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Una storia di chi813

Una lettera per te

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Pubblicato il 13 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: amoridifficili partenze solitudine

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Sono arrabbiata.

Lo sono semplicemente perché sei arrivato tardi a pranzo, dopo giorni passati senza vederci, quando fra poche ore dovrai andartene di nuovo, e per altri sette giorni non staremo più insieme.

Ho iniziato a preparare il pranzo alle 11.30: ho soffritto la pancetta, tagliato le olive e i pomodorini, lavato l’insalata, pesato gli spaghetti e riempito la pentola con l’acqua. Poi ho aspettato. Ho aspettato che mi mandassi un messaggio per dirmi che stavi arrivando, ho aspettato che girassi la chiave nella toppa, ho aspettato con ansia e trepidazione perché non vedevo l’ora di vederti.

Torna presto che voglio stare un po’ con te! Ti avevo scritto ieri sera.

Ho bevuto un bicchiere di vino mentre mangiavo una wasa con la robiola e leggevo notizie di cronaca sul telefono. Un’altra ragazza stuprata e ammazzata, che bella novità.

Poi sei arrivato, alle 14.

Corri dentro a darmi un bacio, ma ormai è tardi.

«Sei già arrabbiata?»

«Lasciamo perdere. Mangiamo».


I tuoi sorrisi sono diventati inutili, così come le tue carezze, i tuoi baci, anzi mi risultano quasi fastidiosi perché io ormai ho alzato la barriera. Tutti fuori, tutti lontani da me, resto solo io, da sola.

Nonostante con me sono comunque sola. Sono sola perché anche se mi tocchi non sento nulla. Sono sola perché so che vorrai fare l’amore prima di partire e io no. Sono sola perché non vuoi capire come mi sento. Sono sola perché mi lascerai tra queste mura un’altra volta in attesa del tuo ritorno. Sono sola perché non riesco a essere felice.


Ovviamente non ti dico niente, sul tuo ritardo, sulla mia tristezza per la tua partenza, sul nostro non stare insieme. Non ho la forza di continuare a farti notare e pesare le solite cose, non voglio litigare nel breve tempo che oggi ci è concesso. Eppure non posso fare finta di niente, e tu non puoi non vederlo nei miei occhi stanchi e nella mia bocca che accenna una curva verso il basso.


Che raccontarti allora in questo momento? Non lo so. Non so che dirti, non mi esce suono. Voglio che questa situazione finisca presto, è meglio che tu te ne vada. Devi correre dai tuoi figli per portarli in vacanza, anche loro vogliono stare con te. È questo il problema, tutti vogliamo stare con te, mentre tu per noi non hai tempo.


«Starai proprio sempre a casa?»

E dove dovrei andare? Non ti rispondo.

«Ci sentiamo nei prossimi giorni.»

Certo, un messaggio una tantum come al solito. Penso.


Mi metto a stendere in terrazza il bucato appena fatto, le tue magliette bianche, le tue mutande e i tuoi calzini portati a casa alle 14 sono già lavati. Sei rimasto giusto il tempo di una lavatrice, mentre io non ho mai sentito così tanto la solitudine da quando sto con te e tu non ci sei.

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