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Una storia di angelaaniello

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Essenziale 2049

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2049 SOLI

a fabbricare luce grande

Pubblicato il 30 novembre 2017

Quando mi strinsi nel mio mantello ancora non avevo percepito l'aria brumosa che avvolgeva la nera figura che avevo di fronte. Raggrinzii la fronte più volte e sudai freddo. Nè potevo immaginare l'impronta che quell'incontro avrebbe lasciato nel mio cuore già provato dalla fame di amore nel mondo.

Era strano aver perso i contorni delle cose e delle persone. Tutto cigolava dentro e fuori come colpo di vento e il tempo sembrava liquefarsi in una dimensione strana e appiattita.

Eravamo nel futuro tanto agognato e di felicità neanche l'ombra.

Gli uomini? Larve o maschere languenti, mille autunni o inverni da rincorrere senza più primavere.

-Cosa vuoi da me? chiesi in tono perentorio e secco.

Silenzio assoluto in un gelido riflesso.

Non potevo cogliere i suoi occhi e non distinguevo i lineamenti del suo profilo. Mi dava le spalle e un principe questo non poteva accettarlo.

Fu un lampo o un abbaglio ed ebbi l'intuizione.

"E giungerai a un punto in cui sarai straniero a te stesso, vomitando l'azzurro che ancora ti sgomita dentro"

Aveva detto esattamente questo il viandante che avevo soccorso in uno dei miei voli sulla Terra.

Strinsi i pugni e capii che dovevo masticare le parole a denti stretti, per non farle scivolare via da me per sempre.

-Coooosa vuoooooi?

L'eco sprofondava in un vuoto pauroso, quello cui mi ero quasi abituato se non fosse che la rosa mi mancava terribilmente e nelle mie lunghe meditazioni avrei voluto somigliarle appena.

-Avrà un nome il dolore senza età e senza misura in un oceano di pianto. Gli uomini, simili a pecore, se ne infischiano della storia e dei suoi drammi, non hanno colore gli sguardi e sono vecchi dentro alla nascita. Vecchi, vecchissimi, vecchissimissimi!

Tuonò d'un tratto piroettando più volte e tracciando cerchi che mi stringevano sempre più in un vortice angosciante.

Feci per osservare che le pecore, se guidate, potevano vincere il vento quando, come sberleffo, il suo ghigno impietoso non lasciò scampo.

-Sono io la nuova regina e nessuno può nulla contro il mio potere. La Morte è una danza lenta verso l'abisso.

Scomparve e raccolsi tutte le mie forze per rialzarmi.

La Terra era il pianeta delle erbe cattive e inquinate, dei cuori disfatti, dei sorrisi prosciugati, dei soli pallidi e stinti e dei pigli di nuvole inferocite all'orizzonte.

-Se amerai i semi, trapasserai le radici!

Me lo aveva insegnato lei, la mia rosa ma nel mondo di quaggiù l'avevano dimenticato e sfornavano grandiose invenzioni scaricando la bellezza.

Cosa potevo aspettarmi? Cosa? Non ero fatto per le malinconie o per le distrazioni, ero un principe felice e non mi ricordavo come potesse procedere la felicità in mezzo ai rivoli d'ombra.

"... E dovrai aspettare i colori dopo il crepuscolo e spostare le spine meditando salvezza..."

Ancora lui, quell'uomo rugoso e stanco continuava a riempirmi le orecchie di cicalecci preziosi e cercavo di svitare il peggio che scorgevo per acquietarmi.

2049 Soli erano sempre meglio di uno a fabbricare luce grande e, se le addizioni funzionavamo, aggiungere occhi a occhi era come risvegliare le pecore addormentate.

Avvertii una scossa brusca e avvolgente.

L'amore non poteva essere il paese delle lacrime, mi disturbava solo il pensiero.

L'alba stava schiarendo il paesaggio e mi accinsi a riprendere il cammino.

Partire era ricominciare a prepararmi alla bellezza.

Fu allora che le vidi in gruppo.

Nude, livide, storte nelle membra appesantite da insivibili zavorre.

Mi avvicinai a loro incuriosito.

-Siamo le invisibili, confessarono percuotendosi i seni .

-Invisibili? Ma io vi percepisco, vi vedo...

-Tu, Principe a cui tutto si rivela, ma alle pecore no...

La faccenda stava diventando complicata.

Dopo la Morte dell'anima stavo incontrando altre creature da consolare.

-Virtù. Rispetto, Amicizia, Perdono, Pace, Speranza... Non ci riconosci?

Avrei voluto tornare bambino e perdere petali poco alla volta, piuttosto che sfogliarmi tutto e tutto intero.

2049 Soli e 2049 mani avrenbbero aggiustato il mondo scombussolato?

-Non aver fretta!

La rosa era davanti a me tendendo le braccia nel rumore metallico della malinconia che mi torturava.

Provai a correrle incontro ma ero bloccato.

Il cuore batteva a finestra e, pur frugando fra i ricordi, non ne afferravo il tepore.

2049 Soli e 2049 mani e 2049 piedi potevano essere una direzione, no?

Stetti zitto a versare lacrime. Forse, svuotandole avrei avuto meno paura. Forse le pecore si sarebbero svegliate! Forse i passi dovevano essere piccoli piccoli per poi diventare grandi.

Forse!

E la spazzatura non avrebbe offuscato il cielo e le schifezze si sarebbero riassorbite per non puzzare.

Forse!

E, di colpo, avrei sentito l'estate che una volta mi piaceva tanto e non mi faceva sentire solo in mezzo al grano biondo e al suo profumo.

Forse, non scrivere la fine era l'unico modo per correggerlo sempre il mondo!

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