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Una storia di Nikolay

Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto

Recensione del primo libro di Danilo Cappella

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Pubblicato il 10 maggio 2018 in Recensioni

Tags: calcio tifoso diario napoli realmadrid

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PREMESSA

Ringrazio innanzitutto Interwine per essermi ritrovato con questo volumetto tra le mani. Parto subito col dire che mi ha incuriosito dal primo momento (a cominciare dal titolo), portando come conseguenza naturale ad una lettura completa nel giro di un paio d'ore, giusto il tempo di tornare a casa in treno.

Una cosa da non dare assolutamente per scontata, considerando la mia "malattia": aver avuto la sfortuna di nascere juventino a Napoli, un "difetto" che ho cercato di marcare qui con tanta ironia (forse neanche troppa).

Ma come dicevo, l'autore è stato capace di coinvolgermi fin da subito, sicuramente sapendo far leva sulla grande passione che ci unisce, pur tifando rispettivamente due squadre che si amano ben poco.

Questo già la dice lunga, ancor prima di cominciare, sulla qualità del prodotto. Anche se, devo pur ammettere che qualche difetto qua e là l'ho trovato comunque, pur cercando di non farmi condizionare dalla "bandiera". Andiamo però per gradi...

Se l'amore vi fa paura e vi spaventa // se il dolore e il tradimento vi angosciano // allora non andate avanti // perché questa è una storia d'amore // ma intensa // tanto [...]

INTRODUZIONE

Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto è un libro scritto da Danilo Cappella ed edito da LFA Publisher, uscito (sia in digitale che in cartaceo) nel novembre scorso, e rimasto in cima alla classifica di IBS per le prime settimane. L’opera, abbastanza contenuta (82 pagine), non tradisce per niente il connotato di “diario” a tutti gli effetti, apparendo come recipiente dove l’autore ha avuto modo di raccontare della sua esagerata (e qui, se lui stesso dovesse leggere, potrebbe storcere il naso) fede calcistica verso il Napoli. O questo almeno per chi, tale ambiente, lo vede da una prospettiva più distaccata.

Già dalla copertina le cose appaiono abbastanza chiare: l’immagine amatoriale, probabilmente scattata dallo stesso Cappella dagli spalti, richiama il momento in cui l’intero stadio partenopeo è impegnato ad intonare l’inno della Champions League prima del fischio d'inizio di Napoli-Real Madrid, ottavo di ritorno della competizione disputatosi il 15 febbraio 2017. E proprio questa partita rappresenterà il focus della storia.

Il titolo è, di per sé, tutto un programma: con ironia anticipa un finale mancante di happy end, ma che ad ogni modo pare essere la cosa meno importante di tutte. Perché se decidi di amare certe squadre, il risultato del campo conta poco.

Un estratto di pag. 43 del libro.
Un estratto di pag. 43 del libro.

ANALISI

Lo scrittore utilizza, tranne rare eccezioni, la prima persona, con l’intento di trasmettere nel migliore dei modi l’appartenenza ad una certa categoria, se vogliamo, sociale: quella del tifoso. Ma del tifoso vero, non quello occasionale. Una distinzione che vediamo sottolineata fortemente in vari punti. Un concetto ripreso, fondamentale, da tenere sempre a mente quasi per giustificare determinati atteggiamenti (quelli del supporter “verace”) all’apparenza esagerati, come dicevamo poc’anzi.

Più che sulla cronaca delle partite, l’autore si concentra sul racconto delle emozioni, le ansie, le preoccupazioni vissute prima e dopo i match, perché è questo che il diario si prefigura di trasmettere fin da subito.

Persino la prenotazione di un biglietto ("IL" biglietto, per eccellenza) online, diventa narrazione di serio e faceto insieme, di paradossale ma tremendamente importante al tempo stesso.

Da sottolineare, è inoltre la ricorrenza di termini gergali derivanti dalla lingua napoletana. Questi servono a rendere più evidente un approccio, all’apparenza, elementare. Un approccio che invece, a veder bene, sembra fortemente voluto da Cappella, ai fini di creare con il lettore un senso di familiarità, vicinanza. Lo scrittore non si sforza per niente di sembrare ciò che non è, evitando l'uso di parole difficili o concetti troppo astratti, e lui stesso lo riconosce ampiamente nel corso delle pagine. Punta ad essere sé stesso, senza alcuna maschera.

A rendere il tutto più piacevole si aggiunge l’alternanza, nel testo, di citazioni famose. Su tutte la memorabile scena di Massimo Troisi e Lello Arena tratta da Ricomincio da Tre e riguardante il “Miracolo Miracolo” e “miracolo”, che è ovviamente un chiaro riferimento al titolo. Per chiudere, è da mettere in risalto anche l’utilizzo continuo di flashback. La non linearità del racconto contribuisce a far perdere quello che sarebbe stato un senso di monotonia, sostituito da una grande dinamicità. Un salto continuo da Frosinone a Londra, passando per Torino e Madrid, senza mai perdere di vista l’obiettivo.

- Ma quello proprio perché il miracolo è così difficile si sta concentrando, perché il miracolo è difficile, è più difficile... // - Ma stai zitto! Perché, ci sta il miracolo difficile e il miracolo facile? I cento punti e i cinquanta punti... se è miracolo è miracolo... il miracolo è uguale per tutti quanti... perché allora la gente quando succede un miracolo, tutti quanti urlano "Miracolo Miracolo!"? Hai mai visto uno che succede una cosa e dice "uh miracolo", perché è un miracolo da cinquanta punti? // - No, no! Ci sta il "Miracolo Miracolo" e il "miracolo"...

La genuinità della storia sta proprio in questo. Cappella si denuda delle sue debolezze, mettendo in risalto anche (soprattutto?) i momenti di delusione, tristezza, frustrazione che si vivono quando la propria fede riguarda una squadra che non è storicamente abituata ai grandi successi. Eppure, il far trasparire come dopo una sconfitta l'amore rimanga intatto, è forse un pretesto in più per marcare quel senso di distacco dal tifoso delle “partite di cartello”, assai criticato e che sbuca fuori solo in certi frangenti della stagione, per poi far finta di niente in caso di risultato negativo.

Il diario si chiude con un tributo doveroso a Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, il vero artefice di quella che, secondo numerosi addetti ai lavori, è stata a tutti gli effetti una rivoluzione nel mondo del calcio italiano (il cosiddetto Sarrismo).

Le pagine conclusive regalano un incontro faccia a faccia con il tecnico azzurro (probabilmente solo immaginario). Nel finale lo stile di scrittura cambia, si stacca dal resto dell'opera. È ragionevole pensare che sia stato realizzato tempo dopo, senza avere quasi parentela con tutto ciò che si legge in precedenza.

Il testo per intero di pag. 76 del libro.
Il testo per intero di pag. 76 del libro.

CONCLUSIONE

Un libro che ha comunque i suoi punti deboli. Si pone, soprattutto nelle prime pagine, con toni fortemente ironici, per fortuna senza mai cadere nella “macchietta”. Ma il vero difetto è che, in certi frangenti, sembra prendere la strada facile della polemica, della “chiacchiera da bar”.

Ad esempio, come quando si sofferma sul “maiale”, Gonzalo Higuain, passato dalla parte del nemico chiamato Juventus, perdendo quel senso critico ed equilibrato presente in gran parte dell’opera.

Un atteggiamento giustificabile dal fatto che l'autore non smette di essere tifoso neanche per secondo, portando con sé, in scia, tutti i difetti del caso. Una strada dalla quale comunque Danilo Cappella riesce ad uscire sempre nel momento giusto, tornando nel proprio binario, continuando a marcare il focus.

Una lettura leggera e veramente piacevole, ma adatta ai solo appassionati. Un volumetto quindi, fatto per un pubblico settoriale. Difficile infatti per quei lettori che non hanno mai vissuto in certi ambienti (come uno stadio gremito), capire quel senso di appartenenza che l’autore tiene a contrassegnare con forza, dalla prima all’ultima pagina. Che dire? Peccato per loro!

Non c'è niente che ti ripaghi dei sacrifici che fai per la tua squadra, dicono i più. Dipende, ragazzi, dipende. Se vivete il calcio da spettatori, allora non posso far altro che essere d'accordo con voi. Ma se lo amate, se è il calcio a vivere in voi più di quanto voi viviate in esso, non c'è niente da ripagare, da compensare. L'amore merita di essere vissuto anche quando non ricambiato. Perché la sofferenza, la tristezza, la rassegnazione, sono sensazioni che vale sempre la pena di vivere. Perché se non hai mai vissuto momenti così, non capirai mai la gioia fino in fondo quando la vedrai dianzi ai tuoi occhi.
Danilo Cappella.
Danilo Cappella.

INFO AUTORE

Nato a Napoli, classe 1988, Danilo Cappella si è laureato in ingegneria aerospaziale all'Università Federico II. Appassionato di lettura, viaggi e malatissimo tifoso del Napoli, ha conciliato tutte questo cose in Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto, suo primo e finora unico libro. Cappella esercita anche da giornalista, scrivendo su alcuni blog online sempre della sua squadra del cuore. "Membro onorario, per scelta, della setta degli insonni, portatore sano di ansia pre-partita. L'amico ideale da avere accanto. Tranne quando il Napoli perde. In quel caso, è meglio lasciarlo stare", si legge sulla sovraccoperta della sua opera.

UN ATTIMO PRIMA DELLA FELICITÀ

Una piccola postilla doverosa, giusto per concludere in bellezza (seppure il ricordo può essere in parte amaro). Stavolta facciamo parlare direttamente le immagini. Anche perché, nonostante la "juventinità", i brividi, debbo ammetterlo, in quell'occasione sono venuti pure a me.

Dries Mertens, servito da Hamsik, sta per siglare il vantaggio nella notte del "miracolo mai avvenuto".
Dries Mertens, servito da Hamsik, sta per siglare il vantaggio nella notte del "miracolo mai avvenuto".

Insomma, bisogna veramente aggiungere altro?

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