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Una storia di lisa1949

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Hotel Supramonte

La taverna del quercino

Pubblicato il 25 agosto 2017

“E ora viaggi, ridi, vivi e sei perduta, nel tuo ordine discreto dentro il cuore”(Fabrizio De Andrè)

Nelly e Francesco di buonora, rifornita la barca a motore, partono da Olbia per visitare una zona più a sud dell’isola: Cala Gonone propensi a esplorare le peculiarità del territorio circostante.

Avvistata nel porticciolo una area disponibile, vi attraccano. Una fortuna, ad agosto di solito i posti scarseggiano a causa dei turisti giornalieri.

Il bar del porto, frequentato da pescatori e turisti, è una tappa dovuta per consumare la colazione e organizzare il percorso..

In una delle varie botteghe che si affacciano sui vicoli, Nelly acquista uno scialle di colore chiaro, fatto a mano, e una maglia di lana blu da indossare nelle serate più ventose.

Una bella coppia. Lei bionda e solare, short e polo color corallo la rendono seducente. Lui alto e di piacevole aspetto è in perfetta sintonia con la compagna.

I vacanzieri sono sempre motivo di chiacchiere. La gente li giudica dal modo di porsi: indaga.

Il tempo vola, il sole è alto ormai e la “Taverna del quercino” invita, con quella insegna atipica, a fare una sosta. Una curiosa associazione, giustificata dalla vicinanza del sentiero che porta alle Grotte degli Ispingoli. Non sono molti gli avventori, l’oste li accompagna a un tavolo.

«Originale locale questo, hanno un ottimo vino.» Nota la donna, conquistata dalla specialità del locale. Annota quanto più la ispira su una agenda con la copertina rossa: quasi un diario di bordo.

«Chiedo se c’è una stanza libera?Così ci riposiamo prima di proseguire.» Francesco si alza per informarsi dal locandiere. Dopo cinque minuti, al piano superiore, occupano una camera che odora di legno e salsedine. Accaldati e stanchi si addormentano subito.

L’uomo si sveglia che la luce del sole è già calata, con un forte senso di stordimento e nausea.

«Nelly, stai male anche tu? Io mi sento strano.» Le parla battendo sulla porta del bagno. Nessuna risposta. Bussa più forte, ma il silenzio prevale e aprendo non trova nessuno. “Possibile che sia uscita da sola?” Si chiede.

Nel rinfrescarsi il viso per riprendersi dal torpore, cerca una risposta convincente.

Scende le scale svelto, alla ricerca dell’oste. Non trova che il barista, e una donna intenta a pulire.

«Sa dirmi se mia moglie è uscita? Non so dove sia andata.» S’informa, bevendo il caffè ordinato.

«Non saprei, io non ho visto nessuno, chieda a Gavino, il mio capo.» Suggerisce con accento tipico.

Francesco decide di ripercorrere le stradine già battute del paese, sbirciando tra le vetrine illuminate alla ricerca di Nelly, giunge sino al porticciolo. Questa storia comincia a incutergli agitazione.

Raggiunge la barca, ma della moglie nessuna traccia. Solo due monete da un euro cadute in terra nella cabina, le raccoglie e torna indietro.

Riuscire a telefonare è un problema, al porto non c’è linea “Che abbia incontrato un’amica e si sia attardata” .

Il tempo scorre veloce, e lui viene colto dall’inquietudine. Quella situazione non gli piace affatto.

Tornato alla “Taverna del quercino” incrocia l’oste, che pare alquanto sorpreso dal suo racconto.

«Quale donna, mi scusi? Guardi che lei è venuto qui da solo.» Ribadisce con serafica convinzione.

«Sta scherzando, vero? Abbiamo pranzato, poi le ho chiesto se c’era una stanza libera, ricorda?» La voce inizia ad alterarsi.

«Certo che lo ricordo! Ha esagerato con il vino, ma era da solo le ripeto.» Conferma sicuro.

Le giugulari di Francesco si gonfiano di rabbia e prende l’uomo per il collo, ormai fuori dalla grazia di dio, scuotendolo animatamente.

«Cosa diavolo dice, mi sta prendendo in giro? Non sono imbecille: che ne è stato di mia moglie?»

Il locandiere si divincola livido di collera, esibendo un sorriso sarcastico per nulla confortante.

«Mi lasci in pace adesso, se non mi crede vada dai carabinieri!» Chiude così il discorso e si ritira in una stanza attigua farfugliando.

“Giusto, i carabinieri possono risolvere la questione”. Digita sul cellulare“112” e dal centralino fu collegato al comando di zona: Dorgali, un paesino poco distante.

«Vorrei sporgere denuncia: mia moglie da questo pomeriggio è scomparsa.» Pronuncia esagitato. Poi spiega accuratamente i fatti, compreso le affermazioni dell’oste, uomo viscido e irritante come un fascio di ortiche.

«Mandiamo una pattuglia a eseguire un sopralluogo.» La soluzione lo tranquillizza. Quindi ordina al bar della locanda un panino e una birra: l’arsura gli ha asciugato la bocca.

Nell’attesa, fa scorrere le icone del display, incappando nella notifica di un messaggio: lo legge.

“Perdonami, non stare in pena, non mi cercare: ho bisogno di riflettere. Ti chiamerò io.” Nient’altro. Francesco rimane di sasso davanti a quelle parole. Un colpo basso dolorosissimo.

Suda freddo, tanto forte è la tensione che vomita, vuotando lo stomaco anche dell’ansia accumulata.

La pattuglia giunge a notte inoltrata. Gli ufficiali salgono in camera per eseguire un’ispezione.

«A che ora si è svegliato lei oggi? Ribadisce ancora la presenza di sua moglie?» Il commissario gli pone altre domande, Francesco si sente alquanto confuso.

«Certo, abbiamo pranzato poi siamo saliti a riposare.» Ripete convinto.

«Capisce?Non abbiamo elementi sufficienti a testimoniare la presenza di un’altra persona.» Risponde piuttosto duramente l’ufficiale.

«Il registro riporta soltanto il suo nome, può verificare lei stesso.» Aggiunge compiaciuto il subdolo Gavino.

Francesco viene investito dallo sconforto più tremendo. Perché gli sta succedendo tutto questo?

«Un momento commissario! Mia moglie ha acquistato in paese uno scialle e una maglia, potete verificare al negozio.» D’improvviso rammenta Francesco.

«Domani faremo un controllo, per ora non ho altro da aggiungere.» Detto questo l’ufficiale si congeda insieme al brigadiere che lo ha accompagnato nel sopralluogo.

“Aspettare perdendo del tempo prezioso? Che senso ha?” Decide di seguire il suo istinto.

Per fortuna la luna d’agosto gli è amica e dona generosa luce sufficiente a proseguire per il sentiero. S’incammina per i viottoli del monte, dove anfratti e rocce nascondono molti segreti.

Il percorso, costeggiato da lecci e arbusti, procede sino all’ingresso della grotta degli Ispingoli che, all’interno presenta stalagmiti dai colori affascinanti. Siede in prossimità della caverna e si appoggia a un albero, talmente esausto che il sonno lo sorprende all'istante. Si ridesta di soprassalto che già il cielo comincia ad albeggiare. Deve rientrare.

Ridiscende veloce alla taverna per farsi una doccia rigenerante, ma il suono del cellulare lo fa sobbalzare.

«Sono il commissario Scanu, le devo parlare.» Risoluto e senza spiegazioni..

«Aspetti, la mando a prendere dal brigadiere.» Poi chiude la comunicazione. Francesco ordina un caffè, ha bisogno di recuperare una maggiore lucidità.

«Qualcosa non torna signor Di Bella. Ci risulta che dal cellulare sua moglie le abbia inviato un messaggio.» Spiega valutando la reazione piuttosto fredda di Francesco.

«Mi risponda, prego!» Formula quella frase con tono sospettoso.

«Dovete verificare l’acquisto fatto da mia moglie: è una prova certa.» Dice rassegnato.

«Abbiamo già provveduto, gli acquisti sono stati confermati.» Ammette l’ufficiale.

A questo punto chiede a Francesco di consegnargli il cellulare.

Quindi ordina al brigadiere di accompagnare l’uomo nel suo ufficio.

«Si sieda adesso. Con calma mi spieghi cos’è successo ieri mattina.» Ribadisce apertamente il suo dubbio.

«Insomma, vuol decidersi a parlare?» Gli urla deciso per scuoterlo.

Francesco scoppia in un pianto disperato, le lacrime gli scorrono copiose sul volto.

«Non lo so, davvero, mi deve credere!» Si sente mancare. Spossato e impotente, vuoto.

«Dov’è stato stanotte, lo ricorda?» Gli chiede questa volta con cortesia.

«Su, alla grotta, Poi mi sono addormentato.» Bisbiglia sfinito. «Volevo seguire il mio istinto.»

«Mi vuol far credere che là troviamo la soluzione?» Il commissario cerca di comprendere.

«Non lo so.» Poi si chiude il volto tra le mani, per non vedere, non sentire più nulla.

La pattuglia dei carabinieri percorre la strada che conduce alle grotte, con a bordo Gavino, stranamente ammutolito, dopo la convocazione a commissariato.

«Se sa qualcosa parli, prima che sia tardi!» Lo incita il funzionario, inutilmente.

Gli ufficiali entrano nella grotta, muniti di torcia per illuminare il tragitto. Gavino a occhi bassi cerca di rallentare il passo, improvvisamente spaventato.

«C’è qualcuno qui?» Urla il brigadiere tendendo l’orecchio. A entrambi sembrò di sentire l’eco di una voce di donna.

«Da questa parte, vi guido io.» Si arrende Gavino, ormai non aveva scampo.

Trovano Nelly, la bella signora, legata mani e piedi da una corda assicurata attorno a un macigno. Vicino a lei una bacinella d’acqua.

Alla vista dei carabinieri si mette a piangere, distrutta dalla paura e dal freddo, che nella grotta è pungente.

«Scendiamo, poi ci racconterete tutto» Disse il commissario, appoggiandole sulle spalle lo scialle chiaro, ancora chiuso nel sacchetto insieme alla maglia blu.

Al ritorno, l’ambiguo Gavino durante l’interrogatorio, depone lo svolgersi dei fatti. Un sequestro fai da te, approfittando delle informazioni prese nella sua locanda.

Versato il sonnifero nel vino, ha messo in scena l’assurdo progetto, per chiedere un riscatto, ma non subito. I sospetti dovevano ricadere sul marito, permettendogli di muoversi più liberamente.

Al commissariato l’atmosfera è differente, più rilassata. Un uomo e una donna si abbracciano commossi, felice di essersi ritrovati.

«Non temere amore, passerà questo dolore, stringi la mia mano.» Ripeteva Francesco a Nelly.

Grotta degli Ispingoli

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