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Una storia di Franco.frasca.bhae

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LA PIANISTA SULLE COOPERATIVE

Pubblicato il 13 agosto 2015

Chi ha disegnato il quartiere delle cooperative edilizie non ha avuto molta fantasia. Ha tracciato un cerchio di asfalto in piena campagna alla periferia della città all’interno del quale sono spuntati uno dopo l’altro palazzoni che sembrano tutti uguali, che hanno nomi di fiori, di frutti e persino di astri del cielo. Un grande anello tutto bucherellato di finestre e di davanzali dove la gente del paese vive quasi allo stesso modo di tutta la gente del mondo e dove ogni tanto , anche muore come tutta la gente del mondo , senza clamore, senza lasciare molte traccie della propria esistenza. Di giorno quasi tutti vanno al lavoro, i figli si portano a scuola, i balconi si riempiono di panni stesi per asciugare come tante bandiere che garriscono al vento. La sera si accendono mille luci, si mischiano tanti rumori, si accavallano tante voci. Poi quando viene l’estate restano davvero in pochi, di solito i più anziani, quelli malati oppure quelli che odiano il mare e forse anche quelli che non hanno i soldi per andare a villeggiare. Ci si guarda da lontano , dalle proprie postazioni , da dove ci si illude di stare freschi e rilassati come sul ponte di una nave in crociera oppure come affacciati dalla veranda di una baita di montagna. C’è uno strano silenzio, non si sentono bambini giocare nei cortili, i parcheggi delle macchine sono quasi deserti, la signora del terzo piano sta lavando ancora i piatti della cena, qualche televisore indugia ancora a stare acceso con il volume un poco alto. Poi all’ora stabilita , come per incanto tutto si ferma davvero, si attende che il miracolo si ripeta ancora una volta. Tutti si accomodano nei loro palchi riservati, si spengono le luci, il colonnello in pensione del sesto piano si drizza in piedi e tende le orecchie per ascoltare meglio l’arrivo delle prime note. Tutti gli occhi sono puntati sulla Cooperativa Antares, lì al piano terra proprio su quel balcone con la tenda di colore rosso. Finalmente si spalanca , sembra un sipario che si alza. La musica di Mozart apre la serata, poi verrà come al solito quella di Beethoven . La vecchia insegnante di musica, approfittando che i palazzi sono vuoti e quasi disabitati nelle sere di estate, libera il suono affascinante del suo pianoforte a coda dalla stanza in cui lo tiene prigioniero per tutto il resto dell’anno. All’improvviso quella distesa circolare di ferro e di cemento costruita dall’uomo senza bellezza e senza pregio si trasforma in un riservato ed eccelso Salone della Musica e assume la dignità di un grande Teatro dell’Opera. Gli abitanti delle cooperative ascoltano in religioso silenzio la esecuzione delle sonate e quando la signora chiude il balcone e riabbassa la tenda , la salutano con un lungo e appassionato applauso di ringraziamento. Il colonnello quasi ogni sera si commuove come un bambino e di sicuro prega in gran segreto che per lui e per sua moglie quella musica e quella estate non finiscano mai!​

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