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Una storia di angeloranieri

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Ben tornato, Ticky B.

Alla scoperta di Welcome Bakk, il nuovo album di Ticky B per HONIRO

Pubblicato il 08 marzo 2017

Ma è una sfida con me stesso, una missione col destino:

parlare di me stesso per colpire qualcun altro.

E dentro casa piove sempre anche se fuori brilla il sole,

anche i frà ridono sempre, ma dentro c’è un temporale,

un ombrello di parole, non lo ferma un’alluvione

per questo stiamo in silenzio, mentre qua si calma il mare.” (04. Si lo so)

Inizio a mettere in ordine le impressioni che mi ha suscitato questo disco appena finisce questa traccia. Letteralmente, nel senso che in questo momento ho appena tolto le cuffiette e ho deciso che questo disco merita qualcuno che spenda due parole per descriverlo. Ne impiegherò molte di più ma, fidatevi, avrete voglia di ascoltare anche voi quello di cui sto parlando.

Quanti dischi e quanti rappers all’anno escono fuori, direte. Mica posso ascoltare il disco di tutti? Esistono i talent, lì sicuramente selezioneranno roba di qualità, questi rappers sconosciuti lasciamoli ai loro paesini di provincia.

E no, miei cari. Questo disco dovete proprio ascoltarlo.

Non perché è il disco dell’anno, né perché è il disco che rivoluzionerà il rap italiano. E’ un disco in cui rivedersi. Sai, quando ti guardi allo specchio. Non dirmi che non ti piace guardarti allo specchio. Ticky B in Welcome Bakk parla di se stesso, per colpire qualcun altro. Per colpirti. E ci riesce benissimo.

Il rap introspettivo mi è sempre piaciuto, mi affascina, perché quando qualcuno parla di sé, in qualche modo sta parlando per qualcun altro, per chi non riesce a parlare, per chi ha bisogno di qualcuno che lo faccia al proprio posto.

Ticky è la voce di Andrea stesso, il quale senza Ticky non riuscirebbe a gridare ciò che ha dentro.

Ticky è quel ragazzo col cappellino sempre in testa che si nutre di rap, perché il rap è l’unico mezzo che ha per salvarsi.

Perché Andrea, come tanti di voi scommetto, vive in un ambiente che gli sta stretto, e Ticky è la voce che si fa spazio in questo stupido gioco del rap (tanto per citare Salmo) per comunicare qualcosa.

Perché tra fare il rap e vivere di rap c’è un abisso.

E vivere di rap è l’unica salvezza.

23 anni e ben quattro dischi alle spalle. L’ultimo, in ordine cronologico, Apollo, uscito nel 2015 da solista, e tre insieme alla sua Fat Cricca, ovvero Street Album, Persi nello studio Mixtape e Parliamone EP, usciti rispettivamente nel 2010, 2012 e 2013. Con Flavio e Filippo condivide tutto da sempre, quei tre pischelletti che si fanno chiamare Ticky B, Faraone e Any Kaufman sono ormai cresciuti, e i fratelli di sempre non potevano mancare nel suo ultimo lavoro.

Welcome Bakk è stato pubblicato in freedownload dalla Honiro Label (clicca qui per scaricarlo gratuitamente dal sito www.honiro.it), una delle etichette più influenti del rap italiano degli ultimi anni, senza alcuna pretesa e senza il peso di dover fare il botto.

L’unico a esplodere, e liberarsi di tutto, qui dentro, è Ticky. Come una lettera imbottigliata e gettata in acqua, Welcome Bakk viene gettato nel mare di dischi che il rap italiano attuale sforna. E dalla prima traccia Ticky invoca qualcuno (Dio?), pregandolo di mandargliela buona, perché non sa dopo cosa succederà.

Se il messaggio arriverà a destinazione.

In Welcome Bakk c’è un mondo fatto di amicizia, nostalgia, gelo, frustrazione, voglia di rivalsa.

C’è Dio, che ogni tanto sparisce.

C’è la rabbia che emerge quando le cose non vanno.

Senti fuori che freddo che fa.

Pure a casa che freddo che fa.” (03. 19:30)

In Welcome Bakk c’è Okey, perché “anche se tutto ci va male noi diciamo che va tutto ok”.

C’è che in giro ci chiediamo sempre come va, ma sono solo frasi di circostanza, e con frasi di circostanza rispondiamo che tutto va bene.

C’è che ognuno ha i suoi problemi che non condivide con gli altri, perché magari agli altri non interessa.

C’è Solo nei film, un’amara constatazione di come nella vita reale spesso nulla ha un lieto fine.

scusa ma non sono io il protagonista, il finale lo sappiamo tutti”.

C’è Any che coglie come in una relazione già si sa come andrà a finire, che si sta solo recitando una parte di un film che prima o poi avrà una conclusione.

Mi guardi come guardi qualche stupida serie tv,

ti piace come recito dal primo:

tutto bene, tu?

C’è che nonostante ciò le persone continuano a illudersi.

C’è che Ticky è Stanco di tante cose, e in questo lungo elenco non trova più alcun sapore.

C’è che non sanno di niente.

Ho deciso di incontrare Andrea, perché avevo la necessità di parlare con lui di questo disco, di ascoltarlo anche attraverso i suoi occhi e le sue parole. E ho scoperto di aver avuto il piacere di discutere con una persona intelligente e profonda. Ho pensato, dunque, di porgli alcune domande per raccontare ancora meglio questo disco, che non ha un concept particolare ma ogni pezzo è un’espressione di uno stato d’animo, di un disagio o di uno sfogo.

Vorrei partire subito con la cosa che mi ha colpito fin dall’inizio, dal primo ascolto. Nel disco ci sono vari riferimenti ai tuoi genitori, in particolare a tua madre (in 19:30, ad esempio). Insomma, più in generale si evince che è un disco molto introspettivo, a tratti intimo, pessimista per certi versi (in particolare in Bye bye, 19:30, Si lo so), ottimista per altri ("ci riprendiamo ciò che è nostro”). Cosa ti spinge a parlare in modo così intimo in un disco?

"Beh, fin da quando ho iniziato a rappare ho utilizzato il rap come un mezzo di sfogo. Sono uno che parla poco, per esprimermi faccio molto affidamento sulla musica. Ognuno la percepisce a modo suo, ognuno vede, come hai visto tu, la parte in cui si rispecchia di più, in cui ci si ritrova anche in base ai suoi stati d’animo. A me spinge questo: la possibilità di far rispecchiare qualcun altro in qualcosa che sento io."

Sul sito di Honiro lo hai descritto come un disco fatto di alti e bassi. Ma in generale, la tua musica, nasce più da alti o da bassi?

"Da bassi, sicuramente. Nasce dalle cose che non vanno bene, quando sono giù di morale, quando mi trovo in un periodo no, scrivo per sfogarmi, per liberarmi di quei problemi. Scrivo quando ho qualcosa da dire, quando sono incazzato con qualcuno. Invece di scrivere lo stato su Facebook, scrivo una canzone. Tutti mi dicono: perché non scrivi mai pezzi felici?

Semplicemente credo che la gente ascolti la musica principalmente quando sta male, proprio per sentirsi meglio e rispecchiarsi in ciò che ascolta, pensando: cazzo, allora anche lui ha provato ciò che provo io ora."

Bye bye. Arrivederci. Ma da cosa vuoi, o vorresti, andare via?

"Vorrei fuggire via da qui il prima possibile, non ce la faccio più. Questo ambiente mi sta stretto, forse da sempre. Vorrei lasciarmi il passato alle spalle, uscire dal quartiere e puntare più in alto, conoscere altre persone, altri ambienti, cambiare le carte in tavola. Spero di dire presto davvero bye bye."

Sembri un tipo nostalgico (in Bye bye dici: cosa darei per tornare a quei tempi, pazzi sedicenni per la strada, senza soldi e l’estate in città, ci bastava poco, sempre sorridenti, solo ora capisco quanto valeva un giorno coi miei frà; o in pezzi come Ci bastava poco e Finirò), ma… preferiresti tornare indietro, come scrivi spesso nei tuoi testi, o infondo la tua vita attuale tra musica e palchi ti piace?

"Mi piace, ma tornerei indietro per essere più spensierato, come chiunque credo. Rivivere quei periodi in cui non hai nulla a cui pensare, in cui a casa non ci sono problemi. Dove bastava poco, insomma. Si stava meglio quando si stava meglio, da me si dice così. Segnatela questa eh. (ride, n.d.a.)"

In 19:30 dici “sento ancora il freddo della sveglia delle 7 per andare a lavorare insieme a quelle merde, rinunciare alla mia vita”. Si avverte un senso di frustrazione per il lavoro che al giorno d’oggi ci opprime. Rivedo molto Rap in vena di Fabri Fibra in queste rime. Quanta influenza c’è nella tua musica di un disco come Mr. Simpatia, e quali artisti in particolare influenzano la tua scrittura?

"Fabri Fibra è stato forse il primo rapper che ho ascoltato, anche se la sua musica non mi ha mai influenzato particolarmente. Mr. Simpatia mi è sempre piaciuto, lo ascoltavo, ma non mi ha preso così tanto da dire: mi ci rivedo in questo disco. Gli artisti che mi hanno influenzato di più sono stati sicuramente Asher Kuno e Jack The Smoker. Adesso, se devo dirti la verità, cerco di non ascoltare il rap italiano e ispirarmi piuttosto ad artisti come Antonello Venditti o Marco Masini, che secondo me sono come poeti di strada, raccontano le cose come sono, come capitano. Un po’ ciò che cerco di fare io adesso, attraverso il rap ovviamente. Come sonorità mi ispiro molto di più ai rapper americani. Se vuoi essere te stesso, se vuoi essere Ticky B e non la copia sputata di un altro rapper non devi farti influenzare dagli altri."

In questo disco ho trovato confusione religiosa. Da un lato ci trovo perdita della fede (“non ci credo che c’è Cristo da là sopra che mi guarda, mi protegge solo questa giacca che c’ho addosso”), ma nell’ultima traccia dici “per questo mi sono chiuso in me stesso ed ho pregato Dio”. E’ una sorta di confessione per ciò che hai sparato qualche traccia prima?

"Diciamo che anche la mia fede subisce alti e bassi. Magari in certi momenti cerchi la forza da parte di qualcuno, una figura divina, in altri momenti quando vedi che tutto va a puttane inizi a credere solo in te stesso e in ciò che hai intorno, nelle le persone che ti circondano. Ti accorgi che hai solo quello. Ho tutto un mio immaginario sulla religione, credo in un Dio, o comunque in qualcosa che va al di là di noi esseri umani, che a volte ci assiste, mentre altre volte devi aiutarti da solo e darti la forza e il coraggio di andare avanti."

Ho notato che anche tu come tanti altri ti stai avvicinando alla trap (“questo suono ci ha dato alla testa a tutti”), ma in questa ondata di dischi composti prettamente da suoni trap, nel tuo si trovano ancora sonorità hip hop classiche pure. Si lo so a mio avviso è l’esempio perfetto, il beat è pazzesco. A proposito, dove lo hai preso? E, infine, hai intenzione di avvicinarti sempre più alle sonorità trap o rimarrai fedele ancora per molto a questa tipologia di beat?

"Il beat è quello di “From Time” di Drake con Jhené Aiko, un pezzo del 2013 contenuto nell’album “Nothing Was the Same” di Drake. Guarda, nonostante qualche sonorità trap che inevitabilmente ho inserito, per la maggior parte questo è un disco ricco di sonorità classiche dell’hip hop. A me piace mantenere sempre le linee generali classiche della sonorità hip hop. Purtroppo non avendo un produttore devo adattarmi a quello che trovo, il mio desiderio è trovare un produttore e crearmi un suono mio che potrà sicuramente contenere sia qualcosa della trap, sia suoni classici o la tecnica del campionamento ad esempio. In questo disco volevo rappare, quindi ho usato i beat che mi piacevano, non sono stato a guardare quello che era trap e quello che troppo classico. Che poi fanno parte entrambe della stessa cosa fondamentalmente.

Dal prossimo disco si vedrà cosa combinerò, non lo so ancora, fatto sta che non sono proprio un fissato della trap, né più in generale mi piace farmi prendere troppo da una moda. Se posso, faccio il mio. Se spacchi gli schemi, e piaci, hai nel tuo piccolo creato il tuo capolavoro. Magari porti tu un nuovo suono, come ha fatto ad esempio Salmo in Italia. E’ stato uno tra i primi a portare un nuovo suono al grande pubblico, così come Sfera Ebbasta ne ha portato un altro. Anche se qualcun altro magari già lo faceva, Sfera lo ha fatto nel modo migliore, cioè ha ottenuto la visibilità giusta e ha spaccato tutto."

Ultima domanda. In Finirò dici: non credo nell’amore e non credo in quello che dico.

In cosa credi?

"Cazzo, becchi tutto. Beh, se in un pezzo dico una cosa, magari in realtà non è vero che ci credo così tanto, magari poi mi pento di averla detta. Come quando dici di amare una donna, non sempre ci credi davvero, a volte sei solo trasportato dal momento. Poi tutto finisce.

Credo a quello che scrivo in quel momento, magari un attimo dopo già non ci credo più, ma il solo fatto di scrivere vuol dire che sto credendo in qualcosa.

Sono felice che il disco stia piacendo, e ringrazio vivamente quelli che lo stanno scaricando e ascoltando. Credo in questo mio obiettivo che è la musica. Il mio obiettivo è quello di avere un pubblico a cui parlare, che arrivi il mio messaggio, tutto qui. Ecco, credo nel mio messaggio."

Volevo rassicurarti che il messaggio è arrivato.

Che qualcuno te la mandi buona, Andrea.

Download gratuito di Welcome Bakk: http://www.honiro.it/download_ticky-b-welcome-bakk.html

Facebook: Ticky B

Youtube: FAT CRICCA

Instagram: tickydibiya

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