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Una storia di EmanueleVisciglio

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Bianco Iris

Una storia di Emanuele Visciglio e Samuele La Rocca

Pubblicato il 09 maggio 2017

Venerdì 27 Aprile 2081

Ore 7:30 a.m.

Penitenziario di Stato del distretto di Bogotá, Colombia

La luce del corridoio del braccio A di quell’angusto carcere tornò ad accendersi dopo la solita notte al buio. Le uniche figure presenti in quel luogo dimenticato da Dio erano due guardie che andavano avanti e indietro, battendo il tempo con l’incedere cadenzato.

Un passo più veloce ruppe quel monotono ritmo creatosi, ed un uomo sulla cinquantina, faceva la sua comparsa svoltando l’angolo.

Il ciuffo continuava a cadergli sulla fronte imperlata di sudore. Una larga cravatta rossa sotto un tranch beige lo rendeva meno autoritario di quanto il baffo volesse far credere.

“Buongiorno Ispettore!” disse la prima guardia incrociando quel tipo agitato, che rispose con un frettoloso saluto militare.

“Ispettore!” disse la seconda guardia “il detenuto 34 è già stato scortato nella stanza degli interrogatori!”

“Grazie Steve! Sarà una dura giornata!” rispose l’ispettore senza fermarsi o voltarsi.

La porta della stanza si spalancò e l’uomo fece il suo ingresso, terreo in volto. La rinchiuse violentemente alle sue spalle e senza nemmeno prendere aria esclamò: “Cosa cazzo ti dice il cervello Hoffman?”

“Sono innocente Jim! Almeno tu credimi!” rispose l’uomo a cui si stava rivolgendo l’ispettore.

Ammanettato al tavolo posto al centro della stanza, illuminata fiocamente da una lampada a led.

“Non so più a cosa credere Mark! Eri il più onesto del reparto…”

“E lo sono ancora Jim, lo sai bene, e levami queste dannate manette…me lo devi!”

L’ispettore prese dalla tasca del tranch un mazzo di chiavi e con una di quelle aprì le manette del detenuto che si sgranchì i polsi muovendoli in varie direzioni.

James McRoy, capo ispettore della seconda unità del distretto di Bogotá, si sedette di fronte all’uomo che rispondeva al nome di Mark Rodrigo Hoffman, poi prese un pacchetto malridotto di Marlboro morbide. Ne allungò una al detenuto e ne accese una per sé.

Si passò più volte la mano fra i capelli cercando un punto da cui cominciare la conversazione; mille dubbi e altrettante bizzarre conclusioni si profilavano nella sua mente.

“Merda!” fu l’unica cosa che riuscì a dire. Il detenuto sorrise istericamente, vedendolo in evidente difficoltà “C’è poco da ridere Mark!” rispose.

L’ispettore Mc Roy prese poi una busta trasparente sigillata con su una scritta in caratteri cubitali: “Evidencias”.

Da quella busta estrasse una sequenza fotografica di una scena del delitto.

Il detective Mark Hoffman era accusato dell’omicidio di Ignacio Guéval e di tutta la sua scorta, composta precisamente da otto poliziotti della “X Antioquia”.

Il ricordo di quel tradimento tornava sovente nella mente di Mc Roy, ancora del tutto incredulo di come erano andato le cose: il suo collega e compagno fedele, protagonista di una tale atrocità.

“Un’impronta delle tue scarpe, il tuo DNA sull’arma del delitto, tutto riconduce a te e alla tua squadra di automi. Come puoi dimostrami la tua innocenza?”

“Ti sei mai domandato come mai ho questo?” chiese Hoffman alzando il suo braccio destro totalmente meccanico.

“No. Ma cosa c’entra adesso?” chiese l’ispettore stupito.

“Hai mai sentito parlare di Emimelia trasversale?” disse Hoffman mentre spegneva la sigaretta sul suo braccio meccanico dopo aver fatto un ultimo tiro senza aspirare “E’ una malattia genetica che non permette la crescita di un arto. Una cura non è mai stata trovata ma la robotica ha trovato una soluzione. Mia madre trovò una soluzione. Fu lei a brevettare questo prototipo, fu lei ad agevolare la vita di tantissimi neonati oltre al sottoscritto.”

“La signora Cabral, buon’anima, è stato il miglior ingegnere che la cibernetica abbia mai conosciuto e tu sei stato la miglior eredità che potesse lasciare in questo dannato mondo.” Rispose l’ispettore guardando il suo compagno dritto negli occhi.

“Cosa sai invece del “Còdigo”?” chiese Mark restituendo lo sguardo all’ex-collega.

“So soltanto che è un programma segreto installato all’interno di ogni singolo automa, capace di gestire ogni singola funzionalità di quest’ultimo.” Rispose James cercando di comprendere dove volesse condurlo il suo amico con quelle domande.

“ Esattamente! Ma quello che non sai ancora è che è un sistema vocalico. Al momento della costruzione di ogni prototipo viene installata nella memoria una scheda virtuale chiamata “Flor”. In quella scheda sono inserite parole precise che, se pronunciate con il giusto tono, potranno far eseguire al propria automa determinati compiti. Lo stesso codice permette di resettare il loro sistema. Fu mia madre a creare tale congegno, il “Còdigo” è opera sua e solo l’apice della D.A.R.C.K. (Development of Automaton and Research in Cybernetic Knowledge) e il sottoscritto ne sono a conoscenza.”

“Non ti seguo, dove vuoi condurmi Mark?” chiese ansioso l’ispettore.

“Era il 2049, in un lunedì uggioso di Marzo, dieci uomini armati entrarono in casa mia. Erano gli uomini della “Santa Hacienda”: il cartello dei Narcos più pericoloso di tutto il paese. A capo di quegli uomini c’era Hernan Huarache detto “El Bajo” che, senza pietà minacciò mia madre per farle costruire automi per il cartello. Mia madre rifiutò e quella fu la sua ultima decisione. Le spararono otto colpi al ventre davanti ai miei occhi. Prima di morire, con le poche forze che gli rimasero riuscì a sussurrare due parole: Caleana Major.”

“E’ un tipo di orchidea se non erro.” Disse James incredulo.

“Anche!” rispose Mark “ma in primis era un codice creato da mia madre che obbligava ogni singolo automa nel quale era installato la scheda “Flor” di eseguire i miei ordini. Lo compresi solo 15 anni dopo quella strage, poi divenni ispettore, il miglior ispettore di tutto il distretto e, nel corso degli anni, venni a conoscenza di tante altre informazioni e della sorte di “El Bajo” che dopo dieci anni di latitanza, decise di collaborare con la polizia in cambio di protezione e di una nuova identità.”

L’ispettore Mc Roy iniziava a ricomporre i tasselli del puzzle.

“ Il suo nuovo nome era Ignacio Guéval!” disse Hoffman con fermezza.

“Vendetta? Questo è il tuo alibi? Questo dovrebbe scagionarti? Una vendetta?” Chiese James mentre faticava a parlare per lo stupore.

Hoffman aprì poi la bocca e con l’indice e il pollice della mano destra estrasse una capsula incastrata al posto di un canino. Dall’interno di essa prese un pezzettino di carta piegato in 4 parti minuscole. Lo aprì e strusciandolo lentamente sul tavolo, lo consegnò all’ispettore e disse:

“Il mio compito qui è finito. Io sono innocente. Io non sono Mark Hoffman!”

James Mc Roy lanciò immediatamente un’occhiata al foglio stropicciato tra le dita del compagno e lesse ad alta voce le uniche due parole presenti: “Bianco Iris!”

Automaticamente l’uomo davanti a lui perse i sensi e cadde con la testa sul tavolo.

James d’impatto si alzò dalla sedia, mise entrambe le mani sulla testa ed esclamò ad alta voce:

“Figlio di Puttana!”

27 Aprile 2081

Ore 8:30 a.m.

“Automa numero matricola 14/92: RESETTATO”

Sorseggiando un Whisky in un bar di Tolosa, il detective Mark Rodrigo Hoffman lesse il messaggio automatico dal suo smartphone ed un ghigno di intima soddisfazione pervase il suo volto. Chiese il conto e si diresse verso l’uscita salutando il proprietario del locale

“A tout!”

Accese una sigaretta mentre si dirigeva verso la sua moto, aspirò un paio di boccate per “ammazzare” il sapore del whisky. Guardò l’orizzonte, indossò il casco e tutti i suoi pensieri si dispersero nel rombo del motore.

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