebbe attese nel corso della giornata:

'LE VEDETTE; IN PIEDI CONTRO LA ‘TOPOLINA’

Questa sera a partire dalle 18.30 in Via Nino Bixio, nel piazzale antistante la scuola Calini, le Vedette della Fede svolgeranno un presidio il cui scopo, dice il portavoce delle Vedette: il notaio Egildo Belluomo, sarà quello di portare all'attenzione dell'opinione pubblica l'ennesima (sic) apertura di un locale dedicato ad una clientela a prevalenza lesbica o, comunque, simpatizzante. L’inaugurazione del punto di ritrovo: la Topolina, situato a circa 50 metri dalla scuola primaria, avverrà questa sera stessa. Al momento di andare in stampa non siamo riusciti a contattare la proprietaria del locale. Nel frattempo il Signor Belluomo invita "coloro che vogliano essere coinvolti nella resistenza contro il pensiero Gender a recarsi al presidio perché come dice il motto delle Vedette della Fede: vegliamo silenziosamente sui bambini di oggi per proteggere gli adulti di domani"...

L'articolo continuava poi riportando i precedenti eventi organizzati dalle Vedette e le risposte provenienti dalla comunità LGBT.

«Potenzialmente ci sono tutti gli elementi per dire che siamo nella merda.» Concluse Stefania alzandosi e cominciando a preparare il secondo caffè della giornata; ne sarebbero seguiti altri.

Questa è una novella che ho scritto qualche tempo fa durante il dibattito sulle unioni civili, la pubblicherò a capitoli su intertwine, magari uno o due alla settimana. Non preoccupatevi, il tono è conciliatorio anche se magari la pensate in modo diverso. Spero vi piaccia!

Pota- non significa nulla, è una forma di rafforzativo: vieni al cinema? Pota certo = di sicuro!!!!

Pirlo- è il nome bresciano per lo spritzer.

Fes- tanto fes fes-tantissimo

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