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Una storia di sugarkane

Questa storia è presente nel magazine Le canzoni fanno male

Oltre le colline

Sembrava che la vita lì ricominciasse (ispirato al brano "Oltre le colline")

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Pubblicato il 15 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: amore musica landscape testo canzone

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Dal finestrino della berlina 124 rossa si vedeva chiaramente la città sparire dietro innumerevoli colline percorse da lunghe strade bianche non asfaltate. Il cielo era azzurro, macchiato da alcune leggere nuvole che si dissolvevano nell'atmosfera. Di lì a poco il sole sarebbe tramontato e tutto si sarebbe tinto di rosso e arancione. Sembrava che la vita lì ricominciasse. L'uomo alla guida dell'auto abbassò il vetro con una manovella posta subito a sinistra, accanto al proprio gomito, e lasciò entrare l'aria pulita, nuova della campagna, il dolce profumo tipico dell'autunno in mezzo alla natura. Dopo pochi metri si fermò in cima alla collina, parcheggiò in un piccolo spiazzo coperto dall'ombra di alcuni alberi ancora carichi di foglie verdi ed aprì la portiera per uscire dal veicolo. Quel luogo gli trasmetteva sempre una sorta di pace interiore, calmava ogni turbamento e portava via dalla sua mente i brutti pensieri. Oltrepassando la berlina da dietro, l'uomo prese a tirare calci ad un sassolino come se fosse un pallone, finché la pietra grigia non si allontanò troppo per essere ancora seguita; si avvicinò alla portiera sul lato del passeggero, la aprì e notò l'espressione imbronciata della donna seduta sul sedile con le braccia conserte e lo sguardo perso oltre il parabrezza.

- Ma che vuoi? - le disse secco, accovacciandosi lì accanto per allacciarsi meglio le scarpe. La luce del sole dava ai suoi capelli castani dei curiosi riflessi biondi che normalmente non aveva e i suoi occhi apparivano più chiari del solito, tendenti all'azzurro.

In risposta, lei inarcò un sopracciglio e alzò una spalla: non tollerava sentirlo parlare, qualsiasi cosa avesse aggiunto avrebbe soltanto peggiorato la situazione. Per distrarsi, osservava il panorama che le si presentava davanti, seguendo i filari delle vigne in lontananza che terminavano nei pressi di una casetta bianca. Lì sarebbero dovuti arrivare, ma mancavano ancora diversi minuti e chilometri di strada prima di poter considerare davvero iniziata la loro fuga segreta.

- Vorrei sapere perché tu debba essere sempre così antipatica... - continuò l'uomo, che nel frattempo si era alzato per appoggiare un braccio alla parte superiore della portiera. Lo innervosiva passare quel poco tempo che potevano passare insieme, da soli, per metà discutendo e ancora di più non riuscire a capire che gusto provasse in tutto ciò. Sbuffò e voltò il viso verso le colline, qualsiasi cosa sarebbe stata più interessante di lei nel bel mezzo di inutili capricci. - Sembra che tu non ti renda conto del fatto che dopo oggi non sappiamo quando potremo rivederci. - Iniziava a pensare che forse a lei non importava più nulla, o che non le fosse mai importato. Eppure ricordava benissimo quanta energia e quanto sentimento avesse investito per prima quando bisognava trovare ancora un certo equilibrio nella clandestinità di quella storia, non poteva aver finto per tutto il tempo; e poi, l'aveva vista diverse volte dispiaciuta nel doversi separare, perché quindi comportarsi così?

- E' proprio questo che mi fa andare fuori di me: - affermò lei senza cercare il suo sguardo, - ci ostiniamo a portare avanti una storia precaria come la nostra pensando che passare uno o due giorni nella tua casa in collina possa essere la soluzione a tutto. - Quelle parole le uscirono dalle labbra come un fiume in piena, quasi non si rese nemmeno conto di averle davvero pronunciate dopo averci riflettuto per mesi e mesi.

L'uomo si girò di scatto e i suoi occhi azzurri finalmente poterono osservare quelli castani di lei. Non credeva alle proprie orecchie: davvero gli stava rinfacciando qualcosa che condividevano volontariamente?

- Scusa? - le domandò sorpreso.

- Non è forse vero che, ogni volta in cui discutiamo, mi chiedi di preparare le borse per passare il fine settimana qui? Come se fosse la panacea di tutti i mali, o come se io fossi una bambina che ha solo bisogno della distrazione per non fare i capricci. - Era così esasperata da non rendersi conto di stare esagerando sia nei confronti di lui, che nei propri: quando si lasciava sopraffare dall'agitazione sentiva che il cuore le batteva più forte del solito e doveva respirare più profondamente. I lunghi capelli rossi che le cadevano sulle spalle e sul petto, si alzavano e si abbassavano colpiti dalla luce del sole e mossi leggermente dal vento.
- Allora sai anche essere sincera, oltre che antipatica! E' così: non te ne importa più niente, il giocattolo vecchio ti annoia.

Sentirlo parlare in quei termini all'improvviso la scosse come colpita da un brivido improvviso. Non lo aveva mai considerato un giocattolo, per lei i suoi sentimenti e la sua felicità avevano la priorità su tutto il resto - nel limite del possibile. Mentre l'uomo si allontanava dall'auto per fare quattro passi e fumare una sigaretta, la donna uscì dal veicolo e camminò piano per raggiungerlo. Si sentiva in colpa per essere stata così diretta e sgarbata: spesso le capitava di non saper controllare il proprio istinto e di sfogare la rabbia senza usare la ragione. Pensava davvero quello che aveva detto, non avrebbe potuto negarlo, ma di certo ci sarebbero stati ben altri modi per comunicarlo. Rimase un momento a metà strada a guardarlo, stretta in corto abito marrone coperto da uno scialle a fiori con le frange. Immerso in quel paesaggio di campagna, l'uomo le sembrava ancora più bello: il vento gli spettinava i capelli castani, il maglioncino bianco a rombi le ricordava quello dei ragazzi del liceo che vedeva sempre tornando a casa. Gli si avvicinò da dietro e lo abbracciò, appoggiando la guancia destra sul suo braccio sinistro.

- Scusami... - bisbigliò, sinceramente dispiaciuta.

Lui sbuffò via un po' di fumo dalle labbra socchiuse.

- Hai ragione ad essere arrabbiato con me, non posso biasimarti. Non potrei mai giocare con te, non mi pento né mi annoio di te, di quello che abbiamo insieme. E'... E' stato un momento passeggero... - cercava in tutti i modi di convincerlo, di essere il più accondiscendete possibile per dimostrare di non voler soltanto mettere una toppa. - Torniamo in macchina, finiamo il nostro viaggio, rimaniamo pure in silenzio se lo preferisci.

L'uomo non proferì parola, si limitò a spegnere la sigaretta all'esterno del pacchetto e lo richiuse gettandoci dentro il mozzicone ed espirando via il fumo dell'ultimo tiro. Le sfiorò il braccio che lo stringeva in vita, poi si voltò per poterla guardare negli occhi: avevano un certo bagliore, come quando le lacrime tentano di scendere nonostante gli sforzi per trattenerle.

- Stavo pensando a domani... - cercò lei di concludere, con la voce spezzata - Abbiamo solo un giorno insieme.

- Bisogna cogliere l'attimo, allora. - sentenziò l'uomo dirigendosi con le mani nelle tasche verso la berlina rossa.

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