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Una storia di therealcomis

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La carestia nel mondo

Di carestia si muore ancora nel mondo?

Pubblicato il 08 aprile 2017

Carestia in Africa

LA CARESTIA:

Una carestia è un fenomeno nel quale una larga percentuale della popolazione di una regione o di un paese è così denutrita che muore di inedia (malnutrizione), o altre malattie correlate.

Malgrado ci siano abbondanti risorse economiche e tecnologiche del mondo moderno, la carestia colpisce ancora molte parti del mondo, in particolare i paesi in via di sviluppo.

Le principali cause umane della carestia sono le guerre e il genocidio.

Molti paesi hanno cercarato di correre ai ripari attraverso lo sviluppo tecnologico e sociale.

LA CARESTIA OGGI:

Oggi la carestia colpisce principalmente le nazioni africane, ma con le continue guerre, le agitazioni interne e l'instabilità economica, la carestia continua ad essere un problema per il quale soffrono milioni di individui nel mondo intero. L'agenzia Famine Early Warning Systems Network ha dichiarato lo stato di emergenza alla Nigeria nel luglio 2005, così come al Ciad, all'Etiopia, al Sudan del Sud, alla Somalia e allo Zimbabwe. Nel gennaio 2006 la FAO ha reso noto che 11 milioni di persone in Somalia, Kenya, Gibuti ed Etiopia correvano il rischio di morire d'inedia a causa della combinazione di una grossa siccità e i conflitti militari.

Carestia in Somalia

LE CAUSE:

Le moderne carestie hanno avuto corso in nazioni che non hanno sofferto di una scarsità di cibo. La più grande carestia mai registrata fu la Carestia delle patate in Irlanda, che cominciò nel 1845 e fu causata dal fatto che il cibo veniva inviato dall'Irlanda all'Inghilterra, poiché gli inglesi si potevano permettere di pagarlo di più. Stessa situazione accaduta nel 1973 in Etiopia. Fu concentrata nella regione di Wollo, il cibo veniva inviato dalla stessa regione alla capitale Addis Abeba, i cui abitanti potevano permettersi di pagare prezzi più alti. Mentre nelle dittature dell'Etiopia e del Sudan si soffriva per la carestia tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, le democrazie del Botswana e dello Zimbabwe le evitavano, malgrado soffrissero di produzione del cibo.

Poiché pastorizia e agricoltura permettono di sostenere una popolazione più vasta, sia in numero che densità, un cattivo raccolto o un cambiamento delle condizioni ambientali, quale la siccità, può creare una situazione di carestia. La totale assenza dell'agricoltura in un'area economicamente ricca non è causa di carestia, in quanto tale area è in grado di importare la gran maggioranza del cibo che le serve.

La guerra, in particolare, era associata alla carestia. perchè i campi vengono distrutti e non si può coltivare.

La carestia ha un forte impatto sulla crescita demografica. Si è osservato, ad esempio, che i lunghi periodi di carestia possono portare ad una riduzione del numero di nascite femminili in alcune culture.

Come ha osservato l'economista Amartya Sen, la carestia è di solito un problema di distribuzione del cibo e di povertà, piuttosto che l'assoluta mancanza di cibo. In molti casi, come è accaduto nel caso del grande balzo in avanti, nella Corea del Nord nella metà degli anni novanta, o nello Zimbabwe all'inizio del 2000, la carestia è stato un risultato non intenzionale di politiche governative. La carestia può essere talvolta usata come strumento da un governo repressivo che intende eliminare gli oppositori, come nel caso della carestia ucraina degli anni trenta. In altri casi, come in Somalia, la carestia è causata dai disordini civili e dal conseguente collasso del sistema di distribuzione del cibo.

Le nazioni avanzate occasionalmente condividono le proprie tecnologie con i paesi in via di sviluppo che sono colpiti da carestia. Le innovazioni tecnologiche non possono eliminare le carestie causate dalla guerra. Allo stesso modo una maggiore resa dei raccolti non può risolvere problemi di distribuzione, specialmente se causati da interventi politici.

Bambina africana denutrita

LIVELLI DI SCARSITA' DEL CIBO:

Nell'era moderna i governi e le organizzazioni non governative che danno aiuto contro la carestia hanno risorse limitate con le quali far fronte a situazioni concorrenti che possono portare alla scarsità di cibo. Vari metodi per categorizzare il livello di scarsezza sono stati creati per migliorare l'efficienza degli aiuti. Uno dei primi è stato quello usato nei Codici della Carestia indiana utilizzati dai britannici nella penultima decade del XIX secolo. I Codici elencavano tre stadi di scarsità di cibo: prossimo alla scarsità, scarsità e carestia, ed erano essenziali nella creazione dei conseguenti avvisi di carestie o nei sistemi di misura. I primi strumenti di allarme sviluppati per monitorare la regione abitata dalla popolazione Turkana nel Kenya del nord avevano anch'essi tre livelli, ma connettevano ciascuno stadio ad una risposta pre-pianificata per mitigare la crisi e prevenire il deterioramento della situazione.

Le organizzazioni umanitarie diedero luogo ad almeno due maggiori sviluppi: l'"approccio di sussistenza" e il crescente utilizzo di indicatori per determinare la gravità di una crisi. Individui e gruppi in situazioni di estrema scarsità di cibo possono tentare con il razionamento, trovando mezzi alternativi per incrementare l'introito. Nel peggiore dei casi bisogna vendere parte della terra che coltivano. Soltanto quando tutti i mezzi di auto-sussistenza sono esauriti la popolazione colpita inizia a migrare in cerca di cibo e cade vittima dell'inedia. La carestia può allora essere vista come un fenomeno sociale, che coinvolge i mercati, il prezzo del cibo e le strutture di supporto della società.

Fin dal 2004 molte delle più importanti organizzazioni umanitarie, come il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e la United States Agency for International Development (USAID), hanno adottato una scala composta da cinque livelli per misurare intensità e grandezza. La scala di intensità usa sia le misure di sussistenza che quelle sulla mortalità e la malnutrizione infantile per categorizzare una situazione di scarsità di cibo come: sicura, non sicura, crisi, carestia, grave carestia ed estrema carestia. Si definisce "carestia minore" quella che provoca meno di 1000 decessi e "carestia catastrofica" quella che ne provoca oltre un milione.

La siccità nel mondo

LA CARESTIA NEI PROMESSI SPOSI:

La scarsità del raccolto e la penuria di grano e di pane fanno da sfondo alle prime vicende del romanzo, diventando poi la causa scatenante del tumulto di S. Martino che porterà all'assalto dei forni a Milano nel 1628: l'autore spiega le ragioni profonde della carestia nel cap. XII (descrive i disordini in città in cui si troverà coinvolto anche Renzo) e, soprattutto, ai guasti della guerra per la successione di Mantova e del Monferrato, poiché lo Stato impone delle insostenibili imposte ai proprietari terrieri e vengono saccheggiati i campi e le riserve di cibo, già più scarse dell'ordinario. Il risultato è che il raccolto dell'estate 1628 risulta ancor più scarso del precedente e una miseria colpisce la popolazione delle campagne come della città, i cui terribili effetti vengono mostrati nei capp. iniziali del romanzo: quando padre Cristoforo si reca da Pescarenico alla casa di Agnese e Lucia. Sua mamma rimprovera la figlia per aver fatto un'eccessiva elemosina di noci a fra Galdino. L'avvocato Azzecca-garbugli è felice dei pranzi di don Rodrigo, quando fuori c'è appunto la carestia, a casa di Tonio si mangia una polenta scura, di grano saraceno di scarsa qualità. La mancanza di grano provoca come inevitabile effetto il rincaro di questo e, conseguentemente, del pane, fenomeno spiacevole ma "salutare" in quanto consente di non dare fondo alle scorte come avverrebbe se il grano si continuasse a vendere al prezzo consueto. Il rincaro è tuttavia attribuito dalla voce popolare all'azione degli incettatori e degli accaparratori di grano, accusati di nasconderlo per rivenderlo a prezzo maggiorato e arricchirsi illecitamente: si tratta di un'accusa assurda e fondata su ridicoli pregiudizi, che tuttavia è creduta tanto dal popolo quanto dai nobili e provoca ovunque un po' di protesta contro i fornai, rei agli occhi di tutti di tenere nascosto il pane. L'insensata imposizione da parte di Ferrer di un calmiere sul prezzo del pane e la sua successiva revoca sono la causa che scatena il disordine dell'11 novembre a Milano, mentre nei giorni seguenti il prezzo viene nuovamente ribassato per placare la folla e ciò, ovviamente, scatena la corsa all'acquisto con il conseguente rapido esaurimento delle scorte: il gran cancelliere emana quindi una grida il 15 novembre in cui si impone di non acquistare una quantità di pane o farina superiore alle strette necessità, per fare in modo che i fornai possano continuare a produrre il pane. Il pane a buon mercato attira ovviamente compratori anche da fuori Milano, ragion per cui il governatore don Gonzalo emana l'ennesima grida in cui si proibisce di portare fuori città pane, che naturalmente non può evitare l'esaurimento delle scorte e una penuria ancor più grave di quella già presente. Infatti non passa molto tempo prima che il grano si esaurisca del tutto e si sentano gli effetti disastrosi della penuria tanto a Milano quanto nelle campagne. Le botteghe sono chiuse; le fabbriche in gran parte deserte; le strade, un indicibile spettacolo con le vie della città che si affollano di accattoni vecchi e nuovi, tra cui spiccano soprattutto i contadini venuti dalla campagna e costretti a lasciare le loro terre devastate dalle soldatesche, oppure per la mancanza di raccolto e le tasse esorbitanti imposte dalle necessità belliche. Il diffondersi di miseria e privazione nelle vie di Milano spinge il cardinal Borromeo a interessarsi alla situazione e a intervenire coi mezzi della carità, mentre gli accattoni e i bisognosi vengono raccolti nel lazzaretto, lo spazio che di lì a qualche mese ospiterà gli ammalati dell'epidemia di peste. La carestia continua a far sentire i suoi drammatici effetti sino alla primavera-estate del 1629, quando essa viene meno grazie al raccolto abbondante che pone fine alla fame e alla miseria, ma non allo stato di degrado e povertà su cui si abbatteranno i lanzichenecchi e, poco dopo, il contagio della peste.

La carestia affligge anche il territorio di Bergamo in cui Renzo si rifugia dopo la sua fuga da Milano e i cui effetti si presentano al giovane poco dopo aver superato l'Adda: lungo la strada che lo porta al paese del cugino egli incontra poveri e mendicanti vittime della stessa povertà che ha lasciato nel suo paese. Suo cugino gli spiegherà poi che nel Bergamasco le cose sono diverse rispetto allo Stato di Milano, come dimostra il fatto che Bergamo ha acquistato un gran quantitativo di grano a basso prezzo da Venezia per sfamare la popolazione. La politica dei dazi doganali che impedisce la libera circolazione delle merci è stata superata e ciò ha permesso di alleggerire gli effetti più dolorosi della carestia, con una politica più oculata di quella dimostrata dal governo milanese (economia di mercato e libera circolazione dei beni sono i rimedi più efficaci per combattere la penuria e soddisfare le esigenze della popolazione). La politica socio-economico del Bergamasco è dunque quella vincente. I due promessi sposi nel tempo si trasferiranno a Bergamo dove Renzo divnterà filatore e gli affari andranno bene. Quindi il miglior metodo contro la crisi è una economia ricca e forte.

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