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Una storia di TonyErrico

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E ci sciogliemmo al sole

ogni amore merita la sua storia

Pubblicato il 23 settembre 2017

Febbraio 2014

Un tranquillo paesino della Provenza sulla costa Francese.

Saint Raphael, è lo scenario di una storia d’amore, tra un giovane , e una donna in carriera. L’amore, padrone del cuore, ferma il tempo, quel tempo che l’uomo , non riuscirà mai a fermare.

E ci sciogliemmo al sole

L’inverno rigido gelava le mani.

All’alba m’incamminavo solo ,coi primi pensieri. 1°

Quei vicoli stretti , accompagnavano in silenzio e sognanti la mia strada, le case come posate sulle mie spalle,(come ammantato dalle case) solo, come sempre, solo i miei passi , solo col fumo di sigaretta che quasi sembrava s’allontanasse tutte le volte che aprivo bocca per respirare.

Il preludio di una giornata qualunque, i miei quarant’anni cominciavano ad andarmi stretti, l’unica cosa che fortunatamente non mi mancava era il lavoro, un eterno deja vu, alla “catena” i giorni uguali ai giorni.

Ma quella mattina ,qualcosa di diverso....un brivido, una scossa...fra la nebbia che schiariva la vidi!

Come una musica, come l’odore di cioccolata calda, come il tepore di un camino e come le meraviglie del mondo che ho incontrato sulla mia strada, la vidi! Bella coi capelli lunghi raccolti da una farfalla , rara d’inverno, avvolta in un cappotto scuro che nascondeva tutto, come uno scrigno fa col suo tesoro, l’odore suo mi entro nella testa, era una fragranza che sapeva di mare e fiori colorati, la mia testa cominciò a girare e a vagare, perso sulla mia strada, l’unica che conoscevo.

Feci di tutto per avere la sua attenzione, al punto tale che lei mi sorrise, quasi a volere ammettere della riuscita. Timido e confuso, certo che i miei quarant’anni erano spariti di colpo, sembravo un giovincello alla prima bordata, ” provincialotto” mi ripetevo, sperando che lei non avesse fatto caso al mio crescente imbarazzo. Mi chiese della fermata dell’autobus con voce tremolante dal freddo, addolcita dal tepore di una sciarpa, , le feci un cenno ,quasi a voler dire di seguirmi, vidi il suo sguardo che veniva fuori dalla sciarpa, assecondarmi. Qualche centinaio di metri e poi dietro l’angolo, come d’incanto una pensilina , stile francese belle èpoque e una bella panchina, di certo non comoda, il freddo l’aveva gelata. E su quella panchina scomoda e gelata, nell’attesa ci parlammo. Non era delle mie parti, veniva dalla città, l’improvviso peggiorare della salute della zia, l’aveva portata a Saint Raphael. Quella mattina doveva raggiungere la città vicina per delle commissioni urgenti, forse per mia fortuna, forse il caso chissà, comunque eravamo vicini da estranei, presi col nostro parlare. Sophie, questo il suo nome, veniva da Parigi, capitata dalle mie parti, ad accendere il mio piccolo paesino, col suo sorriso, ci trovavamo sulla costa francese, Saint Raphael nella provenza ,e io non ero un pescatore, lavoravo ina una fabbrica di metalli, catena di montaggio, qui bisognava aspettare l’estate per vedere la vita. Sophie, quasi non smetteva di parlare, sembrava quasi ci conoscessimo da tempo, fu il clacson dell’autobus ad entrare nel nostro discorso, quasi da terzo incomodo e noi ridemmo. Salì sull’autobus e le porsi la mano per aiutarla a salire, c’era poca gente a quell’ora del mattino, ci sedemmo e continuammo a parlare, parlare. Mi sentivo a mio agio come non mai, anche Sophie col suo parlare dimostrava interesse e curiosità, tra una fermata e l’altra, Sophie scopriva la città e io scoprivo lei. Mi racconto di lei, del matrimonio andato e di quello che cercava, quasi a esser intimi noi ci dicemmo tutto, senza pesare il tempo il viaggio cominciò. La gelida mattina scomparve come d’incanto seguì la primavera , furono giorni e giorni, e solo noi scrivemmo le pagine del libro, quasi a voler per forza rubarci tutto il tempo, neanche il lutto ci fermò, purtroppo la zia di Sophie non c’è l’aveva fatta, e noi eravamo ancora, anche dopo quel tempo, insieme nell’inverno .Furono giorni indescrivibili , momenti interminabili , che rubavamo al tempo, quasi come a fermarlo, con la paura e l’ansia di chi non sa il domani. Sophie, portò l’amore e m’insegnò l’amore, io la lasciavo fare, scoprendo in ogni giorno, ciò che non conoscevo, leggevamo insieme le poesie, Jacques Prévert era il preferito, “Questo amore” “Cet Amour”, ci descriveva in pieno.

Serata insieme 2°

Il primo vero appuntamento con Sophie ,in una sera di gennaio, il freddo era pungente, al punto che dalla strada , mentre si passeggiava, si vedevano i comignoli fumare in corteo. Il Natale ormai era passato da qualche giorno, ancora qualche luce era rimasta, sola a respirare a intermittenza, orfana tra il cielo e la terra ,di quella festa, ci svelava il panorama, potevamo scorgere dal porto, la cupola della Basilique Notre Dame de la Victoire, le barche ,come pettinate dalla corrente, erano ordinatamente ancorate, c’era solo qualche pescatore a riparare le reti , lavorava in silenzio.

La nostra passeggiata, noi ,mano nella mano, il vento del mare soffiava sulle facce, a farci sentire il sapore della salsedine sulle labbra che pizzicavano.Sophie, un uragano di storie, io l’ascoltavo col sorriso stampato sul viso, ero felice, eravamo felici. L’amour c’est comme un jour, si suonava alla radio, il mercante distribuiva musica insieme alle castagne, l’odore era buonissimo ma....Sophie venne attratta dalle luci colorate della giostra, che lampeggiavano e giravano, chi non è attratto da “le Carrousel”, la famosa giostra dei cavalli? Come una bambina, corse , indicando il suo cavallo, cantava Mireille Mathieu, Qu’elle est belle, bellissima, ero cresciuto con quella canzone, mi echeggia ancora nei pensieri, Sophie salì sul cavallo bianco, aspettava il suo cavaliere, mi avvicinai a lei, girammo insieme, le tenevo la mano e la guardavo negli occhi, così lucenti come la luna , brillanti di stelle che riflettono dal profondo mare verde, quel colore nei suoi occhi era unico, come nella loro stravagante unicità erano i riflessi delle luci colorate che si rispecchiavano nel verde, fino a riempire i miei occhi.

Girava , girava la giostra e noi con l’innocenza dei bambini, perdevamo i peccati e riscoprivamo l’amore puro, mai e poi mai, avrei immaginato che tutto questo fosse stato possibile, reale, vero...

Quando le stelle cominciarono a essere più visibili nel cielo, anche la fame cominciò a farsi sentire, decidemmo di mangiare sulla Promenade, un piccolo e caratteristico ristorantino, ai piedi del porticciolo ,noto per il suo pesce fresco, incantevole, l’aperitivo con le prime bollicine che arrivavano alla testa, il pesce grigliato, servito con una crema di carciofi e patate , il vino rosé , tutto era ottimo, Sophie aveva una faccia sorpresa, si disse meravigliata dalla preparazione dei piatti, il fiore all’occhiello fu il dolce, un tortino di cioccolato caldo con cannella e zucchero a velo che ,solo il profumo ci lasciò rapiti, era veramente straordinario, la cannella ci pervase i sensi, sentii un brivido che mi attraversò la schiena, Sophie gustava il dolce in silenzio, i suoi occhi... parlavano. La mia prima serata con Sophie, colmò un vuoto che mi portavo indietro da anni, il mio cuore sconcertato e ribelle , voleva esplodere, quasi uscire fuori per gridare, ero sicuro... Sophie, era l’amore.

Verso casa 3°

Eravamo stanchi, stremati dal ridere e da tante emozioni, un brindisi ancora e poi si va, aiutai Sophie a indossare il soprabito, anche se l’avrei portata fuori con il suo cortissimo vestitino, indossò il cappellino e andammo, era circa mezzanotte, la luna era all’apice della sua ascesa, illuminava riflettendosi una parte del mare, che si inseguiva fino a infrangersi sulle rocce del porto, uno spettacolo impressionante, le barche dondolavano in solitaria, il pianista di un locale antistante ,concludeva la sua serata con una dolcissima “ She” solo note, come una ninna nanna, i cavalli dormienti, si riposavano dopo un carosello interminabile, lasciai Sophie alla piazzetta, ci saremmo rivisti l’indomani, le strinsi le mani, senti la sua fragilità, e mi persi in quel bacio della buonanotte ,al sapore di cannella e zucchero a velo, sento ancora il profumo, Sophie, mi attraversò l’anima...buonanotte !.

L’amore 4°

L’indomani arrivò con un timido sole, ci rincontrammo con la sera ancora negli occhi, Sophie mi chiese di essere accompagnata alla Basilica.

Andammo insieme, sguardi, candele, silenzio e preghiere, la donna che aspettavo da tempo era lì. I giorni scorrevano come acqua al fiume, tutto era sempre così semplicemente unico, la voglia di parlarci, di scoprirci, nel pieno rispetto delle parti, ma c’era qualcosa che non capivo, speravo che Sophie da lì a poco, si sarebbe svelata senza omissioni...

Non ci credevo, e non ci credo ancora, Sophie, mi chiese di accompagnarla a casa , quel giorno pioveva, gli ombrelli cedettero alla pioggia, che si impadronì di noi. Fradici e tremanti, mettemmo piede dentro casa, era la prima volta che entravo in quella casa, sembrava abitata a metà, o meglio, non vedevo vita attorno a me, eppure, la compianta zia aveva abitato per anni quella casa, non feci domande, non volevo suscitare fraintendimenti, e poi, vederla inzuppata fradicia ,mi faceva sorridere, sospirai... gli occhi si incrociarono, si fermarono, il cuore come di soprassalto cominciò a battere forte, le parole restavano mute, si bagnarono le labbra, e quello stato di mancanza d’aria prese il sopravvento, Sophie si avvicinò, senti le sue mani accarezzarmi il viso, negli occhi suoi affondai i miei, mi sfilò il maglione e prese a baciarmi, bocca sulla bocca, come un vortice , i nostri respiri si accarezzarono, e mentre le mani si cercavano, i corpi arroventati dal sangue che infuocava nelle vene si avvicinarono, uno scambio ripetuto , un’osmosi irrefrenabile, la bocca a perdersi in ogni angolo nascosto di lei, la testa girava, interminatamente ci scambiammo i nostri sapori, nudi , dopo pochi minuti, pronti, per regalarci i nostri corpi, lei... era finalmente mia.

Tutto il pomeriggio, fino a sera, insaziabili ,avidi, la bramosia abitava tra quelle mura, non finì mai il desiderio, e ci perdemmo in lacrime, quelle di gioia, che non racconto, perché nessun poeta, scrittore o altri, per quanto sapienti e illuminati, troveranno giuste parole per tale, sublime , capolavoro dell’amore.

L’addio 5° parte

Dopo quel pomeriggio, dopo l’amore, non vidi Sophie, due lunghi giorni, nascosti nel mistero, in tante domande che mai trovarono risposte. Lei mi sembrò strana, presa da qualcosa che l’affliggeva, mi disse vagamente che era stata in città, impegni improvvisi l’avevano trattenuta...

Ero felice, non volevo chiaramente , con domande inopportune ,irritare lo stato d’animo della mia dolcissima, Sophie, era davanti a me, provata, dai suoi occhi scaturì un profondo senso di vuoto, e come se l’anima fosse andata nell’oblio, la sentii perduta e piccola, la mia donna, come una bambina, mi strinse e pianse, nel guardarmi dentro gli occhi accennò a un silenzio chinando il capo ,quasi a perdersi tutta intorno alla mia vita, incredulo, rimasi zittito e accompagnai l’abbraccio.

La sera, ci salutammo con un sorriso e un bacio che non dimenticherò mai, mi disse solo ...

“ A domani.. Amore” ,

quel domani che non venne mai, che non c’è mai stato.

Ritornai alla casa dell’amore, dopo qualche giorno, era chiusa, bussai più volte, vuota e silenziosa, tutte le paure del mondo ,mi assalirono, dov’è Sophie?, smarrito nella mia vita,non sapevo dove cercare, cosa sapevo di lei, della ragazza di città, della Mademoiselle de Paris, che sapevo dell’amore?... “Cet Amour” mi passò improvvisamente nella testa:

Questo amore

Così violento

Così fragile

Così tenero

Così disperato

Questo amore

Bello come il giorno

E cattivo come il tempo Quando il tempo è cattivo

Questo amore così vero Questo amore così bello Così felice

Così gioioso

E così beffardo

Tremante di paura come un bambino nel buio...

L’inverno ormai trascorso, il primo tenue sole di primavera portò i primi fiori che coloravano la città, l’odore del mare e di fiori colorati mi esaltava, lacerandomi alla testa, non era il mio Sophie. Errante e solo, giravo la città, andai persino a pregare Nostra Signora della Vittoria alla Basilica, non ci fu miracolo, non bastarono lacrime e preghiere. Portavo nei miei giorni, il viso di Sophie, maledicendo le mattine gelide d’inverno.

I miei passi vigorosi, mettevano in luce il mio risentimento, la gente, quasi mi scansava per strada, fu repentino il mio tornare quieto, quasi lontano dall’ossesso, fu quel viso familiare, quella donna, che tanto somigliava alla mia Sophie, occhiali scuri, un abito nero, e tutta l’eleganza che contraddistingue chi arriva dalla città. Cercai di capire, a debita distanza, la seguii, imboccò il viale alberato, poco distante dalla piazzetta, dove spesso mi salutavo con Sophie, si diresse verso la casa della mia amata, apri la borsa e tirò fuori delle chiavi , erano quelle di Sophie, ma allora...

Chi è?

Cosa ci fa qua, cosa cerca?

Mi precipitai senza pensarci, bussai alla porta, e quando aprii, tra mille interrogativi e gli occhi persi ,

le chiesi: Lei chi è?

Mi guardo stranita, quasi impressionata Rispondendomi : Mi scusi, ci conosciamo?

Mi presentai dicendogli il mio nome , Piacere.. Jean.

Dal viso capii che il mio nome ,non era assente nei suoi pensieri.

Gli dissi della sua somiglianza con un amica che si chiamava Sophie, che era sparita da qualche mese,

il suo viso si impallidii , restò in silenzio per un attimo e, mi invito ad entrare, in un istante i suoi occhi si erano immersi nelle lacrime, mi fece accomodare, e io, cominciai a parlare, gli raccontai di Sophie, della zia, lei mi sorrise, con aria materna, si avvicinò e mi raccontò dell’amore, il suo amore, l’unica figlia sua.

Non c’era una zia, Sophie ,era venuta a Saint Raphael, per un breve periodo di vacanza, aveva bisogno di ritrovarsi, di respirare aria pulita, iodio, purificare lo spirito, ritrovare se stessa, mi parlò della sua unicità, del suo lavoro e di quanto fosse cambiata la sua Bambina, al ritorno da Saint Raphael, mi disse che le sembrava avesse avuto un miracolo, “ Ho avuto la percezione di un miracolo” mi disse,

“Era quasi irriconoscibile, lei, con quel carattere insopportabile, opportunista, asociale e determinata, era diventata la dolce bambina che per anni avevo amato”,

e continuando ininterrottamente a parlare, con le lacrime che nascevano senza fine.. mi disse :

“ Dovevo capire! Cercare, cosa realmente avesse cambiato Sophie, cos’era e chi era il misterioso uomo che la mia bambina teneva segretamente chiuso nel cuore... Capire , chi ,mi aveva ridato la mia dolce bambina!” e singhiozzando, continuò... “ Sophie, è ritornata piena di vita, con la gioia nel cuore, non la vedevo così da anni, mi ha raccontato di questo posto che mette la pace nel cuore e risveglia la vita, che nessun posto al mondo gli ha vestito così l’anima, era felice.. la mia bambina”.

Cercavo di capire, seguivo passo passo, senza perdere neanche una virgola di quello che diceva, non avrei però voluto ,sentire questo...

“Lei il mio angelo, era malata!”

Non volevo credere a ciò che arrivava con voce flebile, alle mie orecchie.

Mi rifiutavo di credere a tutto ciò, quasi a contraddire quella signora, molto garbata.

“ E’ ... (singhiozzando) andata via felice...”

Dio, ebbi un attimo di esitazione, forse di perdizione, come una lama che attraversa il cuore, trovandolo ghiacciato, si spezza all’impatto...

Di colpo, il silenzio, il dolore straziante, un urlo che coprì i rintocchi delle campane .

Erano le cinque di un pomeriggio di Provenza, il sole tenue si nascose per il dolore, i profumi nell’aria, quasi timorati non vollero diffondersi, si ritirarono in fretta, lasciando l’odore acro, del patimento.

Soffocai le lacrime, un dolore attanagliò il mio cuore, una morsa stringente di spasmo e sofferenza.

Mi avvicinai a quella Donna che chiedeva un abbraccio, per rivivere ciò che la sua bambina aveva lasciato in me, l’infinito amore di chi ha cercato per una vita intera, di chi prima di arrendersi, ha lottato fino allo spasimo, fino all’ultimo respiro, prendendosi con rabbia e con tutte le forze , ciò che la vita le aveva sempre negato, perché crudele e assurda, nasconde in ogni suo sentiero inesplorato, qualcosa di inaspettato, la speranza! non bisogna perderla mai.

Questo avevo imparato dalla dolcissima bambina di città, che fatta donna, aveva girato il mondo, in lungo e in largo, prima di

fermarsi in un piccolo paese di mare, per prendersi e dare l’amore, che non c’era stato dato.

All’alba, in quel inverno rigido trovai il mio Amore, non c’era il sole,

non c’erano fiori,

non c’erano gli odori,

E lei me li portò. Addio...

mia dolcissima Sophie.

grazie di cuore a chi mi ama.

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