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Una storia di Raffaele

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Santo Patrono

Cronache Vesuviane

Pubblicato il 29 giugno 2017

La signora Carmela avanza adagio lungo la strada appoggiandosi al suo bastone.

La signora Maria, incrociandola, si ferma a salutarla.

“Zì Carmè, aro’ v’ njate?” .

(Zia Carmela, dove andate di bello?)

“A mess’. Ogg’ è San Gennar’. L’ann’ che vvene, chissà si c’o bberimm’!”.

(A sentire la messa. Oggi è San Gennaro e chissà se l’anno prossimo saremo ancora qui a festeggiarlo!)

“Ehhh! Ma c’ so’ sti parol’! Pe cient’ann’! Pe cient’ann’!”.

(Ma dai! Che discorsi fate! Per cento anni! Per cento anni!)

La signora Carmela alza il bastone e comincia a picchiare la signora Maria.

“All’anima’ ra’ schifosa!”.

(Donnaccia che non sei altro!)

“Uè! Zì Carmè! E c’ aggio’ ritt’ maje!?”.

(Ehi! Zia Carmela! Cosa avrò detto mai!?).

“Je teng’ cient’ e tre ann’! E pe’ tè avev’ murì tre ann’ fà!”.

(Io ho cento e tre anni, dunque, secondo il tuo auspicio, dovevo morire tre anni fa!”)

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