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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia 34: "Il fascino del male a puntate".

La rivoluzione di Netflix e la serie tv "Narcos", l'ultimo album de Il Teatro degli Orrori e "L'essere e il nulla" di Sartre.

Pubblicato il 29 ottobre 2015

Dal 22 ottobre Netflix è disponibile anche in Italia. Già possiamo immaginare il momento, non troppo lontano, in cui un ragazzotto più giovane si avvicinerà a noi, chiedendoci: "Che significa che un programma inizia alle 20?", oppure parafrasando una perla di De Andrè: "in anticipo sul tuo stupore, verranno a chiederti del nostro..." vecchio palinsesto.

La TV via Web infatti dà accesso allo streaming istantaneo di serie, film e documentari, mandando in soffitta il palinsesto di progammi, come è stato concepito finora.

Netlix ad esempio, permette la fruizione di contenuti da tv, tablet, smartphone, consolle per videogiochi e computer.

Il pezzo forte di Netflix sono le serie tv: sono venti quelle nuove già pronte, mentre una trentina saranno disponibili dal prossimo anno.

Tra i titoli più interessanti ci sono Narcos, che racconta la storia del narcotraffico negli anni ’80; la serie di fantascienza Sense8 dei fratelli Wachowski (quelli di Matrix), Grace and Frankie con Jane Fonda; Daredevil, sull’omonimo eroe dei fumetti e poi c’è Marco Polo, produzione che parla molto italiano.

Finora Netflix conta 69 milioni di abbonati in oltre 50 paesi. Il suo fondatore, Reed Hastings, ha raccontato di essersi convinto a iniziare l’avventura di Netflix perché si era reso conto di essere in ritardo con Blockbuster per la riconsegna di un film e che, a quel punto, doveva pagare ben 40 dollari di penale. Secondo lui il modello ad abbonamento è quello più adatto in questo momento storico, per cui qualunque persona inizia a pagare e poi decide quando guardare ciò che le interessa.

Un po’ come quando compri un libro e poi decidi quando leggerlo, no?

Torneremo sui modelli di fruizione alla fine dell'articolo, con una riflessione anche sul "nostro tempo rubato".

Ora Intertwine Consiglia pt.34: "Il fascino del male a puntate" inizia con Narcos, serie televisiva trasmessa proprio da Neflix.

Narcos è una serie in dieci episodi che racconta la storia di Pablo Escobar, il re del narcotraffico colombiano che spadroneggiò in tutto il continente americano negli anni ‘80.

Narcos racconta la vita di Pablo Escobar, la sua ascesa e il suo regno, ma lo fa da un punto di vista esterno, quello dell’agente speciale della DEA Steve Murphy (Boyd Holbrook),

Così mentre Escobar si trasforma da contrabbandiere di merci a grande capo dello smercio di droga, l’agente Murphy prende moglie e bagagli e da Miami si trasferisce a Bogotà per essere in prima linea nella guerra alla droga lanciata dal suo presidente, Ronald Reagan.

La serie è composta da 10 episodi in cui si ha la sensazione di ritrovarsi alle prese con un lungo documentario che narra la nascita di Pablo Escobar e del suo impero, alternando immagini reali ad una narrazione romanzata.

La storia ha un potenza innegabile ed Escobar, piaccia o meno, è un personaggio di grande fascino.

Escobar era l’uomo dai mille piani e imprese, con una profonda conoscenza dell’intera Colombia. Sapeva tutto di tutti, soldati e ufficiali, narcotrafficanti e politici, giornalisti e scrittori. Sapeva tutto di tutti e ne approfittò per colpirli, corrompendo o peggio uccidendo senza nessuna esitazione, mai.

Parliamo di un personaggio, scaltro, furbo, con cui gli agenti segreti americani sono dovuto scendere più volte a patti.

Allora il punto su cui riflettere di fronte a personaggi come questi è un altro:

il modo in cui si decide di utilizzare la propria intelligenza.

Che cose se ne vuole fare? Perché si decide di stare da una parte piuttosto che dall'altra?

Qualcuno potrebbe vedere nella storia di Escobar, la più paradossale delle situazioni kafkiane.

Pablo Escobar, e questo si vede bene nella serie, non è solo l'impersificazione del male, l'icona del narcotraffico che fa abbattere l'aereo del volo Avianca 203 causando la morte di 110 persone, per ucciderne in realtà una sola: il presidente della Colombia, che doveva viaggiare in quell'aereo, ma che poi non vi salì, salvandosi.

Escobar è l'uomo in grado di scrivere la propria storia e dopo tante avventure, riuscire a giungere al suo lieto fine, seppur con un compromesso. Escobar infatti viene arrestato, ma è lui a decidere dove essere imprigionato, e lui sceglie come e dove costruire la sua prigione, che poi sia una villa di 200 mq in cui le altre persone non potevano entrare.

La sua fu, in pratica, una prigionia in casa.

Escobar fu capace di farsi arbitro della propria punizione rendendola lieve, rispetto a quella che realmente gli spettava, tramutandola in una messa in scena da romanzo, scrivendo in prima persona la fiction di cui è protagonista.

La promessa di Escobar a suo fratello, “voglio liberare la Colombia”, rimane una promessa vuota.

Sconfitti i terroristi “rossi”, il capo del cartello di Medellín non si è fermato davanti a niente e a nessuno, accecato dalla fama e dalla voglia di alimentare la sua stessa leggenda.

Senza voler "mitizzare" Pablo Escobar, bisogna ammettere che Narcos è una storia potente e una delle grandi serie della nuova stagione, da guardare senza dubbio. Dove? Su Netflix.

Il nostro intreccio continua con Il Teatro degli Orrori e il loro ultimo disco.

Copertina de Il Teatro degli Orrori.

Il Teatro degli Orrori è una delle realtà di punta della nuova scena alternative-rock italiana.

Questa band è composta da Pierpaolo Capovilla, (cantante e frontman), dal poliedrico Giulio Ragno Favero, da Gionata Mirai (chitarrista) e da Francesco Valente (batterista), e per loro quest'album si pone un po' come un ritorno alle origini.

E' per questo motivo che hanno deciso di dargli lo stesso nome del gruppo: Il Teatro degli Orrori, appunto.

In quest'album sono presenti dodici pezzi che sono tanti pugni in faccia. Pugni che fanno male perché raccontano di una triste realtà:

l'Italia di oggi, che immobile, non cambia.

Ma questo è un album anche impegnativo, che per essere compreso comporta molteplici ascolti, leggendo i testi libretto e guardando le foto.

Il tema che in qualche modo ritorna in tutto il disco è quello del lavoro, a partire dal primo singolo: Lavorare stanca.

E' un pezzo sul lavoro che opprime, sulla violenza che esso rappresenta nella vita delle persone, costrette a spenderla in ufficio, in fabbrica o alla cassa del supermercato, pur di arrivare alla fine del mese senza troppi patemi d’animo, anche se alle volte nemmeno basta:

"sarebbe fantastico non dover rincorrere la fine del mese ogni Santo giorno..

lavorare stanca, lavorare uccide..

lo sanno tutti che in Finmeccanica i soldi veri li fanno con le armi e

noi qui ad amare i nostri bambini ma che senso ha.."

Il Teatro degli Orrori.

Il loro è un viaggio complesso, pieno di rabbia e disincanto, in cui trova spazio anche una lettera aperta al Partito Democratico, che ne Il lungo sonno sembra dire: “senza accorgermene sono diventato di destra”

In "Disinteressati e indifferenti" si parla di giovani. Il pezzo inizia con una citazione famosa "uno su mille ce la fa", ma poi si legge chiaramente una società in cui i giovani si dedicano solo a una vita di piaceri, in primis a "sniffare".

Si parla anche di episodi tristmente noti alla cronaca, come la tragedia dei migranti in Una donna recita:

“Ma guarda, li vedi, amico mio sono profughi, scappano da morte certa e noi qui a farci i cazzi nostri, e tu, donna, la bellezza del tuo sorriso parla del tuo coraggio la sua dolcezza è una bandiera".

Questa è l'unica canzone che nel libretto è senza testo. Al suo posto c’è la foto di una ragazza yazida di quattrodici anni in fuga dall’Is con quello che resta della sua famiglia, e un kalashnikov.

"In questa foto c’è la contemporaneità. Non parla solo del dramma dei profughi, di questa incredibile migrazione. Parla anche di noi, dei nostri egoismi, della nostra indifferenza. Per questo ho messo solo l’immagine: il testo è quella ragazza”.

Una donna.

Quella descritta nel disco è una società quasi senza speranza, dove però rimane un raggio di luce offerto da “Una giornata al sole”, la ballata rock che chiude il disco:

"Che bella cosa una giornata al sole, finalmente vivere un po' i miei desideri.

Non chiedo tanto, vorrei soltanto il tuo sorriso, lo voglio grande così..."

Il Teatro degli Orrori sono a Napoli, alla Casa della Musica, venerdì 30 ottobre. Per tutti gli interessati, ecco le date del loro tour.

Chiudiamo il nostro "intreccio"con "L'essere e il nulla" di Jean-Paul Sartre.

Come mai questo libro? Due motivi fondamentali.

Una riflessione sul male, non più prescindere da un approfondimento sulla condizione umana in generale, e poi, diciamolo chiaramente, a noi piace accostare mondi diversi tra loro.

Con "L'essere e il nulla" di Sartre entriamo nel puro "esistenzialismo", argomento che di certo non possiamo trattare in modo esaustivo in questa sede, ma per chi vuole approfondire il tema, vi consigliamo l'originale analisi di Gianluca Manca in Sometimes i feel so deserted.

Alcuni punti vanno però approfonditi anche ora.

Quello di Sartre è un discorso sull'essere, che riprende la fenomelogia di Heidegger e non è affatto semplice.

Ma, per portarlo avanti, dice Sartre, bisogna distinguere il "fenomeno d'essere" dall'"essere del fenomeno".

Secondo la fenomenologia bisogna distinguere la manifestazione in quanto tale, che è il "fenomeno d'essere", e ciò da cui il fenomeno scaturisce, ossia l'"essere del fenomeno". Il "fenomeno d'essere" pertanto rimanda sempre all'"essere del fenomeno", come alla sua condizione, come al suo fondamento.

L'uomo esiste in quanto "essere", perché venuto al mondo nella realtà materiale del proprio corpo.

L'universo in cui ci muoviamo è materiale e la coscienza è in uno stato di coabitazione con il suo corpo materiale (l'essere), ma non ha alcuna realtà obiettiva; è nulla ("nessuna cosa").

La coscienza ha l'attitudine di concettualizzare le possibilità, e di farle apparire, o di annichilirle.

"L’essere è. L’essere è in sé. L’essere è ciò che è.

Ecco i tre caratteri che l’esame provvisorio del fenomeno ci permette di attribuire all’essere dei fenomeni".

La coscienza è il nulla, essa fonda se stessa in quanto nega un certo essere o una certa maniera d’essere. In primo luogo essa nega l’essere in sé. Il senso della realtà umana è quindi la nullificazione e la mancanza d’essere.

Ne è esempio il desiderio, che si esprime come mancanza dell’essere che si desidera. Se l’essere in sé è, per suo conto, completo e pieno, per la coscienza è invece mancante di qualcosa.

Un quarto di luna (considerato come essere in sé) è completo, ma per la coscienza è mancante di qualcosa.

E per voi?

Illustrazione di Maike Plenzke.

La coscienza si aspetta e pretende ciò che non è. In ciò sta il suo potere nullificante. La realtà umana è costituita da possibili che in quanto tali non sono. Sartre dice: «Il possibile è ciò di cui manca il per sé per essere sé».

Quindi manchiamo sempre di qualcosa?

In questa riflessione si pone anche la libertà.

L’uomo è libero perché vive nell’ambito del possibile e non del necessario. La libertà esiste in quanto progetto fondamentale e scelta originaria, ma fin dove si può spingere la libertà di un uomo?

Per Sartre fino al suicidio, quando, ad esempio non vuole partecipare ad una guerra. E per voi?

Oppure come diceva il poeta di Così parlò Bellavista: "A libertà, a libertà, pure o' pappagallo, l'adda pruvà".

Una riflessione sui consumi e sul "nostro tempo".

In un'epoca in cui è sempre più forte la spinta alla personalizzazione dei prodotti e dei consumi, è inevitibile che ciò coinvolga sempre più anche i cosìddetti "prodotti culturali".

Il consumatore/utente, con le sue esigenze e bisogni, assume un ruolo sempre più centrale nella definizione dell’offerta delle aziende ed è normale che i consumatori stessi siano sempre più consapevoli dell’importanza che rivestono e della capacità che hanno di influenzare la strutturazione di prodotti e servizi. Ma la domanda che viene è un'altra.

Con la tv in streaming si realizza davvero una grande novità?

Secondo noi si. Vediamo il perchè.

Se è vero infatti che da sempre, una volta acquistato un disco, un libro o la videocassetta di un film, poi era possibile decidere quando "consumare" liberamente quel prodotto, è anche vero che entrano in gioco altre variabili, tra cui due fondamentali:

1) la quantità di titoli (prodotti) è praticamente illimitata (merito anche della rivoluzione digitale);

2) la logica dell'accesso sostituisce quella del possesso, per cui oggi è possibile avere a disposizione migliaia (milioni?) di titoli senza possederne alcuno. Concetto chiave della sharing economy.

Relativity by M. C. Escher.

Come spesso accade, il nostro argomento di partenza ("Il fascino del male a puntate") non è altro che un modo allargare la riflessione a più ambiti.

Così partendo dalla rivoluzione di Netflix, capiamo bene che i modelli di fruizione di tutti noi sono sempre legati al tempo che abbiamo a disposizione.

Il Teatro degli Orrori, con la riflessione sul mondo del lavoro e la critica alla società attuale continuano e approfondiscono quella tematica, fino ad arrivare a Sartre e alla sua riflessione sulla condizione dell'essere umano in generale.

Quali spunti di riflessione ti ha offerto quest'articolo?

Ti ha portato a riflettere sul rapporto Bene/Male o sui personaggi che, ambigui, si sono posti su una linea di confine?

Oppure hai mai pensato allo sviluppo della tecnologia digitale? Al fatto che oggi c'è un'offerta di prodotti praticamente infinita, cosa impensabile qualche anno fa, quando il palinsesto era solo quello offerto dei canali "tradizionali" (RAI + Mediaset).

Forse però la riflessione più importante da fare è un'altra:

Il tempo che concediamo a noi, alle nostre passioni e soprattutto alle persona a noi vicine... basta davvero?

Perché se è vero che "chi si ferma è perduto" è anche vero che

"si perde tutto, chi non si ferma mai".

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