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Una storia di Steviej

Il Fiore Che Non Voleva Crescere

Riconoscere l'amore autentico

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Pubblicato il 03 agosto 2018 in Storie d’amore

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Il Fiore Che Non Voleva Crescere



Amando la vita in ogni sua più piccola manifestazione, guardavo qualsiasi creatura e ogni dettaglio come nient’altro che la riprova di un incanto e di una meraviglia del creato a cui avevo l’immensa fortuna di assistere.

Così vagavo un giorno per valli e ripidi cammini tra smisurate distese erbose, pervaso da un indomito e innato desiderio di amare ogni cosa, quando mi imbattei in un profumo così intenso, fine e soave da deliziare le mie narici e tale da catturare la mia attenzione e lasciarmi improvvisamente impietrito.

La mia curiosità fu enorme, e scrutando attentamente i dintorni tra le foglie e il verde intenso, mi chiesi che cosa fosse capace di suscitare in me una simile attrazione. Mi girai così intorno alla ricerca della sorgente di tali magnifiche sensazioni, e vidi uno spettacolo della natura senza eguali. Lì, tra altri arbusti e fili d’erba radi e di un verde acceso, svettava esuberante e variopinto, un bellissimo fiore dai colori intensi e brillanti.


Irrimediabilmente attratto, mi avvicinai colmo di ammirazione, e un desiderio tanto forte cresceva in me invitandomi a toccarlo, a coglierlo e a dirgli anche solo a parole quanto avrei desiderato realizzare il sogno di staccarlo da lì, pur con tutta la mia delicatezza, per portarlo nella mia intimità e starci insieme ogni minuto, beandomi della sua bellezza e di quel suo profumo delicato finché fosse stato possibile.

Ma con tanta difficoltà dovetti resistere a quella egoistica tentazione, un po' per rispetto verso di lui, un po' perché in fondo era bello e in qualche modo appagante anche solo guardarlo, e se l’avessi colto o anche solo toccato, sarebbe potuto appassire in poco tempo.


No, non gli dissi quello che sarebbe piaciuto a me, e non lo toccai. Tacqui i miei desideri interessati e di possesso.

Scelsi invece di fare altro. Estasiato dal suo fascino magnetico e sfiorato dalla sua delicatezza, decisi coraggiosamente di rispettarlo, di dedicarmi a lui e di curarlo, e iniziai così a fargli visita.

Tutti i giorni liberavo del tempo per percorrere nuovamente quella strada per arrivare da lui. E ogni giorno cercavo di guardarlo da altre prospettive e di apprezzarne ogni sfumatura di colore e ogni profumo per coglierne di più la pura essenza, per beare la mia mente di ciò di cui era fatto ed i miei occhi di ciò che era capace di animare una siffatta bellezza.

Ogni singolo giorno portai acqua, complimenti e un sorriso pieno di vita e d’amore a quel fiore, la cui sola esistenza mi dava gioia.

Non so se e cosa pensasse in realtà, ma io non potevo fare a meno di manifestargli il mio affetto e il mio interesse. C’era qualcosa in lui che aveva un potere attrattivo su di me, quasi magnetico e il mio desiderio di dargli attenzioni traboccava oltre ogni limite e cresceva ogni giorno di più.


Così, spinto da un’energia invisibile, ogni dì, ogni singola giornata, per settimane e finanche per mesi, incurante del tempo e di qualsiasi sforzo, ero a portargli acqua, cure, attenzioni e gioia, solo perché adoravo farlo, ricevendo in cambio quello spettacolo della natura che da solo era in grado di alimentare la mia volontà di tornare da lui. Non C’era altra spiegazione.

Poi un giorno quasi per caso mi accorsi di qualcosa che accrebbe il mio interesse e che mi restituì soddisfazioni a cui non avevo ancora mai ambito.

Non so se la cosa avesse già iniziato a verificarsi o se quello fosse in realtà il primo giorno in cui accadeva. Di fatto mi accorsi che quel fiore cominciava ad emanare un profumo più intenso del solito. Era strano, e più volte mi ritrovai a pensare che fosse solo una falsa impressione o un’invenzione della mia fantasia che, si sa, può giocare sovente brutti scherzi.


Ma non era affatto la mia fantasia, era verità: quel fiore, se mai possibile, era ora ancora più bello, brillante, rigoglioso e profumato di sempre.

Per me era un segnale fortissimo e se prima non me ne ero mai accorto, quella piantina delicata e stupenda sembrava mostrare apprezzamento per il mio interesse e in qualche meraviglioso modo ricambiava le mie attenzioni. Gli piacevo e sembrava quasi che dicesse: “Non mi sono mai sentita così apprezzata e desiderata da nessuno in vita mia!”

E’ inspiegabile a dirsi con le sole parole, ma quando recepii questo messaggio, per me fu una sorta di giubilo, un tripudio e un’estasi.


Mi prese una sorta di raptus d’amore, volevo toglierlo via di lì, trapiantarlo altrove e dargli un vaso enorme tutto per se, metterlo nel mio giardino per innaffiarlo e curarlo di più e meglio per tante e tante più volte al giorno. Pensavo di dedicargli uno spazio tutto suo al mio fianco per non abbandonarlo mai più, neanche per un momento, e per far sì che si sentisse sempre più desiderato e apprezzato.


Non stavo più nella pelle e avrei voluto dargli tutte le mie attenzioni e molto altro ancora, amandolo dal più profondo del cuore. In quel momento desiderai di crescere insieme con lui e con lui al fianco per permettere anche a lui e al suo amore di crescere.

Mi feci coraggio e provai quello che non avevo ancora mai fatto. Provai a sfiorarlo e ad accarezzarlo per mostrargli tutte le mie migliori intenzioni, con tutta la dolcezza di cui ero capace.


Ma nonostante le mie più nobili intenzioni e i miei tentativi, quel fiore reagì in un modo che mi spiazzò completamente. Fu dolce, calmo e sereno, ma allo stesso tempo fermo come non mi sarei mai aspettato. Non si fece toccare, e anzi, una sorta di barriera invisibile ma tangibile, sorse improvvisamente a sua difesa e ne mascherò per un discreto lasso di tempo sia il profumo che la brillantezza.


Provai ancora e diverse volte con tutta la mia tenerezza a carezzarlo delicatamente, ma a nulla servì, perché ogni volta quella barriera invisibile si ergeva come un’arma intorno a lui, come se invisibili sentinelle, percepissero l’avvicinarsi di una potenziale minaccia, ponendo in atto rigide misure di protezione nei riguardi di un’infinita ricchezza da salvaguardare.


Più volte mi chiesi se o a chi sarebbe stato mai concesso il privilegio di godere da vicino del contatto con una tale fortuna, ma la mia domanda non ebbe ovviamente mai risposta.


Cercai tante e più volte e a più riprese di far capire a quella creatura bellissima che la mia vicinanza non poteva e non avrebbe mai dovuto essere interpretata come una minaccia, che avrebbe potuto aprirsi e donarsi a me senza problemi, perché il mio amore era sincero e che avrei solamente desiderato il suo bene, ma a nulla servì ogni mia manifestazione di avvicinamento che venne sempre serenamente ma categoricamente rifiutata.

Il messaggio era chiaro: il fiore voleva restare lì, coerente con se stesso, e sempre nello stesso posto e non avrebbe voluto crescere che libero da qualsiasi condizionamento, senza spostarsi mai ne’ chiedere mai niente a nessuno.


“Non gradiva più le mie attenzioni?”, mi chiesi.

No, tutt’altro, le gradiva eccome!

E ogni volta che ero da lui, che gli provavo il mio attaccamento e che gli davo le mie attenzioni, lui mostrava sempre di gradire molto e incondizionatamente la mia presenza.

Allora un giorno mi feci coraggio e superato l’imbarazzo dell’assurdità, cercai di parlargli.

“Voglio il tuo bene. Togliendoti questo scafandro di dosso e cambiando aria crescerai, i tuoi piccoli rami diventeranno più forti e ti riempirai di tanti più fiori. Se ti lascerai andare sarai ancora più profumato, ti sentirai amato e apprezzato ancora di più di adesso…e per di più proverai l’infinita gioia di amare e gioirai a tua volta sempre di più. Non è ciò che desideri?”


Nulla! Da quel dialogo unilaterale, non ricavai assolutamente nulla.


Aveva sofferto molto in passato, immaginai, le brezze più rigide dovevano averlo piegato e avergli spezzato i suoi piccoli ramoscelli odorosi, poverino, facendogli perdere molte foglie, arrecandogli tanta sofferenza e lasciandolo un po’ intorpidito, tanto da dargli la convinzione di dover aspettare ancora per riprendersi del tutto.

Così restava convinto che rimanere dov’era, avrebbe comportato minor dispendio di energie e minor sofferenza. Un cambiamento in fondo, sarebbe stato troppo per lui così abituato a restare sulle sue, in un mondo che in qualche modo si era costruito a totale protezione dalle intemperie e da un ambiente esterno rigido e spesso ostile.


Ma la cosa strana era che gradiva le mie visite, come fossero portatrici di un messaggio di novità e di pace interiore dal quale si sentiva attratto, ma che forse non era ancora pronto a seguire.

Capii anche che avrebbe continuato a gradire le mie attenzioni ma solo ed esclusivamente nel modo in cui gliele avevo fino a quel momento date, e in nessun altro modo, e in nessun'altra maniera l’avrei mai spostato da lì e dalle sue convinzioni, fintanto che non avesse deciso autonomamente se e quando farlo.


Quanto tempo sarebbe dovuto trascorrere prima che quel fiore tenero e stupendo si fosse sentito pronto non mi era purtroppo dato saperlo. Forse avrei dovuto avere solo pazienza. Quanta pazienza? Tanta, tantissima, forse infinita.

Riflettendo su queste cose, mi venne istintivamente un moto di tristezza interiore e cominciai a pensare di lasciarlo per sempre lì dov'era e andarmene per la mia strada, anche se per me quel fiore era una sorta di ossigeno senza il quale non potevo stare.


Quando ero assente per un po’ e poi ritornavo lì, era perché proprio non riuscivo a farne a meno, ne avevo bisogno e il bello è che per lui era sempre come il primo giorno. Si, all'inizio si stupiva un po’ della mia assenza, ma poi reagiva ogni volta in modo positivo, senza rimpianti ed era perennemente contento di rivedermi. E questo riempiva davvero di tanta gioia anche me.

Non sapevo proprio più cosa fare. Amavo qualcosa che non voleva venirmi incontro in nessun modo. Quel fiore era contento così e sembrava addirittura fosse pronto a vivere il resto della sua vita continuando in quel modo: io da lui, lui in attesa di me.


Mi arrovellai alla ricerca di una soluzione che gli potesse concedere il bene di cui aveva bisogno per vivere meglio e di cui mi sembrava si privasse solo per quelle che parevano nient’altro che sue convinzioni limitanti.


Poi un giorno capii una cosa molto importante, che mi era da sempre stata sotto gli occhi ma della quale non mi ero ancora avveduto.

Compresi che tutto quello che stavo pensando e facendo con tanta lena, anche se animato dai migliori propositi, era in realtà imporgli un cambiamento. E qualunque cambiamento gli avessi imposto, non sarebbe stato altro che un mio desiderio egoistico, un’azione forzata nei suoi confronti e per lui indesiderata.


“Ma io voglio farlo stare meglio!”, pensavo! Si, ma era solo il mio volere, e, triste a dirsi, questo non aveva importanza.


Perciò avrei dovuto smetterla di cercare di cambiarlo.

Così mi feci questa domanda:

“Ce l’avresti il coraggio di rispettare quel fiore fino in fondo, anche se ha deciso di non crescere e di privarti della possibilità di influenzargli la vita nel bene o nel male che sia?”


Ma la risposta che mi diedi non mi piacque. Quel coraggio in fondo io non l’avevo proprio e continuare in quel modo per me era davvero troppo.


Così mi ritirai pian piano e anche se mi dispiaceva da morire, cominciai a pensare un po’ più a me e meno a lui.

Fargli visita richiedeva per me uno sforzo grande ogni volta, ma non ci avevo ancora mai fatto caso, preso com'ero nel vortice dell'amore che provavo per lui.

Da quel momento cominciai a far caso anche a tante altre cose che avevo semplicemente trascurato per dedicarmi a lui. Notai mio malgrado che l’impegno, l’energia, il tempo che quel fiore assorbiva erano fatti di numeri consistenti che a stento ebbi anche la forza di appuntare su qualche pezzo di carta.


Soffrivo a quantificare certe cose, il tempo donato, quel desiderio fisso di averlo con me, quello di chiamarlo, di cercarlo, di dargli amore e di sognarlo ogni giorno.

Soprattutto mi faceva male realizzare che a tutte quelle cose non corrispondeva in risposta un solo piccolo passo verso i miei desideri di farlo crescere perché non capivo ancora quel suo modo di essere.

Perso in queste riflessioni, mi ritrovai come un pazzo a sognare e a sperare di condividere realmente i miei pensieri con lui, rendendolo partecipe di un dialogo e di una condivisione di vedute a dir poco assurda ma, come c'era da aspettarsi, mi ritrovai ben presto tutto da solo a dover decidere come comportarmi.


“Certo, che cosa gretta sto facendo!"

Arrivai a dire.

"Che cosa materiale è ridurre l’amore versato liberamente ad una mera manciata di numeri!”


E anche se a ben guardare, una semplice legge di conservazione dell'energia mi imponeva di leggere e interpretare quei numeri, in realtà non ne fui capace.

Pensai che una manifestazione d’amore spontanea, è amore ed è qualcosa di troppo e infinitamente più grande, bello e importante di qualche misero calcolo disseminato qua e là.

Lì per lì mi vennero anche in mente alcune parole famose: “L'amore è paziente, è benigno; non è invidioso, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L'amore non avrà mai fine."


E mi restò impressa la frase “…si compiace della verità.”

Già, ma qual era la verità?

La verità era una sola, ed era che mi mancava terribilmente quando non c’era, semplicemente perché avevo bisogno di amarlo.

Gettai tanti fogli all'aria e mi sentii più libero.


Così, proprio quando ero ormai sul punto di sentirmi vinto, quando stavo pensando di abbandonarlo per sempre a se stesso e alla sua vita, cedendo alla sua volontà e ritirandomi di buon grado in disparte, ecco invece che l’amore incondizionato per lui mi spinse a fare un gesto importante, il più importante, quello che neanche io stesso mi sarei mai aspettato di fare: rispettare la sua volontà, qualunque essa fosse, che mi piacesse o meno.


Pensai che l’amore non può finire e che il comportamento di quel fiore stupendo, per quanto misterioso ai miei occhi increduli, avesse le sue origini nelle vere e più intime ragioni di un cuore dolce e delicato di cui madre natura l’aveva dotato, ragioni che avrei potuto capire solo col tempo.

Così decisi.

Decisi con tutto l’amore che avevo per lui di lasciarlo libero, completamente e definitivamente libero di pensare e di essere quello che voleva essere senza alcuna costrizione, ne’ condizionamento da parte mia.



Fu solo allora che il mio amore per lui si completò e divenne autentico.


Un vero amore non avrebbe potuto essere sincero diversamente, ed è solo così che in realtà avrei voluto e potuto amare per sempre quel fiore.


“Ti voglio libero, sereno e pieno di vita!”, pensai. “Voglio apprezzarti ed amarti per come sei, vero, bellissimo e sciolto da qualsiasi vincolo che potrebbe intaccare la tua felicità. Libero di decidere cosa fare della tua vita se e solo quando sentirai che è il momento di farlo, mai un attimo prima, né un attimo dopo!”


Scelsi così la cosa più importante e difficile: trovare il coraggio di amarlo per come era, libero, continuando a mostrargli il mio amore fin quando me lo avesse concesso. Solo in tal modo, avrei potuto comprendere il mistero più grande, le ragioni straordinarie del suo essere meraviglioso e libero, che divennero da quel momento in poi ragioni di vita anche mie, insieme al desiderio di scoprire quanto di più bello custodiva gelosamente il suo cuore.


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